Lettera di una giovane sulla manifestazione del 13 febbraio 2011

Nei
giorni successivi alla manifestazione nazionale delle e per le donne,
passando a balzi tra i telegiornali , ho ascoltato più volte alcuni
commenti del tipo: “questa è come sempre una strumentalizzazione
della sinistra per attaccare il governo…”.
Le
belle piazze italiane si sono riempite di donne. Io ho guardato mia
madre, insegnante nelle scuole pubbliche, che ha amato il suo lavoro,
che ha “servito” il nostro paese sperando in ogni ragazzo e
ragazza , perché attraverso di essi si esprimesse il futuro, anche
nelle voci inadeguate che marciano lungo i corridoi, che si allenano
a lavorare insieme. Se eroi sono i giovani che vanno a morire in una
guerra incerta, lo sono in modo diverso, nascosto, quelli che cercano
le risposte alla lavagna, lavagna che può essere muta di fronte ai
problemi di famiglia, di disagio, di valori autentici.
Ci
si sta accorgendo di una cosa che chiamano “emergenza educativa”.
Tra le numerose emergenze del nostro paese non sarà l’ultima
nelle agende dei politici di ogni colore? Di educazione si occupano
per lo più le donne, forse in modo eccessivo; troppe insegnanti
donne a scuola.
Bisognerebbe
imparare a cooperare, senza distinzioni di sesso o di pensiero,
almeno di fronte alle emergenze, ma ancor più nella quotidianità.
La storia sociale degli ultimi 50 anni è al femminile: chi ha
rischiato in prima persona alzando la voce, o trattenendo la voce,
quella voce di donne spaventate, malmenate, svergognate dai loro
carnefici, comprate nel corpo e nell’anima?
La spinta che nasceva dal movimento femminista è stata una fase straordinaria della nostra storia contemporanea. E le giovani, come i loro coetanei, hanno imparato anche dalle loro madri, ma riscoprendolo ogni volta, il valore di essere donna, di diventare donna con orgoglio e coraggio. Chi parla di strumentalizzazione in un giorno dedicato alla riaffermazione di una delle più grandi lotte di libertà, non conosce la memoria del nostro paese e non vedo come possa, in cuor suo, festeggiare il compleanno dell’Italia.


















