Bisi-nani

di Barbara Fois - 01/07/2011
Episodi di ordinaria follia, in un paese ormai allo sbando. Ora dalle nuove inchieste vengono fuori personaggi incredibili e storie striscianti di poteri occulti. Su tutti emerge un nome poco conosciuto prima: Luigi Bisignani

E’ una settimana che vengono fuori notizie deprimenti su una nuova consorteria di compagni di merende, che vive e prospera alle nostre spalle, nel buio dell’anonimato. Qualcuno l’ha chiamata P4, come se non bastassero le P2 e P3 precedenti... Fra i nomi che compaiono nella nuova allegra brigata c’è un certo signor Bisignani, da cui pare dipendano tutte le persone “che contano” del governo e non solo di quello. Lui dà consigli, esprime giudizi, trova impieghi, dispensa favori, più come un padrino alla Puzo, che come un gran maestro. Dunque perché chiamare questo intreccio di affari P4? Dietro non c’è nessun tentativo di sovvertimento politico e sociale: la realtà degradata del paese è invece proprio l’humus adatto per il proliferare di affari e di inciuci e nessuno degli adepti al nuovo rito si sogna di volerla cambiare. E perché mai dovrebbe volerlo, dato che “Parva sed apta mihi”, sembra essere il motto più appropriato e calzante?

Dall’inchiesta in corso infatti sta emergendo una realtà inquietante di questa cosiddetta seconda repubblica, in cui personaggi di modeste qualità occupano spazi, ruoli, posti che in un mondo normale mai avrebbero potuto raggiungere e conquistare, mentre il paese va in malora e noi ci consumiamo a farci mille domande piene di perplessità e di angoscia.

Questa è la cornice in cui si muove questo nuovo personaggio, di cui non si sa molto e neppure ci sono immagini recenti, ma solo qualche vecchia foto. Eppure negli ambienti “che contano” è ben noto e da tempo. Ma anche la stampa si era già occupata di lui: il suo nome figura negli elenchi della loggia P2 pubblicati nel 1981: allora lavorava nell’agenzia giornalistica ANSA e fu lui stesso a battere la notizia del rinvenimento degli elenchi. Da allora le sue quotazioni salgono, tanto che undici anni dopo, il 25 marzo 1992, alla pagina 44 di Repubblica, nella sezione Economia, si può leggere: “L' amministratore delegato della Montedison, Carlo Sama, continua la campagna acquisti destinata a completare la squadra dei fedelissimi su cui punta per assicurare un futuro senza scosse al gruppo Ferruzzi. ... ha voluto al suo fianco un "ambasciatore" a Roma: Luigi Bisignani, poco meno di 40 anni, giornalista scrittore ben conosciuto per gli stretti legami con Giulio Andreotti. Bisignani, che attualmente è capo redattore dell' Ansa, diventerà direttore generale della sede di Roma del gruppo con carta bianca per ridefinire la presenza dei Ferruzzi nell' editoria e nel campo della comunicazione. Assumerà insomma un ruolo analogo a quello che al vertice del gruppo Fiat riveste Umberto Belliazzi e che per la Fininvest vede in prima fila Gianni Letta. La dote di Luigi Bisignani, fratello dell' amministratore delegato dell' Alitalia, è rappresentata dal patrimonio di contatti e conoscenze derivanti sia dal rapporto quasi filiale con Andreotti, sia dai 20 anni di attività all' Ansa (ha lavorato anche per Panorama, l' Espresso e Tempo illustrato).

Soltanto un anno dopo, il 19 gennaio del 1993, in piena Tangentopoli, la Procura di Milano chiede il suo arresto per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti per l'inchiesta Enimont. Si tratta di una tangente di tanti di quei soldi da venir chiamata la “madre di tutte le tangenti”. Il 7 gennaio '94 Bisignani si costituisce e viene interrogato da Colombo e da Di Pietro. Ma il processo si trascina per anni, fino al 1998, anno in cui la Cassazione conferma la condanna a 2 anni e sei mesi per Bisignani e le altre pene definitive inflitte a Forlani, Citaristi, Altissimo, Bossi, Giallombardo, Grotti e Sterpa. Naturalmente nessuno di loro finisce in galera. Lì ci vanno solo i poveracci, da subito, senza aspettare i vari gradi di processo. Perché in questo paese l’articolo 3 della Costituzione, quello che stabilisce che siamo tutti uguali, è assolutamente ignorato.

I guai del “Bisi” come lo chiamano quelli che gli stanno intorno( ci sarà anche un collegamento coi “risi e bisi”? mah...) non sono finiti: il 5 luglio del 2002 anche l'Ordine dei giornalisti conferma la radiazione di Bisignani: «Perché ha svolto con continuità attività lucrose costituenti reato e afferenti a compiti del tutto estranei alla professione giornalistica...».

Dunque là “ dove si puote ciò che si vuole” si sa benissimo chi sia costui, siamo solo noi ignari cittadini che fino ad oggi non sapevamo chi fosse e quanto contasse, così guardando la sua faccia in quelle vecchie immagini ci viene solo in mente che assomiglia all’attore comico americano Rick Moranis, quello che fa sempre delle parti da sfigato. Però evidentemente la somiglianza finisce qui, visto che questo signore invece ha le mani in pasta nella politica e nel potere già da anni e anni. Non che questo voglia dire niente sulle capacità delle persone: basta pensare che le sorti del governo e del paese sono nelle mani di gente come Scilipoti e che il presidente del consiglio è un vecchio barzellettiere implicato in mille scandali e irriso in tutto il mondo. Così i nostri dubbi continuano a lievitare e a crescere e ci chiediamo con angoscia “ma in che mani siamo???”.

Ma davvero le scelte di ministri e di persone da cui dipendono le sorti del paese erano... sono nelle mani di una sola persona e che questa persona non è il cavaliere, come pensavamo che fosse? E che rapporto aveva ed ha questo Bisignani con Berlusconi? Lavora per il cavaliere o lui è il capo di una sorta di governo ombra, di cui si scopre fanno parte anche alcuni fidi del premier? E chi sono costoro: altrettanti Arlecchini servitori di due padroni, o il padrone è uno solo e in questo caso chi è dei due? Non è una domanda inutile, perché a seconda della risposta la caduta di Berlusconi non cambierebbe niente, certi personaggi continuerebbero ad ammorbare la vita politica del paese e questo è un pensiero davvero intollerabile.

Luigi BisignaniRick Moranis

                   BISIGNANI                                  MORANIS

 

Ma è sempre stato così? Voglio dire: siamo stati sempre nelle mani di faccendieri, affaristi, mestatori, corrotti, sporcaccioni e chi più ne ha più ne elenchi? Se ripensiamo al passato recente, alla stagione delle stragi fasciste, al sequestro Moro, a Tangentopoli, un brivido gelido ci corre lungo la schiena: anche lì ci sono silenzi, bugie, poteri occulti e servizi segreti che ci impediscono di conoscere la verità dei fatti. Ma dietro questi poteri chi c’era? L’America di Kissinger certamente, ma per il resto, sul versante italiano? In quelle vicende c’è sempre un nome che emerge: quello di Andreotti, ma ormai l’uomo è vecchissimo, un sopravvissuto... però questo Bisignani è un “nipotino” del grande vecchio: qualche cosa avrà imparato... certo lo stile è ben diverso.

Però anche lui si dà da fare: scrive il testo di lettere di licenziamento per conto di personaggi talmente inadeguati al posto che occupano, da essere fuori da ogni possibile valutazione che non sia l’insulto. Lui mette in posti di responsabilità istituzionale donne che possono vantare nel proprio curriculum solo il fatto di essere state le sue compagne... va be’, questo film lo conosciamo già, lo abbiamo visto con altri attori, direte. Certo, ma – se ci fate caso – man mano che passa il tempo, in ogni settore la qualità dei personaggi è diventata sempre più scadente, mentre la loro avidità è cresciuta fino ad essere inversamente proporzionale alle loro capacità...

Del resto era una amara considerazione – a dire che davvero non c’è niente di nuovo sotto il sole – che faceva già nel XII secolo il filosofo francese Bernardo di Chartres, quando scriveva :“Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.” Beh, una grottesca conferma del fenomeno del nanismo culturale fu data anni fa dallo stesso Ministero della Pubblica Istruzione, che nel titolo del tema della maturità attribuì proprio questa citazione a Newton.... dettagli....

Del resto è vero che l’Italia ha ancora – nonostante tutto e tutti – un certo prestigio nel mondo grazie al suo passato, ma dobbiamo stare attenti, perché anche la Grecia ha un passato più che straordinario, ma ormai a nessuno importa più niente e di certo non l’ha salvata dal disastro economico. Un disastro che Tremonti e il governo Berlusconi stanno coscientemente preparando con la finanziara da 40 miliardi, come una bomba a orologeria, che scoppierà quando loro saranno lontani.

Infatti il testo prevede i tagli più pesanti oltre il 2013, cioè dopo le nuove elezioni, quando a vincerle ( e lo sanno bene quelli del centro destra!) non saranno certo loro. C’è da chiedersi: ma può l’Europa prendere sul serio questa trovata da furbacchioni?? E gli italiani lo capiranno che è solo un altro sporco trucco e che non vogliono salvarli dalla scure delle tasse, ma piuttosto posporre l’esecuzione per dare la colpa ad altri? E che la minacciata leggicchia sulle intercettazioni è solo una reazione rabbiosa perché le loro trame sono state scoperte?

L’esito di elezioni e referendum ci induce a un cauto ottimismo: sì, gli italiani lo capiranno, ma come faremo a sventare questo piano criminoso? Come faremo a liberarci da tutta questa melma umana, a ripulire il paese, a riformare le coscienze dei cittadini, a creare nuove opportunità di lavoro per i giovani e per le donne, a far ripartire le imprese, a tutelare il paesaggio, a creare nuove fonti di energia, etc. etc.? E’ difficile, ma non impossibile: io credo che ci sia una gran voglia di fare e di cambiare, nel paese. Una gran voglia di cambiare che è venata di ottimismo e di entusiasmo: non abbiamo paura dei sacrifici, se li facciamo tutti e insieme. Possiamo farcela. Ma prima dobbiamo scuoterci da addosso questa casta di parassiti e cacciarla via per sempre. E rifare una nuova legge elettorale che la tenga ben lontana dal potere.

 

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