Dal gioco delle parti al delirio

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 19/11/2009
Ormai a contorcersi su se stesso e su una maggioranza deformata dalle sue ossessioni e snaturata dai suoi interessi è un padrone in disarmo con troppi conti in sospeso

Il cortocircuito delle dichiarazioni, controdichiarazioni, precisazioni, aggiustamenti delle “ovvietà” o esternazioni improprie, “irrituali” o quant’altro dimostra come il gioco delle parti orchestrato e diretto da Berlusconi stia finendo per implodere in un delirio disorganizzato.

A rimanere con il cerino il mano questa volta è il povero Schifani, così diligente nel farsi megafono dei diktat del capo, che proprio mentre Napolitano è in Turchia e lui come seconda carica dello Stato lo rappresenta in patria, esce con la dichiarazione perentoria che se dovesse cadere la maggioranza si deve andare immediatamente al voto, soluzione peraltro caldeggiata da tutte le testate di famiglia e limitrofe per evitare “la bollitura a fuoco lento” perpetrata dai nemici e “dai finti amici” del capo.

Dopo giorni di silenzio dedicati tutt’al più alle consuete barzellette e battute imbarazzanti sotto i riflettori per impegni di straordinaria importanza che gli impedivano ovviamente di essere davanti ai suoi giudici naturali, il presidente del Consiglio con una nota si dichiara stupito per le notizie in merito ad elezioni anticipate e smentisce categoricamente di “aver mai pensato a niente di simile”. La maggioranza, secondo Silvio Berlusconi “è solida”, grazie “al sostegno e alla fiducia del 60 % degli italiani” e dunque “il Governo completerà le riforme di cui l’ Italiani ha bisogno”.

Su Fini “non c’è nulla da chiarire” e quanto a Schifani “ha detto una ovvietà, se cade questa maggioranza, non si può pensare a una maggioranza diversa da quella che hanno votato gli italiani. Una cosa ovvia”.

Proviamo a ricapitolare. I giornali di famiglia delegittimano e minacciano giorno dopo giorno il Presidente della Camera che in extremis tenta con esiti molto alterni di smarcarsi dai diktat sulla giustizia che un Berlusconi con troppi nodi al pettine impone quotidianamente con le “ghedinate” o il ddl sul “processo breve” a firma del trio di giureconsulti Gasparri-Quagliariello-Bricolo. La cosiddetta seconda carica dello Stato interviene, come ripetitore degli umori e intenti intimidatori del capo, in aperto conflitto con il suo ruolo istituzionale per dire qualcosa di nettamente contrario alla Costituzione vigente, con l’obiettivo risultato di prevaricare in modo palese il Capo dello Stato e di mettere con le spalle al muro l’irriducibile Fini.

Il presidente del Consiglio pressato dall’urgenza improrogabile di azzerare i processi in corso e le inchieste che da Palermo a Catania e Firenze potrebbero inchiodarlo ad accuse di associazione mafiosa o peggio, forse indigeribili persino in un paese alla deriva come il nostro, è verosimilmente combattuto tra il bisogno prioritario di crearsi un ordigno fine di mondo contro qualsiasi tipo di incursione giudiziaria e di liberarsi quanto prima di chi a suo avviso lo ostacola nel perseguimento dell’obiettivo.

L’alternativa è secca: o il riposizionamento delle armate, la marginalizzazione dei “dissidenti” imponendo a tappe forzate “il processo breve” con l’obiettivo di stroncare i processi di Milano, Mills e diritti Mediaset prima delle udienze di gennaio, poi a passo di carica verso Lodo Alfano-bis ed immunità parlamentare o quanto prima il voto popolare che dovrà consacrarlo premier assoluto.

Ma entrambe le opzioni sono irte di incognite ed ostacoli: le ghedinate sono state spazzate via, il processo breve presenta elementi di incostituzionalità invisibili solo per i giureconsulti ad personam, le riforme costituzionali sono troppo lunghe e, nonostante l’imbonimento permanente, i cittadini le hanno già respinte al mittente una volta. Quanto al voto, la Costituzione bolscevica in vigore rimette solo al Presidente lo scioglimento delle Camere.

Allora nell’incertezza è sempre buona cosa organizzare un bel gioco delle parti, mandare avanti i kamikaze, magari con carica istituzionale per forzare, drammatizzare, intimidire e poi intervenire il giorno dopo per denunciare “i contorcimenti della politica politicante” e la stampa che tanto “distorce sempre la realtà”.

Ma ormai a contorcersi su se stesso e su una maggioranza deformata dalle sue ossessioni e snaturata dai suoi interessi è un padrone in disarmo con troppi conti in sospeso.

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