La grande crisi ha già rottamato le non-ricette di Renzi

di libreidee.org - 20/10/2012
La non-ricetta di Matteo Renzi è già stata ampiamente rottamata dalla crisi: lo sostiene Gad Lerner, dopo l’ultima sortita del sindaco fiorentino alla Fondazione Metropolita

Tagli spietati, ancora più duri delle inaudite mutilazioni finora inferte dal governo Monti. La non-ricetta di Matteo Renzi è già stata ampiamente rottamata dalla crisi: lo sostiene Gad Lerner, dopo l’ultima sortita del sindaco fiorentino alla Fondazione Metropolitan: una serata di raccolta fondi con alcuni big della finanza milanese. “Sbloccare la crescita dell’Italia: un progetto rivoluzionario”. Incontro organizzato da Davide Serra, che è il fondatore di Algebris, «un hedge fund nato nel paradiso fiscale delle Cayman», come ricorda – piuttosto perfidamente – il “Corriere della Sera”. Presenti il numero uno di Deutsche Bank Italia, Flavio Valeri, il presidente di Lazard e Allianz Italia, Carlo Salvatori, nonché l’ex direttore generale di Bpm, Enzo Chiesa. Con loro Andrea Soro di Royal Bank of Scotland, l’uomo d’affari Francesco Micheli e l’amministratore delegato di Amplifon, Franco Moscetti.

Il blog del cronista politico de “Il Foglio”, Claudio Cerasa, ha svelato il contenuto della presentazione svolta da Davide Serra, che costituisce un contributo programmatico significativo per la campagna di Renzi. «Il documento preparato da Algebris è un vero e proprio manifesto del liberismo finanziario», osserva Lerner. «La critica al sistema Italia si basa sulla scarsa competitività delle nostre aziende, gravate da un eccesso di fisco, dall’eccessiva spesa in pensioni e salari pubblici e dal mancato contrasto all’evasione fiscale». Secondo il conduttore de “L’Infedele”, il documento commette alcune forzature, per esempio dimenticandosi la differente composizione della nostra spesa previdenziale rispetto agli altri paesi europei, «e il fatto che l’Italia in realtà spenda per gli statali meno di Francia, Gran Bretagna e Spagna, anche se la spesa unitaria per dipendente è superiore».

Le proposte di Serra evidenziano la debolezza di questa impostazione, continua Lerner. «Le modalità suggerite per tagliare le tasse in modo significativo sulle imprese sono irrealistiche», perché le privatizzazioni e le dismissioni di patrimonio pubblico «non potranno, nel breve e medio periodo, garantire gli introiti stimati dal documento». Inoltre, senza significative riduzioni della spesa previdenziale e del monte complessivo dei salari pubblici – traducibile in decina di migliaia di licenziamenti – lo Stato italiano non potrà mai ridurre in modo ampio il suo costo di funzionamento. E dopo la riforma Fornero, se si vuole comprimere ulteriormente la spesa bisogna tagliare le pensioni, anche in modo drastico. «Proporre di ridurre gli stipendi ed il numero dei dirigenti come fa Serra è molto “pop”, ma anche completamente inutile, come dimostra la recente sentenza della Corte Costituzionale».

Inoltre, nel documento realizzato da Algebris si dimentica che i due terzi del Pil italiano sono ormai generati dal terziario, «per il quale sono assenti proposte significative». L’unico modo realistico per realizzare quanto propone Serra? Tagli molto forti alla spesa pubblica, da concentrare in salari e pensioni, infliggendo al paese altre sofferenze. «Il vero problema della “Renzinomics” tratteggiata in quel documento – aggiunge Lerner – è però la sostanziale ignoranza di quanto successo nell’Europa dell’austerità in questi anni». Come evidenziato da Grecia, Spagna e Portogallo, «pesanti tagli alla spesa pubblica non fanno risparmiare, perché in questo momento di recessione patrimoniale simili contrazioni di domanda aggregata servono solo a creare buchi di bilancio». Ormai lo ammette persino il Fondo Monetario Internazionale: lezione «bellamente ignorata dal malinconico manierismo liberista di casa nostra», interpretato da Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, nonché dal trio di “Fermare il Declino” formato da Oscar Giannino, Luigi Zingales e Alberto Bisin, e ora persino dalla campagna di Matteo Renzi. «La realtà di questi anni ha rottamato le tesi di Serra, ma il sindaco non pare esserne accorto».

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