Sebben che siamo donne...

Una vecchia canzone di protesta, nata agli inizi del ‘900, quando prendevano piede i primi movimenti politici socialisti e comunisti ed entrata poi nel repertorio delle canzoni delle mondine, cominciava così:
Sebben che siamo donne
Paura non abbiamo,
Per amor dei nostri figli
In lega ci mettiamo...
Da allora è passato più di un secolo e le donne hanno conquistato nuovi spazi e ruoli. Non hanno avuto paura di unirsi e di lottare e per amore non solo dei propri figli, ma anche per rispetto di sé stesse, sono entrate a buon diritto nelle professioni un tempo esclusivamente occupate dagli uomini e perfino nei corpi armati dello Stato come l’esercito o i carabinieri o gli alpini. Oggi le donne sugli aerei non sono solo hostess, ma fanno anche i piloti.
Certo c’è ancora molta strada da fare, ma quella già fatta noi vogliamo ripercorrerla con voi, in questo spazio. Perché il 2011 sarà l’anno della donna e perché il 2010 ha visto parlare troppo spesso di escort, di donne oggetto, perché si sono moltiplicati in senso esponenziale i casi di violenza contro le donne e sono diventati la prima causa di morte, ancora prima del cancro e dell’HIV.
Così come nel mondo del lavoro si sta tornando indietro e si stanno perdendo le conquiste fatte in anni di lotte ( e l’accordo firmato da CISL e UIL con la FIAT di Marchionne ne è un esempio preoccupante), così anche in ambito femminile c’è un attacco alla dignità e libertà delle donne, attraverso la proposizione di disprezzabili modelli di sudditanza femminile, che vanno dalle escort, alle “veline” e alle troniste, offerti dalle tv berlusconiane e ispirati alle poco rispettose abitudini del cavaliere riguardo alle donne, e di cui i suoi party bunga-bunga sono l’esempio più deteriore e indecente.
E’ il caso di far fronte a questa oscena deriva, ricordando - soprattutto alle donne più giovani e meno istruite - chi sono, da dove vengono, quanto è stato lungo e difficile il cammino del nostro riscatto e come è invece facile perdere tutto in poco tempo.
Già la chiesa si accorda col governo per attaccare la legge sull’aborto, come ha fatto con quella sulla procreazione assistita e togliere così di nuovo alle donne il potere di decidere. Qui, in questo spazio al femminile – ma assolutamente aperto anche ai contributi maschili – parleremo di storia delle donne e di personaggi femminili che hanno davvero cambiato il nostro percorso di autoconsapevolezza.
Ma citeremo anche le frasi celebri e denigratorie più comuni sulle donne e sulla loro supposta inferiorità.
Vorremmo costruire con voi questo spazio, con i vostri suggerimenti e con le vostre storie.
Intanto oggi vi parliamo di una donna straordinaria, una combattente, una attrice e una fotografa che ha militato nel partito comunista, ha partecipato alla guerra di Spagna, ha conosciuto e frequentato le personalità del mondo culturale non solo europeo, ma mondiale negli anni 20-40: si chiamava Tina Modotti ed era italiana.

Nella prima foto la vediamo in un fotogramma di un film muto del 1920 “The tiger’s coat” (La pelle di tigre). Fra le tante cose, infatti, che fece nella sua vita, fu anche un’attrice dell’esordiente mecca del cinema californiano. Partecipò a 3 soli film, ma si fece notare per la sua mimica espressiva e personale. I film furono girati in America, dove era sbarcata seguendo suo padre.
Tina era nata a Udine nel 1896, dove era andata a scuola e aveva cominciato a lavorare in una fabbrica di tessuti, mentre aiutava suo zio Pietro Modotti, che faceva il fotografo. Anni dopo, negli USA, suo padre aprirà uno studio simile a San Francisco, arricchendo le sue conoscenze e accrescendo il suo interesse per questa forma d'arte.
Tuttavia, nel 1913, appena sbarcata in America, a San Francisco, era andata a lavorare in una fabbrica tessile. Ma nel frattempo aveva cominciato anche a frequentare l’ambiente teatrale e artistico di Little Italy, dove incontrò quello che doveva diventare suo marito: il poeta e pittore Roubaix de l'Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, con cui si unisce nel 1917 e si trasferisce a Los Angeles. E’ a questo periodo che risalgono le sue esperienze nel cinema. Ma diventa anche modella di fotografi importanti e famosi ed è così che conosce il grande fotografo Edward Weston.

Nel giro di un anno, la Modotti divenne la sua modella preferita e, nell'ottobre 1921, anche sua amante.

Sono di Weston le foto famose di Tina nuda, in cui è esaltato il suo bellissimo corpo.
Intanto suo marito Robo si era trasferito in Messico dove si ammalò di vaiolo e morì. Tina accorse al suo capezzale, ma arrivò che era già morto (9 febbraio 1922).
Nel 1923 Tina ritornò nella capitale messicana con Weston ed entrarono rapidamente in contatto con i circoli bohèmien della capitale, vivendo intensamente il clima politico e culturale post-rivoluzionario, a contatto con i grandi pittori muralisti David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Clemente Orozco, che appartenevano al “Sindacato artisti” ed erano i fondatori del giornale El Machete, portavoce della nuova cultura e, in seguito, organo ufficiale del Partito Comunista Messicano.

foto di t.modotti
E’ in
questo periodo che Tina comincia ad adoperare in modo professionale
la macchina fotografica, che comunque aveva imparato già ad usare
dallo zio Pietro e poi dal papà Giuseppe. All’inizio i suoi
soggetti sono astratti: fiori e nature morte, ma poi anche la sua
fotografia appare condizionata dalla sua impostazione ideologica.

Comunque fu certamente la sua relazione con Weston che le permise di affinare e migliorare le sue capacità di fotografa, fino a divenire un'artista di fama internazionale.
A contatto con la capacità e l'esperienza di Weston, Tina impara rapidamente tutti i segreti della fotografia e in breve tempo conquista autonomia espressiva e una cifra personale; alla fine del 1924 un'esposizione delle loro opere viene inaugurata nel Palacio de Minerìa alla presenza del Capo dello Stato.


Fra il 1925 e il 1926, la Modotti e Weston tornano a San Francisco, dove Tina conosce la fotografa Dorothea Lange, che immortalerà in immagini indimenticabili la grande Depressione americana dopo il crollo della borsa del 1929.
Rientrati in Messico intraprendono un
viaggio di tre mesi nelle regioni centrali per raccogliere immagini
per il libro di Anita Brenner Idols Behind Altars. Il loro
legame affettivo e sodalizio professionale si scioglie e Weston
torna definitivamente in California, anche se i due resteranno amici
e continueranno a scriversi per molto tempo ancora.
Tina riesce a
vivere con la fotografia, eseguendo molti ritratti, e aderisce al
Partito Comunista. Lavora per il movimento sandinista nel Comitato
"Manos fuera de Nicaragua" e partecipa alle manifestazioni
in favore di Sacco e Vanzetti durante le quali conosce Vittorio
Vidali, rivoluzionario italiano ed esponente del Komintern.
Tina ha trasformato il suo modo di fotografare: dopo le prime attenzioni per la natura (rose, calli, canne di bambù, cactus, etc.) sposta l'obiettivo verso forme più dinamiche e quindi utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale.. Sue fotografie vengono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte. In questo periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l'attrice Dolores Del Rio, ed entra in amicizia con la pittrice Frida Kahlo.

Nel settembre del 1928 diventa la
compagna di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano, con
cui Tina vive un amore profondo e al cui fianco intensifica il lavoro
di fotografa impegnata e di militante politica. Ma il loro legame
dura pochi mesi, perché la sera del 10 gennaio 1929 Mella viene
ucciso dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado, proprio
mentre sta rincasando con Tina, che rimane scossa da questo dramma e
deve inoltre subire una campagna scandalistica con cui le forze
reazionarie tentano di coprire mandanti ed esecutori del delitto
politico. Partecipa alle manifestazioni in ricordo di Mella e, in
segno di protesta, rifiuta l'incarico di fotografa ufficiale del
Museo nazionale messicano. Si dedica alla militanza e al lavoro
fotografico, realizzando un significativo reportage nella regione di
Tehuantepec. All'Università Autonoma di Città del Messico il 3
dicembre si inaugura una rassegna delle sue opere, che si trasforma
in atto rivoluzionario per il contenuto e la qualità delle
fotografie e per l'infuocata presentazione tenuta dal pittore
Siqueiros.

mostra di Tina
Nel frattempo il clima politico é
molto cambiato, le organizzazioni comuniste vengono messe fuori
legge: il 5 febbraio 1930 Tina viene ingiustamente accusata di aver
partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, Pasqual
Ortiz Rubio, arrestata ed espulsa dal Messico. Si imbarca sul
piroscafo olandese Edam, compie il viaggio fino a Rotterdam assieme a
Vittorio Vidali e raggiunge Berlino, dove conosce Bohumìr Smeral,
fondatore del Partito comunista di Cecoslovacchia, lo scrittore Egon
Erwin Kisch e la fotografa Lotte Jacobi nel cui studio espone le
opere che aveva portato con sé dal Messico. In questo modo tenta di
riprendere l'attività fotografica e viene a contatto con le grandi
novità dell'informazione giornalistica, specialmente con la stampa
popolare di Willy Münzerberg: quotidiani e periodici come il
prestigioso "Arbeiter - Illustrierte - Zeitung" che
pubblica fotografie di Tina in diverse occasioni. In ottobre decide
di partire per Mosca, dove la attende Vidali.
Nella capitale
sovietica allestisce la sua ultima esposizione, lavora come
traduttrice e lettrice della stampa estera, scrive opuscoli politici,
ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito; abbandona la
fotografia per dedicarsi alla militanza nel Soccorso Rosso
Internazionale. Fino al 1935 vive fra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid
e Parigi, e si impegna nell’attività di soccorso ai perseguitati
politici.
Nel luglio del 1936, quando scoppia le guerra civile spagnola, assume il nome di battaglia di Maria e si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, suo compagno da anni, che prende il nome di Carlos J. Contreras, Comandate del Quinto Reggimento.

Diego Rivera e Frida Khalo
Durante i tre anni di guerra in Spagna, lavora negli ospedali e nei collegamenti, stringendo amicizia con altre combattenti come Maria Luisa Laffita, Flor Cernuda, Fanny Edelman, Maria Luisa Carnelli; si dedica ad attività di politica e cultura: scrive sull'organo del Soccorso Rosso Ayuda; nel 1937 a Valencia fa parte dell'organizzazione del Congresso internazionale degli intellettuali contro il fascismo e, assieme a Carlos/Vidali, promuove la pubblicazione di Viento del Pueblo, poesia en la guerra con le opere del poeta Miguel Hernandez. Ha occasione di conoscere il fotografo Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway, Antonio Machado, Dolores Ibarruri, Rafael Alberti, Malraux, Norman Bethune e tanti altri della Brigate internazionali. Nel 1938 è tra gli organizzatori del Congreso Nacional de la Solidariedad che si tiene a Madrid.
Durante la ritirata dalla Spagna dove
ha vinto il franchismo, aiuta i profughi che si avviano alla
frontiera e si trova in pericolo sotto i bombardamenti. Arriva a
Parigi con Vidali e nonostante sia ricercata dalla polizia fascista,
chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia
per svolgere attività clandestina, ma le viene negato per la
pericolosità della situazione politica.
Tina e Vidali, come
tanti altri esuli, rientrano in Messico, dove il nuovo presidente
Lazaro Cardenas annulla la precedente espulsione. Conducono
un'esistenza difficile e Tina vive facendo traduzioni, si dedica al
soccorso dei reduci, lavora nell'"Alleanza internazionale
Giuseppe Garibaldi" e frequenta pochi amici.
Nella notte
del 5 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell'architetto
Hannes Mayer, Tina Modotti muore, colpita da infarto, dentro un taxi
che la sta riportando a casa. Come già era accaduto dopo
l'assassinio di Julio Antonio Mella, la stampa reazionaria e
scandalistica cerca di trasformare la morte di Tina in un delitto
politico e attribuisce responsabilità a Vittorio Vidali. Secondo
queste voci lei avrebbe visto durante la guerra di Spagna cose che
non doveva vedere, come la soppressione dei militanti anarchici da
parte dei comunisti.
Pablo Neruda scriverà una splendida poesia dedicata a Tina, per allontanare le voci, le strumentalizzazioni, gli scandali, e per celebrare soltanto l’esempio di una vita dedicata all’impegno politico, alla passione rivoluzionaria, all’arte e all’amore.
Neruda era arrivato in Messico nel 1940 e al momento della morte di Tina era console generale a Città del Messico per conto del governo cileno, con il quale collaborava da molto tempo.
Le loro vite avevano molti punti in comune, primi fra tutti la militanza politica, l’impegno sociale e il vivere appassionatamente l’arte -per lui la scrittura, per lei la fotografia- e l’amore.
Nei suoi versi Neruda saluta la compagna, l’amica, l’artista e la donna straordinaria, al di sopra di tutti i pettegolezzi, la cui visione del mondo riconosce e condivide.
I primi versi della poesia sono l’epitaffio scolpito sulla tomba di Tina al Pantheon di Dolores, a Città del Messico:
"Tina Modotti, sorella non dormi,
no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere
la rosa di ieri, l'ultima rosa di ieri,
la nuova rosa.
Riposa dolcemente sorella"
Mentre gli ultimi versi sono riportati su una stele commemorativa ad Udine, voluta dal Comitato Tina Modotti:
"sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l'anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango."
Tina non era soltanto una donna bella, libera e “scandalosa”, per i numerosi amori e per i suoi comportamenti molto lontani dalla visione borghese dell’epoca; Tina era soprattutto una compagna comunista e una fotografa, con uno sguardo attento e curioso, sempre rivolto ai problemi politici e sociali.
Neruda nei suoi versi celebrò la vita e l’esempio di Tina perché aveva già capito che c’era un tentativo da parte della stampa e della politica di offuscare l’esperienza e l’immagine della Modotti come donna, come artista e come militante politica.
Pablo Neruda
Tina Modotti,
sorella, non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente
crescere la rosa
di ieri, l'ultima rosa di ieri, la rosa
nuova.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è
tua, tua è la nuova terra:
ti sei messa un nuovo vestito di seme
profondo
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non
dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo
dolce nome, pura è la tua fragile vita:
d'ape, ombra, fuoco,
neve, silenzio, spuma;
d'acciaio, linea, polline, si costruì la
tua ferrea,
esile struttura.
Lo sciacallo sul
tuo prezioso corpo addormentato
protende la penna e l'anima
insanguinate
come se tu potessi, sorella, levarti
sorridendo
al di sopra del fango.
Nella mia patria
ti porto perché non ti sfiorino
nella mia patria di neve perché
alla tua purezza
non giunga l'assassino, né lo sciacallo, né il
venduto:
laggiù starai in pace.
Lo senti quel
passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grandioso che viene
dalla steppa, dal Don, dal freddo?
Lo senti quel passo fiero di
soldato sulla neve?
Sorella, sono i tuoi passi.
E passeranno un
giorno dalla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri
appassiscano;
passeranno per vedere quelli di un giorno,
domani,
dove stia ardendo il tuo silenzio.
Un mondo marcia
verso dove andavi tu, sorella.
Ogni giorno cantano i canti delle
tue labbra
sulle labbra del popolo glorioso che tu amavi.
Col
tuo cuore valoroso.
Nei vecchi focolari della tua patria, sulle
strade
polverose, una parola passa di bocca in bocca
qualcosa
riaccende la fiamma delle tue adorate genti,
qualcosa si sveglia e
comincia a cantare.
Sono i tuoi,
sorella: quelli che oggi pronunciano il nome tuo
noi che da ogni
luogo delle acque e della terra
col tuo nome altri nomi taciamo e
pronunciamo.
Perché il fuoco non muore.
Barbara Fois


















