EXPO: CHI RESTA COL CERINO IN MANO

di Luca Beltrami Gadola - 06/09/2012
Formigoni dopo la pubblica confessione al Meeting di CL (non tutti l’hanno assolto) si sente purificato e persino esente da qualunque penitenza

Qualche mese prima di levare il disturbo, siamo ai primi di agosto del 2011, il Cavaliere presidente del Consiglio ha regalato la sua ultima chicca a Milano con un decreto nel quale, approfittando delle dimissioni di Letizia Moratti da Commissario straordinario del Governo per l’Expo, di commissari ne nominava due, come pare preveda il regolamento del BIE e precisamente: Commissario straordinario del Governo il sindaco Giuliano Pisapia e Commissario generale per l’Expo Roberto Formigoni.

Leggendo il decreto si nota che le funzioni e i poteri dei due commissari in parte si sovrappongono ma per altri versi sono assai diverse: all’uno vengono assegnate responsabilità e funzioni prevalentemente legate alla realizzazione del sito, all’altro la gestione dei contenuti e dei temi dell’Expo.

Per questa seconda funzione, ossia l’esplicitazione del motto “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, la scelta felice e stata quella di puntare su Formigoni. L’uomo giusto al posto giusto. Certo di nutrizione se ne intende, la tavola imbandita e le bottiglie di annata sono la sua passione e il suo interesse per la nutrizione lo conoscevamo: nella vicenda Oil for Food vediamo ben presente, non certo a sua insaputa, qualche amico del cuore.

Giuliano Pisapia se la deve vedere con problemini da nulla, come “l’attivazione degli strumenti necessari per il reperimento delle risorse per la completa realizzazione delle finalità di cui all’art. 1 (la realizzazione dell’Expo)” (lettera “i” del Decreto), o il rispetto dei termini previsti, mentre il più fortunato Formigoni (lettera “b” del decreto) “vigila …… sull’organizzazione di Expo 2015, con potere di indirizzo e controllo generale sui contenuti e temi dell’evento.”. Un modo sicuro per non restare col cerino in mano nel caso Expo non riesca a partire in tempo o faccia fiasco.

Forte invece di questo mandato, Formigoni va in giro per il mondo a illustrare il “suo” documento strategico per l’Expo, documento del quale al momento della sua partenza per la prima tappa del giro dei partecipanti a Expo 2015 – in Corea – nessuno sapeva nulla, nemmeno il Comune di Milano. E nemmeno noi, modesti cittadini milanesi che dovremmo essere infiammati dal sacro fuoco dell’Expo come lorsignori sperano e pretendono, dimenticando che il sacro fuoco non arde per decreto.

Ma non finisce qui. Interpellato da una soccorrevole stampa, il nostro dichiara che il documento è diviso in tre parti tra le quali un ruolo importante è rappresentato dal “codice etico” contro gli sprechi alimentari che verrà lanciato da Milano.

Ci sentiamo ben rappresentati, sia sul versante etico (ormai predicar bene e razzolar male è una prerogativa del potere), ma anche sul versante della competenza (e non gioco sulle facili ironie) che deve essere sorrette e guidata da una vera fede e passione per le sorti, non solo alimentari dell’intero pianeta, essenzialmente basate sulla parsimonia nel cibo.

Quando Formigoni parla di questi problemi lo fa da orecchiante, da scaltro politico più attento all’efficacia di uno slogan che ai veri contenuti. L’abbiamo visto all’opera sulla proposta leghista della macroregione del Nord: l’ansia di non restare a terra dal treno in corsa e l’aspirazione al ruolo di mosca cocchiera.

Poteva e potrà perdere l’occasione di andare all’estero a farsi bello con le penne del pavone? Non credo. Dopo la pubblica confessione al Meeting di CL (non tutti l’hanno assolto) si sente purificato e persino esente da qualunque penitenza. E allora via! per il mondo. Un brand per Milano.

Detto questo, possiamo almeno conoscere questo documento strategico? Tutti quelli che fino a oggi hanno partecipato ai moltissimi dibattiti su Expo, fuori Expo, no Expo, tutti quelli che hanno dedicato attenzione ed energie all’evento forse ne hanno diritto. Si vuole evitare il confronto? Si teme? Una pessima premessa per qualunque aspettativa di successo.

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