Contraddizioni

di Francesco Baicchi - 29/03/2013
Le contraddizioni del M5S rischiano di trasformare quello che poteva essere un salutare soprassalto di rinnovamento in un danno concreto per il nostro Paese

Non c'è alcun dubbio che il M5S sia l'assoluto protagonista di questa fase politica, per gli elementi di novità e di freschezza che ha imposto a un mondo cristallizzato e ipocrita come quello dei nostri partiti, ma anche per le contraddizioni che lo contraddistinguono. Non si può non parlarne, anche se in termini necessariamente approssimativi e esponendosi a tante possibili precisazioni.

Alcune cose in particolare mi hanno colpito: la pretesa di rappresentare un nuovo modello di democrazia diretta, ma pretendendo di governare pur avendo avuto il consenso solo del 25% dei voti espressi e negando l'autonomia di giudizio ai propri eletti; ma anche e soprattutto la rivendicazione di una assoluta 'purezza' rispetto alle altre forze politiche, tutte ugualmente responsabili dello sfascio attuale.

Anche tralasciando gli aspetti più sgradevoli, come l'arroganza di certi esponenti (“Non abbiamo bisogno di consultazioni perché noi rappresentiamo tutti”), sul piano della democrazia l'unica cosa chiara del 'progetto Grillo' (o, meglio, Casaleggio) è la volontà di distruggere il modello parlamentare per sostituirlo con la consultazione permanente, via web, dei cittadini. Peccato che quando qualcuno tenta di esprimere dissenso, sul suo blog per esempio, venga talvolta etichettato come 'troll', 'infiltrato' o 'venduto'.

Inoltre, siamo comunque sicuri che rispondere a un quesito sul web sia una forma di 'democrazia diretta'? Per fare un esempio: chiedere 'Siamo d'accordo sulla proposta di Bersani?' è la stessa cosa che chiedere 'Vogliamo tornare a votare, provocando gravi danni all'economia nazionale e rimettendo in pista Berlusconi, pur di mantenere il rifiuto a confrontarci con gli altri partiti?'. Le risposte alle due domande sarebbero le stesse? Eppure entrambe sarebbero applicabili alla situazione attuale.

Credo sia legittimo dunque temere che lo strumento proposto da Grillo sia tutt'altro che democratico, perché troppo facilmente strumentalizzabile e, anche, poco partecipato, come hanno dimostrato le 'primarie' del M5S, così poco frequentate.

Sulla responsabilità dei vecchi partiti sono sostanzialmente d'accordo: per troppo tempo abbiamo assistito a un 'gioco delle parti' consociativo; la rinuncia a far valere l'ineleggibilità di Berlusconi e i compromessi accettati da Violante sul piano istituzionale ne sono gli esempi più clamorosi.

Mi convince meno l'idea della assoluta novità del M5S, come se fosse totalmente esente dal 'peccato originale' che affligge tutti gli altri italiani.

Un partito, quale al di là di ogni dubbio è il M5S, dovrebbe rappresentare l'opinione di quanti lo hanno votato, ma, nonostante l'immagine sicuramente alternativa costruita da Grillo, i suoi elettori in larghissima maggioranza fino a qualche mese fa hanno sostenuto e votato proprio PD e PDL e si sono 'convertiti' (ci dicono i sondaggi) solo recentemente; sono dunque stati quanto meno complici degli errori commessi in precedenza da quei partiti. Dobbiamo dunque chiederci cosa li ha spinti a cambiare idea, e le interviste ampiamente presentate da giornali e televisioni potrebbero far pensare che il criterio che ha guidato la loro scelta è, in molti casi, lo stesso: l'interesse personale. Mi scuso per la eccessiva semplificazione, ma invito ad ascoltare i rappresentanti dei padroncini del nord-est, delusi perché Berlusconi non ha abolito le imposte e cancellato i sindacati, che ora sperano che lo stesso programma lo realizzi Grillo.

D'altronde lo stesso Grillo tende più a enfatizzare le accuse e gli insulti agli 'altri', che a spiegare concretamente cosa intende fare nell'interesse del Paese. Preferisce l'invettiva al confronto, la rivendicazione al progetto.

E il suo programma è solo un lungo elenco di interventi prevalentemente di tipo 'amministrativo', in buona parte assolutamente condivisibili e colpevolmente evitati da chi ha governato sino a oggi, ma che non sono sufficienti a delineare quel nuovo modello di società e di economia che appare ogni giorno più necessario di fronte all'implosione dell'attuale finanz-capitalismo.

Queste contraddizioni rischiano di trasformare quello che poteva essere un salutare soprassalto di rinnovamento in un danno concreto per il nostro Paese. Non solo perché rendono praticamente impossibile la formazione di un governo ragionevole in tempi brevi, ma anche perché in realtà l'Italia, come gli altri Paesi europei, per far fronte alla crisi globale dovrebbe imporsi di ripensare il proprio modello di sviluppo, recuperare consenso popolare con nuove forme di partecipazione e accrescere la propria coesione di fronte alla aggressività di una speculazione finanziaria internazionale sottratta a qualunque regolamentazione e ai rischi del disastro ambientale. E le provocazioni di Casaleggio-Grillo sembrano andare in tutt'altra direzione.

Questo rende ancora più grave la responsabilità di una sinistra divisa e litigiosa, apparsa meno credibile di Grillo perché non è ancora riuscita a trovare nuovi strumenti di espressione della volontà popolare che accantonino le vecchie nomenklature, e nuovi modelli economici e sociali che uniscano qualità della vita, solidarietà e compatibilità ambientale, sicuramente alternativi al neo-liberismo e al culto del 'mercato'.

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