Non solo Ruby

di Francesco Baicchi - 24/01/2011
Nessun distinguo ideologico, anche se comprensibile e reale, potrebbe giustificare divisioni nell'opposizione che prolunghino la vita a questo regime e alla maggioranza artificiale che lo sostiene.

La vicenda che il nostro Paese sta vivendo in questi giorni, drammatica per noi quanto ridicola per i cittadini degli altri Paesi democratici, conferma in pieno le peggiori previsioni di quanti hanno denunciato sin dall'inizio i rischi legati a leggi elettorali sciagurate, imposte dai sostenitori del bipolarismo forzato e delle liste bloccate.

Dietro la teorizzazione della 'stabilità' e della 'governabilità' si nascondeva in realtà l'obiettivo della autoreferenzialità di gruppi dirigenti, che pretendono dagli elettori solo un mandato in bianco, rifiutano controlli e negano trasparenza.

Questo modello (che ispira anche la legge elettorale regionale toscana) esprime oggi tutta la sua virulenza.


Una maggioranza parlamentare che non corrisponde alle scelte espresse dall'elettorato, composta da dipendenti, avvocati, amichette del suo leader e da mercenari della ultima e penultima ora è in grado di bloccare la vita del Paese e di stravolgere il nostro sistema democratico.

Anche se le recenti cronache hanno reso ormai indiscutibile l'inadeguatezza di Berlusconi a guidare il Paese, quali motivi dovrebbero avere queste squallide figure di votare contro l'unica persona che può garantire loro la rielezione, o comunque un sicuro e agiato futuro?

Quindi tecnicamente Berlusconi non può essere 'dimesso' e l'unica speranza di evitare il disastro economico, sociale e della immagine internazionale del nostro Paese sarebbe 'comprare' la collaborazione di Bossi concedendogli definitivamente il controllo assoluto sul terzo più ricco del Paese.


Questa è la conseguenza di aver affidato alle burocrazie di partito (o a poche persone, nel caso dei berlusconiani) la nomina dei parlamentari, privando gli elettori del diritto costituzionale di sceglierli e valutare il loro operato.

Questa è la conseguenza di aver deformato il criterio della rappresentanza proporzionale, trasformando il Parlamento da strumento di confronto e di realizzazione della volontà dei cittadini a semplice esecutore passivo delle decisioni di pochi oligarchi.

E' anche la conseguenza di non aver voluto o saputo impedire la formazione del monopolio mediatico che consente a Berlusconi di dissimulare la realtà dei fatti dietro uno schermo di disinformazione e di menzogne.


Il 'caso Ruby e colleghe' può essere rilevante per il nostro Paese solo se contribuisce a far capire a tutti i leder delle opposizioni la necessità prioritaria di recuperare il dettato Costituzionale, garantendo il pluralismo della informazione e il potere dei cittadini di scegliere da chi farsi rappresentare. Nessun distinguo ideologico, anche se comprensibile e reale, potrebbe giustificare divisioni che prolunghino la vita a questo regime e alla maggioranza artificiale che lo sostiene.

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