Il riso abbonda...

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 10/04/2011
Il cavaliere racconta barzellette a raffica, ormai, e in tutte le occasioni ufficiali: sono stupide e volgari eppure tutti intorno a lui cercano di ridere... ma che c’è da ridere in questo paese?

In questi giorni assistiamo a uno spettacolo sempre uguale: il cavaliere sta in piedi davanti a una platea e parla, straparla, inveisce contro i magistrati, la Costituzione, il Parlamento, il Presidente della Repubblica che gli impediscono di fare quello che vuole. Inutile fargli notare che non è un fatto personale, ma che in questo intreccio di controlli sta la garanzia della democrazia: non è in grado di capirlo, il suo egotismo non glielo consente.

Lo prende come un affronto alla sua volontà e minaccia che cambierà tutto e rifarà di sana pianta la Costituzione. Urla che vincerà le elezioni e metterà mano anche alla riforma del suo partito. Perché gli dà fastidio che ci siano persone che hanno una opinione diversa dalla sua: li bolla come comunisti, gente che rema contro di lui, che lo odia, chissà perché, mentre lui vuole solo soldatini pronti ai suoi comandi. Non fosse il premier forse sarebbe già ospite in qualche neurodeliri.

Ma adesso i suoi strilli non scuotono più nessuno, non provocano nemmeno rabbia: ormai la gente lo guarda senza nessun interesse, come non contasse più niente, come se quello che dice fossero solo parole al vento. Ha fatto troppe promesse che non ha mantenuto, ha detto troppe bugie, tutte uguali e troppo grosse un po’ ovunque: a L’Aquila, a Napoli, a La Maddalena, a Lampedusa. Ormai nessuno gli crede più: ha perso ogni credibilità e forse comincia ad accorgersene perfino lui. Così gli è rimasto solo di contare sulla simpatia per far presa sulla gente e non fa che raccontare barzellette.

Ha capito che può fare solo l’intrattenitore, ma non ha il senso della misura e ormai ha perso lo smalto: le sue barzellette sono sporche, volgari, inutilmente sconce, come fossero lo specchio della sua stessa vita. E non fanno nemmeno più ridere. La gente ascolta rassegnata. Nell’aria c’è imbarazzo, sconcerto, sorpresa, poi qualche falsa risatina di condiscendenza: qualcuno evidentemente pensa che non sia buona educazione non ridere alle barzellette di un personaggio “importante”. Nessuno li ha informati che il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi! Lo dicevano anche i romani Risus abundat in ore stultorum, si vede che anche allora c’erano degli stupidi che per piaggeria ridevano alle battute sguaiate del potente di turno.

Ormai nel caso del cavaliere, però, siamo proprio al delirio verbale e perfino nel racconto delle barzellette sta diventando confuso e incomprensibile. Infatti quella raccontata ieri alla premiazione delle “Giovani eccellenze” non ha fatto ridere nessuno. Sarà perché era talmente stupida e inutilmente scurrile, ma soprattutto raccontata male, che nessuno ha capito dove doveva far finta di ridere. E così tutti son rimasti in un imbarazzato e imbarazzante silenzio. Infatti per raccontare barzellette è necessaria una certa dose di leggerezza, di ironia, di sense of humour, tutte cose che quel signore assolutamente non ha, è palese, anche perchè se le avesse non si comporterebbe in modo così imbarazzante.

Inutile continuare a dire che il momento politico richiederebbe ben altro che un futile intrattenimento, ma senso di responsabilità, senso della misura, rispetto per il proprio ruolo, etc. etc. : sono cose che ci siamo già detti mille volte in questi anni! Ed è inutile ripeterle, o commentare dicendo che lui non è all’altezza del ruolo che ricopre. Lo sappiamo bene. E purtroppo lo sa anche tutto il resto del mondo.

Vero è che ormai siamo oltre ogni soglia – pur ormai bassissima – di decenza e che quello che lo separa dal ludibrio di una caduta rovinosa (ma non dall’emarginazione lenta e progressiva da ruoli di responsabilità), è la canizza di gente avida che lo circonda e che sa che lui è per loro l’ultimo treno. Sono perciò disposti a tutto: a fare e votare le leggi più vergognose, ripugnanti, ignobili che lui gli impone, pur di stare abbarbiccati alle loro poltrone. Così lui si salva il derrière e loro si salvano il posto e le prebende.

Ma è una moneta che ha due facce: infatti se lui è padrone delle loro coscienze, è anche prigioniero del loro ricatto, è nelle loro mani e loro chiedono, a volte elemosinando ed altre volte esigendo, sempre di più: posti di ministro, di sottosegretario, soldi, assicurazioni di rielezioni certe e chi più ne ha più ne sprema. Un mercato insomma fra i più loschi e schifosi che si siano mai visti. E ormai anche alla luce del sole, senza paraventi, senza scuse, senza alibi, in modo spudoratamente palese, senza alcuna traccia di rispetto delle apparenze, di senso del decoro e della dignità. Tutti sopra l’osso da spolpare come cani affamati, come maiali al trògolo, indifferenti a chi li guarda, perché spinti solo dalla propria esigente avidità. E’ un saccheggio continuo, come nelle città abbandonate.

Non so come la storia futura racconterà questi anni scomposti e scriteriati, lo stile di vita di questa classe politica degradata e collusa, il malessere di una intera nazione tenuta in scacco dai desideri di un unico uomo, il massacro delle istituzioni, la povertà morale, il dissesto economico, il ripristino dei privilegi di classe, la povertà, la disoccupazione, la fuga dei giovani senza un futuro.

Chi vedrà i filmati di oggi, chi lo ascolterà nei suoi deliri verbali o lo seguirà nel racconto delle sue barzellette, resterà allibito e costernato e si chiederà come abbiamo fatto a sopportare un simile personaggio. Non diversamente da come noi guardiamo increduli i vecchi filmati in bianco e nero dell’Istituto Luce che mostrano il duce ballonzolante e compiaciuto sparare cazzate senza batter ciglio, o a petto nudo, in un eccesso di vanità ridicola, esibire un torace flaccido sotto pantaloni ascellari.

Ho detto flaccido... chissà perché mi ricorda qualcosa....

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