LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO CARATTERIZZATA DA UN METODO ARROGANTE E DICHIARAZIONI INSOLENTI

di Franco Pinerolo - 26/02/2012
Come si concluderanno gli incontri tra governo e sindacati sul mercato del lavoro, se verrà cancellato in parte l'articolo 18 o se verranno ridotti gli ammortizzatori sociali come ad esempio la cassa integrazione speciale, è presto per dirlo

Quello che è certo, è che il metodo arrogante con cui il governo ha condotto fin qui i colloqui, e anche le dichiarazioni provocatorie e offensive che li hanno preceduti e accompagnati, hanno dimostrato che Monti e la sua compagine governativa sono una variante colta e rozza della destra europea, sprezzante e lontana mille miglia dalla gente umile che cerca lavoro. Non ci resta che auspicare che il sindacato confederale seduto al tavolo faccia più come San Tommaso che non come Santa Lucia, la quale, poverina, non vedendoci, accettava al buio tutto quanto la vita le offriva.

IL GOVERNO DELLE INSOLENZE. Una sequela di beceri luoghi comuni e di battute grezze e ineleganti da parte del governo Monti, ha accompagnato l'andamento dei colloqui.  

1) Ha iniziato lo stesso Presidente del Consiglio, parlando della “monotonia del posto fisso”, proprio quando un terzo dei giovani italiani non ha un posto di lavoro e, probabilmente, non potrà mai accedere ad un mutuo per la casa, farsi una famiglia e magari avere dei figli. Sono parole che suonano come provocazioni di fronte al dramma dei cinquantenni dell'Eutelia, delle quarantenni dell'Omsa, dei sessantenni dell'Iribus che hanno perso il lavoro, e di tutti i cassintegrati senza speranza di reintegro e i licenziati che il posto di lavoro lo sognano di notte! Il suo attacco al posto fisso, in un momento in cui la gente ha paura del domani, e' tipico di un accademico straricco e arrogante che non sa davvero come vivono le persone nella vita reale.

2) Monti ha poi sostenuto la tesi ignobile delle troppe tutele di cui beneficerebbero i padri, da ridurre per estenderle ai figli. Un bieco espediente propagandistico per ottenere, come avvenuto anche in passato, una riduzione generalizzate dei diritti per tutte e per tutti.

3) Monti ha poi affermato la tesi che l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori va eliminato perché, secondo lui, costituirebbe un ostacolo per gli investimenti stranieri e la crescita economica in Italia. Una tesi falsa che fa rimpiangere lo zio di Bonanni e che perfino uno studente del primo anno di Economia saprebbe facilmente smentire. L'incapacità di attrarre e creare investimenti dipende infatti dalla palude kafkiana della burocrazia, dalla corruzione che pesa su ogni passaggio dei processi autorizzativi, dall'arretratezza di infrastrutture nel nostro Paese che rallenta in misura spesso proibitiva la circolazione delle merci e delle persone, dalla piaga della criminalità organizzata, dalla lentezza del nostro sistema giudiziario che rende difficile recuperare un credito in tempi brevi, dal ritardo da parte dello Stato nel pagamento delle  forniture;  dal mancato accesso al credito per le imprese, dovuto all'utilizzo speculativo dei fondi da parte degli istituti bancari, vero motivo del calo dello spread, attribuito invece erroneamente a Monti; da un sistema fiscale esagerato che andrebbe diminuito come fece a suo tempo Prodi col il cuneo fiscale, facendo costare meno il lavoro a tempo indeterminato, e di più il lavoro precario.

Se dopo aver detto tutte queste cose Monti è ancora al suo posto a governare l'Italia, vuol dire proprio che il berlusconismo in Italia è ancora tristemente vivo e molto diffuso!

4) la catena di insolenti luoghi comuni e di battute stolte è proseguita con la dichiarazione del Ministro Cancellieri la quale ha sostenuto che i giovani vogliono il “posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”.  Forse il Ministro non sa che i giovani italiani sono per lo più disoccupati o precari nonostante si diano da fare per rendersi autonomi, e che i dati ufficiali ne smentiscono il presunto immobilismo. Secondo lo Svimez, infatti, a un anno dalla laurea il giovane meridionale si trova distante da casa 214 chilometri e nel 2010 250 mila giovani si sono spostati dalle regioni meridionali ad altre aree del Paese. Almalaurea certifica poi che la media italiana di giovani laureati che si spostano è alta e la distanza media è di circa 88 Km. Ma probabilmente i nostri professoroni sono troppo ricchi e benestanti per sapere cosa significhi per una persona cambiare casa, quanto costa andare in affitto magari dove capita, lasciando forse la casa ereditata dai genitori, spostando i figli da una scuola all'altra, abbandonando il coniuge che non può trasferirsi. Lor signori sicuramente non hanno mai avuto problemi di questo tipo!

5) A tutto ciò si aggiungono le sparate del rampante Martone sui giovani laureati oltre i 28 anni, definiti rozzamente “sfigati”; le deliranti dichiarazioni dello stesso Monti su un presunto”apartheid tra chi per caso e per età è già dentro e chi fa fatica ad entrare” nel mondo dl lavoro, lasciando intendere che i lavoratori con contratto a tempo indeterminato e le sacrosante tutele sindacali e di legge di cui godono sarebbero i responsabili dell'emarginazione dei giovani nel precariato; oppure la recente inaccettabile provocazione del Presidente di Confindustria Marcegaglia sui sindacati che difenderebbero assenteisti cronici e ladri, una dichiarazione assurda e insensata, quando invece Confindustria farebbe meglio a guardare in casa propria il mancato rispetto delle misure di sicurezza sul lavoro, i capitali che spariscono illegalmente all'estero e gli imprenditori che intrallazzano con le cricche di ogni tipo, come la P3, la P4 ecc.

I RAPPORTI CON I SINDACATI

1) COLLOQUI PURAMENTE FORMALI. Monti ha sempre autoritariamente respinto l'idea del negoziato con il sindacato, fin dalla prima manovra su Ici, benzina e pensioni, ritenendo evidentemente la trattativa con le parti sociali una cosa superflua e pressoché inutile .

Lo stesso Ministro Fornero si è presentata alla discussione coi suoi interlocutori sindacali senza uno straccio di documento ufficiale, solo con semplici accenni e leggendo qualcosa senza consegnarlo, quasi a far intendere che il governo sa già quel che vuole fare e del parere dei sindacati può fare benissimo a meno, come del resto ha affermato in premessa lo stesso Ministro. Dopo il primo incontro la Fornero ha addirittura proposto alle parti sociali di proseguire con una sorta di scambio telematico via web o per telefono o email al posto dei colloqui, svelando la logica puramente formale e ininfluente data agli incontri coi sindacati. Perfino il documento unitario messo a punto il 17 gennaio scorso dalle segreterie nazionali di CGIL, CISL e UIL per il confronto con il governo e la Confindustria non è stato preso in considerazione.

Questi comportamento sono tipicamente reazionari e ci riportano a una logica più ottocentesca che moderna, facendo assomigliare terribilmente il governo Monti a quello mai rimpianto di Berlusconi che l'ha preceduto.

2) PROPOSTE CHE NON SI POSSONO RIFIUTARE. Monti e il Ministro Fornero hanno più volte prepotentemente dichiarato ai giornali che il governo sarebbe andato avanti nel suo progetto lo stesso, anche senza dialogo e accordo con le parti sociali, perfino avvalendosi di 'maggioranze variabili' in Parlamento, sfidando i partiti in disaccordo a votargli contro. E anziché ricercare con pazienza un'intesa al tavolo del confronto, la Fornero ha poi posto intimidatorie scadenze in tempi brevi ai colloqui coi sindacati, troncando così in maniera arrogante lo spazio del confronto. Comportarsi in questo modo quando è in atto lo svolgimento di colloqui appare di una scorrettezza unica, e ci si può aspettare che fra pochi giorni il Ministro si presenti al tavolo con un pacchetto di proposte intrattabili.

IN CONCLUSIONE

L'insolenza e l'arroganza dimostrata da Monti e dai suoi Ministri non lascia presagire nulla di buono sull'articolo 18 e gli ammortizzatori sociali, e c'è il fondato motivo che il governo possa ripetere lo stesso schema della manovra su ICI, pensioni e benzina, ovvero il ME NE FREGO! SI FA COSÌ E BASTA.

MA QUESTA VOLTA NON PUÒ FINIRE COME A DICEMBRE, QUANDO C'È STATA UNA TOTALE RESA E MANCANZA DI REAZIONE DA PARTE SINDACALE, PALESANDO TUTTA L'INUTILITÀ DELLA SUA FUNZIONE! 

RICORDIAMOCI DI QUANTO AVVENNE NEL MARZO 2002, QUANDO SI TENTÒ L'AFFONDO CON L'ABOLIZIONE DELL'ART.18, E L'ALLORA GOVERNO BERLUSCONI DOVETTE BATTERE IN RITIRATA DAVANTI A UNA MOBILITAZIONE VERAMENTE DEGNA DELLA CGIL CHE PORTÒ IN PIAZZA A ROMA TRE MILIONI DI LAVORATRICI E LAVORATORI.

SE IL GOVERNO MONTI VORRA' ANDARE AVANTI DA SOLO FREGANDOSENE DEI LAVORATORI, DEI PRECARI, DEI SINDACATI E DEI PARTITI CHE NON SONO D'ACCORDO, STAVOLTA DOVRA' TROVARE A SBARRARGLI LA STRADA LA PRONTA MOBILITAZIONE DELLA PIAZZA!

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