Il gorgo della politica e la rivincita della giustizia

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 15/02/2012
Mentre la politica sprofonda ogni giorno di più nel gorgo dell’impotenza, della confusione e dell’opacità, la scritta “La legge è uguale per tutti”, continua incredibilmente a fare il suo corso.

Mentre la politica sprofonda ogni giorno di più nel gorgo dell’impotenza, della confusione e dell’opacità, la giustizia nonostante gli attacchi e i veri propri massi che da vent’anni la casta mette sulla strada dell’accertamento della verità processuale nelle aule di giustizia, dove continua a campeggiare e resistere la scritta “La legge è uguale per tutti”, continua incredibilmente a fare il suo corso.

Lo stanno dimostrando a Milano i magistrati impegnati nel processo Mills che esercitando correttamente la funzione giurisdizionale, continuano ad applicare la legge e la Costituzione, nonostante la mole dilatoria messa in campo dalla difesa di Berlusconi che spazia dalle ricusazioni last minute alla pretesa di far leggere in aula tutte le deposizione dei testi non ammessi, per impegnare quelle 24-48 ore utili per assicurarsi l’area prescrizione.

Lo hanno dimostrato, come ha sottolineato Marco Travaglio su Il fatto quotidiano il procuratore Guariniello a Torino, oggetto di attacchi decennali e la corte d’assise con una sentenza di condanna penale per la strage causata dall’amianto che non ha precedenti e che farà scuola in tutta Europa.

Lo hanno dimostrato Ilda Boccassini, ancora una volta, ed il collegio che si sta occupando dei reati di concussione e prostituzione minorile a carico di Silvio Berlusconi, confortati finalmente dalla pronuncia della Corte Costituzionale che, come era scontato, ha respinto il ridicolo e vergognoso conflitto di attribuzione messo su da una maggioranza parlamentare di servi, sotto l’assunto che Ruby era la nipote di Moubarak.

Il processo Ruby, che ha impegnato per settimane il parlamento di una Repubblica democratica su pseudo disquisizioni giuridiche in merito all’intervento del presidente del Consiglio sulla questura di Milano nell’esercizio delle sue funzioni onde scongiurare il rischio di un incidente diplomatico con l’Egitto, non sarà scippato ai suoi giudici naturali, e per una volta si avvererà “il miracolo” di un procedimento fuori dal rischio prescrizione.

La politica intanto rifugiata nel temporaneo riparo che le ha offerto ed imposto il governo di Monti, invece di mostrare un tardivo operoso “ravvedimento” sta usando il tempo che resta di qui alla fine della legislatura per screditarsi oltre qualsiasi soglia di immaginazione e per disgustare gli elettori più di quanto non abbia fatto finora.

Se qualsiasi mente ragionevole poteva facilmente immaginare quale fine avrebbe fatto il costituendo “partito degli onesti” di Angelino Alfano

e quale margine di realizzazione avrebbero potuto avere le primarie in casa berlusconiana, non era, nonostante tutto, così scontato che in casa democratica si arrivasse in così breve tempo e tanto platealmente a sconfessarle e a tentare “l’indietro tutta” quando arrivano iper annunciati risultati disastrosi per il partito, come da ultimo a Genova.

Come sempre a rivendicare la politica politicante è stato in primis Massimo D’Alema che a seguito della dèbacle delle due “signore” amiche-nemiche ha detto senza mezzi termini che i candidati vanno selezionati “per vie interne al partito”. E questo richiamo all’ordine e al primato del partito con un sonoro schiaffo alla base e ai cittadini è avvenuto dopo circa un mese dalla proposta, nella deprecata ipotesi di ritorno al voto con il porcellum, che i tutti i candidati alle politiche venissero scelti attraverso le primarie, proprio per avere degli eletti e non dei nominati!

Se poi allo stato di delirio ed impotenza decisionale del partito si aggiunge l’effetto del “caso Lusi” con tanto di sviluppi e di pretesa del tesoriere della Margherita ad essere riammesso nel PD con le scuse, si capisce bene come, stando ai sondaggi, il partito di Bersani che non aveva subito contraccolpi a seguito del sostegno al governo Monti e alle misure “lacrime e sangue”, adesso registri vistose e pericolose flessioni.

D’altronde, in una perfetta nemesi, anche i sondaggi che Berlusconi amava, commissionava ed esibiva come trofei e da cui traeva impulso per la sua propaganda anti-magistrati, dai quali ovviamente nelle preferenze degli italiani la magistratura doveva sempre uscire bastonata, confermano che, al contrario, dopo vent’anni in cui l’unico segnale concreto del presunto “primato della politica” è stata la guerra trasversale alla magistratura, sono i partiti ed i parlamentari i più screditati ed invisi ai cittadini.

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