Eversione e mutande

di Daniela Gaudenzi - 13/02/2011
Diciamo NO a una repubblica delle mutande esibite e delle bugie occultate. Oggi tutti in piazza per testimoniare che un'altra Italia è possibile

Non sappiamo se nel colloquio con il capo dello Stato il nostro presidente del Consiglio abbia o meno esternato la volontà di ricorrere alla piazza, soprattutto nell’ipotesi che le sue falangi difensive in parlamento non riescano a stoppare ancora una volta i suoi numerosi processi con le udienze già fissate grazie all’approvazione della norma transitoria contenuta nel cosiddetto processo breve che è la ratio unica ed esclusiva del provvedimento.

Il solo fatto che il capo dello Stato abbia sentito l’esigenza di dover emettere un comunicato per smentire le parole riferite sul ricorso alla piazza e ribadire che il giusto processo e le garanzie della difesa sono contenute nella Costituzione dice molto più di analisi, commenti, retroscena.

E, particolare non irrilevante, per la prima volta il presidente della Repubblica nello smentire le ricostruzioni puntuali di molti giornali prospetta oltre i rischi concreti di una destabilizzazione non sostenibile ancora a lungo per istituzioni e cittadini, l’ipotesi sempre meno remota che la legislatura possa non durare.

Ovviamente per l’on. Cicchitto e incendiari delle istituzioni al seguito, Berlusconi è totalmente al di fuori di tutta questa mischia e la colpa della guerra in atto che sta devastando il paese va ricercata unicamente nella persecuzione dei magistrati contro il capo del Governo.

Il dato incontrovertibile è che dopo il gioco delle parti interno al PDL degli stop and go, stiamo assistendo giorno dopo giorno a non meglio definibili manifestazioni potenzialmente eversive, come il sit-in capitanato dalla Santanché davanti al palazzo di “ingiustizia” di Milano contro i magistrati “spioni” o a kermesse circensi come quella del ventriloquo del principe al teatro Dal Verme contro la “Sputtanopoli” orchestrata da “ipocriti puritani e toghe rosse”.

L’aspetto farsesco e tristemente folkloristico di queste iniziative che contribuiscono non poco a dipingere un’Italia da burla, una repubblica delle mutande esibite e delle bugie occultate con la propaganda più becera, non deve però far dimenticare l’esaltazione della violenza e della prevaricazione come metodo per tentare di intimidire i magistrati e per zittire l’informazione, senza aggettivi.

Mentre nella sala irrompeva l’intellettuale sempre molto “raffinato” Ferrara brandendo come una clava il povero Kant contro Eco che “lo legge ma non lo capisce” e chiamava l’applauso per la pulzella di Arcore un po’ attempata e siliconata che ha avuto il coraggio “di molestare il palazzo che in 16 anni ha ricevuto solo adulazione e plauso”, il ministro della Difesa La Russa dava il suo energico contributo “libertario” contro un rappresentante dell’odioso “circo mediatico-giudiziario”.

Con un tocco impareggiabile di aplomb istituzionale un ministro della Repubblica ha testimoniato il suo rispetto per il diritto dovere di cronaca, scalciando vigorosamente l’incauto Formigli di AnnoZero che ha osato importunarlo addirittura con delle domande.

Insieme alla stesa delle mutande allusivamente esposte contro i moralisti bacchettoni che cacciano il naso dentro le lenzuola del suo adorato Cav. e contro le donne che scendono in piazza senza bandiere per rivendicare il diritto di vivere in un paese civile, il piatto forte del raduno degli antimoralisti è stata ovviamente l’invettiva del promotore contro la procura di Milano che in mancanza di opposizione gestirebbe in prima persona la “crisi pilotata” per sbarazzarsi dell’eletto del popolo. Ma il rancore ventennale contro i magistrati che hanno osato chiedere il giudizio immediato per il cittadino “che non deve ridurre le sue giornate a fare l’imputato”, Giuliano Ferrara l’ha vomitato in preda ad un furore incontrollabile quando si è scagliato contro i metodi da “inquisizione spagnola” di chi “spia e incastra con pregiudizio inquisitorio” le vite degli altri e contro “il circo mediatico giudiziario” che può colpire ed annientare qualsiasi malcapitato cittadino.

Questa è la qualità culturale, il senso civile, il rispetto dei fatti e delle istituzioni su cui fondano i loro attacchi allo stato di diritto e alla democrazia i più autorevoli difensori dell’impunità di un capo del Governo che sostanzialmente senza soluzione di continuità ha dominato il paese dal ’94 ad oggi e l’ha ridotto, in buona compagnia, nella condizione attuale.

Forse è ora che cominciamo a guardare ai paesi dell’altra sponda del Mediterraneo che si stanno liberando pacificamente ma con grande coraggio e determinazione dei loro decennali padroni non come a un problema o a una potenziale minaccia per il nostro supposto benessere, ma come ad un esempio e ad una speranza di cambiamento anche per noi.

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