Tu sei qui: Portale » Referendum Lodo Alfano » Articoli » Prudenza e referendum contro il lodo Alfano

Prudenza e referendum contro il lodo Alfano

Alcuni dei partiti che stanno all’opposizione, dentro e fuori dal parlamento, non appoggiano la raccolta firme per richiedere il referendum abrogativo della legge sull’immunità delle alte cariche dello Stato (lodo Alfano). Non la appoggiano, nel caso del PD, perché sono convinti che schierarsi apertamente per l'abrogazione del lodo potrebbe portare piu' danni che vantaggi qualora il referendum non dovesse raggiungere il quorum. E nel dare questa motivazione si rifanno ad una dichiarazione del presidente Scalfaro, dei primi di agosto, che invita alla prudenza anche in considerazione di un eventuale successivo referendum costituzionale che potrebbe risentire di un cattivo esito di quello sul lodo Alfano.

Anna Finocchiaro precisa anche che preferiscono lasciare che sia la Consulta a pronunciarsi. Premesso che lo stesso presidente Scalfaro, il 27 agosto scorso alla festa democratica nazionale di Firenze, ha detto chiaramente che il lodo Alfano non può passare perché lede il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e se si molla su questo si avvia un processo irreversibile, si impongono una serie di considerazioni.

La prima è che di fronte ad uno sfregio così grave della prima parte della Costituzione, di un principio che è fondamenta dello stato di diritto, non si può che rispondere fermamente e tempestivamente con gli strumenti democratici in nostro possesso: appunto il referendum. Non ce n’è un altro per i cittadini. C’è chi ha dato la vita per questa Costituzione e la sua difesa non può essere esercitata con un calcolo a tavolino sulla convenienza o meno di rigettare una legge che è pietra tombale della democrazia. Ad una certa azione deve corrispondere una reazione uguale e contraria, altrimenti non c’è equilibrio.

E si può forse aspettare a primavera quando la Consulta si pronuncerà? Di fronte all’abominio compiuto bisogna subito gridare un no corale e con l’eco perché certi principi non si possono toccare, non l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge! Dirlo più avanti non avrebbe senso: la legge va bloccata subito, anche col rischio, forse fondato, di non raggiungere il quorum.

Quello che conta è non far passare il principio che un delinquente comune possa sfuggire alla giustizia perché ricopre una delle alte cariche dello Stato, grazie ad una legge che si è fatto da sé per rimanere impunito, votata da un parlamento costituito da suoi dipendenti da egli stesso nominati, grazie ad una legge elettorale fatta su misura per la sua coalizione, per tagliare fuori dal parlamento una fetta degli oppositori e riempirlo con portaborse stipendiati con gli enormi profitti ottenuti governando il paese e ingrassando le sue innumerevoli imprese (a partire dalla prima esperienza di governo in cui è riuscito, in pochi mesi, a ripianare il grosso deficit della sua impresa televisiva, grazie alla quale ha ottenuto il potere e lo ha mantenuto dal 1994 ad oggi).

Il timore di non raggiungere il quorum di un referendum che si svolgerà solo nel 2010, dopo quasi 2 anni che la legge sarà attiva, non è ragione sufficiente per rimanere inermi di fronte a tanto scempio e farlo diventare prassi consolidata. Ma poi un’altra riflessione si impone: e cioè che fine hanno fatto i referendum vinti? Pensiamo a quello sul finanziamento pubblico dei partiti: rifiutato dai cittadini e reintrodotto dai parlamentari. Oppure all’ultimo referendum costituzionale del giugno 2006, che ha visto la partecipazione di un numero rilevantissimo di cittadini che l’ hanno organizzato, sostenuto e votato.

La netta maggioranza con cui il popolo sovrano ha rigettato la pessima riforma del governo Berlusconi non ha impedito a Veltroni, a pochi giorni di distanza dall’esito referendario, di ritirare in ballo il presidenzialismo e l’elezione diretta del premier. Non contento, lo stesso Veltroni, una volta incoronato leader del nascente PD, ha avuto parole di apprezzamento per la riforma costituzionale berlusconiana, bocciata dai cittadini, ed ha assicurato pieno sostegno al leder dello schieramento avversario per scempiare insieme la Carta alla faccia di chi l’aveva difesa vincendo il referendum (con il risultato di riesumare la salma di quel leder che sembrava ormai morto e sepolto e rimetterlo in corsa per una fulgida vittoria).

Allora mi chiedo se serva vincerli i referendum oppure anche solo metterli in piedi creando un vasto movimento di protesta, esteso sul territorio, in grado di informare i cittadini e di raccontare loro ciò che le TV di regime non dicono. Raccogliere le firme significa anche fare opposizione e, soprattutto, informazione, l’unica possibile nel terzo millennio.

Azioni sul documento
Travaglio - Servizio P. 9/02/2012

Perché non scoppia la rivoluzione?

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Clicca sulla vignetta per ingrandire