La pericolosa strategia della tensione

di Massimiliano Perna - ilmegafono.org - 15/05/2011
E finalmente è arrivato il momento del voto, al termine di una campagna elettorale che il centrodestra ha voluto “nobilitare” con il consueto stile di marca berlusconiana: fango e veleno mischiati e appallottolati per essere poi utilizzati come sassi

Sassi appiccicosi da lanciare a chi, onestamente e secondo le regole della democrazia, ha presentato agli elettori la propria alternativa, il proprio progetto, l’idea di come dovrebbe essere la propria città e con essa l’Italia. I contenuti che il centrodestra, soprattutto a Milano, ha voluto inserire nella sfida elettorale sono stati di vario genere: dai manifesti offensivi nei confronti della magistratura e delle vittime del terrorismo fino alla trovata finale di calunniare Pisapia, candidato del centrosinistra, con una notizia smentita ampiamente dalle carte e che probabilmente costerà una condanna all’uscente sindaco Pdl.

Insomma, l’appello ad abbassare i toni più volte lanciato dal presidente Napolitano è rimasto inascoltato, quantomeno da una parte politica, all’interno del quale, al momento, persino la Lega rischia di apparire moderata. Il colpo di coda del Caimano ferito, con il suo solito carico di infamie e di volgarità. Dall’altra parte il solito giro di dichiarazioni, annunci, aspettative, vecchie ruggini e vecchi vizi (come la proposta di alleanze improprie). E così, pagine su pagine di giornali, ore e ore di trasmissioni non fanno altro che riproporre i temi dello scontro, catapultando il Paese in un vortice di non senso, in un ring in cui tutti i cittadini salgono come schiere impazzite di fan o ultras, ognuno a difendere il proprio beniamino, indipendentemente dalla consapevolezza che abbia commesso o meno degli errori.

Ed il senso critico? La libertà di pensare senza schemi ideologici? Rarissima, accantonata in piccoli angoli e in ristrette isole di pensiero, sacrificata da questo meccanismo infernale che si autoalimenta, dividendo un popolo che popolo non è stato mai, che oggi ha due concezioni contrapposte prive di una radice culturale e cariche solo di slogan, reciproche accuse, discorsi tipici di una disputa tra tifosi al bar. E allora, in mezzo a questa zuffa, si accetta tutto, compreso lo squallore di certe battute, la volgarità di certi stratagemmi di infimo ordine, ci si spinge perfino a negare la storia, a negare il valore di certe istituzioni, ad oltraggiare la memoria. Un assordante coro in cui ognuno dice la sua, aggiunge, alimenta, provoca, insulta.

E impegnandosi nel coro tutti si dimenticano dei problemi che la gran parte della cittadinanza attraversa quotidianamente, vivendoli sulla propria pelle, lontanissima dai luoghi di dibattito e di scontro. Ecco perché il presidente Napolitano, che tante volte anche su queste pagine abbiamo criticato duramente, in questo momento è l’unica istituzione in grado di rappresentare chi ancora conserva un pensiero critico e un’idea democratica dello Stato. È l’unico che riesce a tenere ancora unito ed in piedi questo Paese, in uno dei momenti peggiori della sua storia. Sia in occasione del Primo Maggio che in questi giorni le sue parole hanno supplito alle mancanze di un governo di sconsiderati, in cui non c’è neanche un ministro che si distingua per moderazione, perché evidentemente lo sceneggiatore è unico…

Il richiamo del presidente ad abbassare i toni è sensato, logico, dovuto. Ma sappiamo già che non accadrà, perché c’è chi i toni li alza per necessità, la necessità di distrarre e di far parlare di sé per coprire il nulla o lo sporco che si cela dietro la propria figura ed il proprio esercito di complici, la necessità di sopravvivere ad un declino sempre più prossimo. I toni in questo Paese non si abbasseranno mai, almeno fino a quando non accadrà qualcosa di veramente decisivo e drastico. Speriamo solo che sia un accadimento politico, magari una debacle elettorale, perché il rischio che la tensione in Italia possa prima o poi generare pericolose mostruosità appare davvero alto e, purtroppo, largamente sottovalutato.

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