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Italicum, tra preferenze e liste bloccate

Dopo il Senato la legge elettorale. La parola agli esperti

Estate calda per il Governo Renzi, parola d’ordine: riforme. Passato il Senato, a breve in autunno toccherà alla legge elettorale, il tanto discusso Italicum. Qui non si tratta esclusivamente di riformare la nostra legge elettorale, il problema più grande rimane accontentare tutti, e per tutti non escludiamo nessuno. «Ci vuole la capacità di fare le riforme e io sono ottimista che troveremo un accordo sulla legge elettorale e poi dobbiamo concentrarci sui problemi veri delle persone e lo stiamo facendo». Queste le parole del Presidente del Consiglio. Non è così semplice. Quando si parla di preferenze, liste bloccate, soglia di sbarramento e premio di maggioranza si toccano i punti salienti della rappresentanza. Tre punti di vista su quello che sarà “l’ottobre rosso”, per quanto riguarda la definitiva approvazione della legge elettorale con cui dovremo votare alle prossime elezioni. Roberto D’Alimonte, politologo e direttore del dipartimento di Scienze Politiche della Luiss “Guido Carli”, Paolo Caretti, professore di diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Firenze e Daniela Gaudenzi, Esperta di giustizia e collaboratrice di liberacittadinanza.it.

Si discute, senza tregua, se reintrodurre o no le annose preferenze e di conseguenza se rimanere con le liste bloccate. Quali sono i veri motivi, dietro a tante parole? “Ci sono motivi pratici, politici e motivi ideologici – spiega D’Alimonte - Il Movimento 5 Stelle ne fa una questione ideologica, quella che loro credono sia una difesa della Democrazia. In realtà le liste bloccate vengono utilizzate in molti Paesi, quindi non è vero che un Paese che utilizza le liste bloccate è un Paese meno democratico di altri. Le preferenze fanno comodo a molti, soprattutto molti gruppi d’interesse”. Mentre Paolo Caretti ci spiega che “il problema delle liste bloccate legate alle preferenze è stato uno degli elementi più criticati della legge elettorale Calderoli, quella con la quale abbiamo votato l’ultima volta. Tutti hanno detto per anni che il nostro Parlamento non era un Parlamento di eletti ma un Parlamento di nominati. Questo è certamente un punto molto delicato che è stato criticato da tutte le forze politiche. Ora riproporlo, sia pure con le cosiddette liste brevi, cambia poco, perché il principio resta sempre che una parte, non indifferente del Parlamento, sarà una lista di eletti, cioè di scelti dalle segreterie dei partiti. La mia opinione che anche in questa formula più ristretta il problema non si dissolve. La preferenza non è un obbligo, ma un diritto dell’elettore”.

Il problema fondamentale rimane il modo con cui vengono utilizzate sia le preferenze che le liste bloccate. E qui, naturalmente, entrano in gioco le forze politiche, o meglio gli accordi, ristretti, tra Renzi e Berlusconi, il famoso “Patto del Nazareno”. Oggi avverrà l’incontro tra i due leader. Agli occhi di tutti appare come un “do ut des” tra i due esponenti dei maggiori partiti politici. “Bisogna pensare che questa legge doveva essere il totale superamento del Porcellum – ha spiegato Daniela GaudenziMi sembra che sia un superamento in termini moto relativi, sia sotto il profilo dei nominati, della soglia di maggioranza e del premio di maggioranza”. Il tema delle liste bloccate è un argomento molto caro al leader di Forza Italia perché “servono per tenere unito il partito per controllare i candidati, per evitare lotte fratricide – sottolinea D’Alimonte - Bisogna tenere conto che il voto di preferenza significa introdurre un elemento di competizione tra i candidati dello stesso partito. Senza voto di preferenza, con le liste bloccate, Berlusconi può controllare meglio il partito e scegliere lui stesso chi mandare in Parlamento. Oggi, Berlusconi, è in una situazione di Trade off, da una parte c’è un vantaggio a tenere la lista bloccata, dall’altra avrebbe un vantaggio ad avere dei candidati che, invece di stare seduti a casa, e lasciare che sia Berlusconi a cercare i voti, se li vadano a cercare da soli sul territorio”. Caretti aggiunge senza mezzi termini che “certo che fanno comodo a Berlusconi”, bisogna ribadire il concetto che “la legge elettorale è la base di un sistema democratico, perché determina la configurazione della rappresentanza parlamentare, determina la formazione delle maggioranze in Parlamento” in questa maniera, con l’intesa tra Renzi e Berlusconi “ritorniamo alla logica del contratto con gli elettori. Vuol dire cristallizzare una dinamica politica con una firma su un foglio di carta bollata. Renzi fa i patti ma poi si vede che fatica che fa a portare a casa un voto sul Senato. La politica non si fa in una stanza con due persone, perché la politica ha una sua logica”.

L’idea sarebbe mantenere le liste bloccate per i capolista nelle circoscrizioni più piccole e introdurre le preferenze per i restanti. Questo tipo di sistema rimane tutto da discutere, “certo le liste brevi attenuano il problema di un Parlamento fatto tutti di nominati, ma non lo elimina. - sottolinea Caretti - E’ una questione di principio. In Parlamento va chi è eletto e scelto dagli elettori, la mia opinione è che questo è l’estremo tentativo dei partiti di conservarsi una quota di deputati sicura e che scelgono loro”. Inoltre aggiunge che la scelta la deve fare la politica, visto che l’altro problema connesso, quello della rappresentanza, non ha ancora trovato una soluzione soddisfacente nel Parlamento nazionale, questa può essere l’occasione per ragionare e pensare ad una soluzione che le risolva entrambe, ma questo vuol dire orientarsi sulla disciplina di un sistema di preferenze che tenga conto anche della rappresentanza di genere”. Anche Daniela Gaudenzi vede quest’ apertura come un escamotage: “le preferenze devono essere imposte. L’apertura di Renzi sarebbe la seguente: rimarrebbero nominati i capolista, poiché i collegi si sono ristretti, sarebbero comunque nominati e assicurati ai partiti. Questa è l’esigenza fondamentale di Berlusconi, così si assicurerebbe 120 fedeli. Poi i cittadini eleggerebbero i secondi, i terzi e quarti, ma poiché i collegi saranno più piccoli non si andrebbe oltre del terzo. Questa situazione è gradita anche a Renzi, perché mettendo sempre lui i capolista, si cautelerebbe rispetto le minoranze all’interno del Partito Democratico, quindi anche lui avrebbe i suoi 120 renziani garantiti”. Riassumendo, se parliamo di reintroduzione delle preferenze, i capolista devono essere “bloccati”.

Come chiarisce D’Alimonte, portando un esempio pratico sull’utilizzo delle preferenze “alle ultime elezioni regionali, dove c’è il voto di preferenza, in Lombardia, dove è stato eletto Maroni, il voto di preferenza è stato usato dal 12% di quelli che sono andati a votare, poco più di 1 elettore su 10 ha utilizzato il voto di preferenza. Nelle ultime elezioni regionali in Calabria, quasi il 90% degli elettori calabresi ha utilizzato il voto di preferenza. Quando vado a vedere in che modo viene usato il voto di preferenza nel nostro Paese, qualche dubbio mi viene. Panebianco non ha torto, ma c’è anche da dire che la lista bloccata pura esiste in pochi Paesi Europei”. Per poi aggiungere che “sono contrario alle preferenze, ma non su un piano ideologico, perché sulla Carta il voto di preferenza è uno strumento sicuramente di Democrazia, nel senso che dà all’elettore informato un’influenza sull’elemento importante della Democrazia, che è la scelta dei candidati da mandare in Parlamento. Da politologo io riconosco gli effetti nefasti in questa fase della nostra vita politica”. Non è della stessa opinione Caretti, “il sistema delle preferenze si è prestato anche a situazioni particolari, ma non generalizziamo. Ogni sistema ha i suoi limiti, semmai il limite del sistema delle preferenze è che può comportare un costo delle singole campagne elettorali dei singoli candidati più alto, perché a questo punto sarebbero costretti a battere il territorio e a conquistarsi i voti. Questa è la democrazia. Si tratta di scegliere: vogliamo un Parlamento che sia un Parlamento, come tutti gli altri, eletto dagli elettori, o vogliamo un Parlamento nominato dai partiti?”.

Ma oltre alle liste bloccate e le preferenze ci sarebbero altri punti, oggetto di future, anzi prossime, modifiche. Il premio di maggioranza dovrebbe essere spostato dal 37% al 40%, e le soglie differenziate. Ecco che qui, secondo Caretti, incappiamo nell’incostituzionalità della legge elettorale. “La Costituzione dice che il voto è uguale e deve valere allo stesso modo. Non possono mettere soglie differenziate. Per chi si allea con il Pd o il raggruppamento di destra, la soglia si abbassa e ha più probabilità di portare dei candidati in Parlamento. Se, invece, corre da solo, gli elettori che votano la lista singola non hanno un voto uguale agli altri, devono raggiungere l’8%. Quindi questo è un profilo molto discutibile non solo politicamente ma anche dal punto di vista giuridico”.

La Gaudenzi, inoltre, pone il problema di dove andranno i voti dei partiti che non riescono ad arrivare alla soglia minima all’interno delle coalizioni: “per rabbonire, ad esempio SEL, la soglia di sbarramento per i piccoli partiti verrà portata al 4%. Per un partito come SEL è abbastanza raggiungibile, quindi i coalizzati passano al 4%. I singoli, i partiti che non entreranno nelle coalizioni, avranno sempre la soglia dell’8%”. Bisognerà capire, inoltre “se un partito entra in una coalizione e non raggiunge la soglia, i voti vanno a favore dei partiti maggiori all’interno della coalizione. Oltre alla notevole discrepanza tra chi è coalizzato e chi no, c’è un favore ulteriore che viene fatto al maggiore partito della coalizione. Tutto questa trattiva sull’Italicum ha luogo in funzione del clima che si sta creando nell’iter della riforma del Senato al Senato. Sono due riforme che dovrebbero essere distinte, una è costituzionale mentre l’altra no. Renzi usa, molto abilmente, l’una per avere dei risultati sul fronte dell’altra”.

Non era meglio, una volta dichiarata l’incostituzionalità del Porcellum, ritornare alla Legge Mattarella? “Si, si poteva – spiega D’Alimonte - C’è stato un voto alla Corte, è finita otto a sette, in favore del Porcellum contro il Mattarellum. Bastava che uno dei giudici avesse votato a favore della soluzione Mattarellum, e noi, oggi, avremmo i collegi uninominali”. Caretti, inoltre, spiega che “Prima che ci fosse la sostituzione di Letta con Renzi, questa era una soluzione molto semplice ma di nuovo il Mattarellum, operava su Collegi uninominali, e quindi nei collegi uninominali le coalizioni devono mettere un nome solo, e quindi questo non faceva comodo a Berlusconi per le stesse ragioni per cui è favorevole alle liste bloccate”.

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