Situazioni in cui non bisogna stare, telefonate che non si possono sopportare.

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 25/01/2011
La telefonata di Berlusconi all'Infedele" conferma la sua pochezza di uomo, la sua arroganza padronale, la sua penosa fragilità di politico in balìa dei bisogni e dei ricatti di uno stuolo di amicizie prezzolate

“Ci sono situazioni in cui non bisogna stare”. Una risposta lineare che ripristina le coordinate perdute e rimette al centro il merito dei fatti nel delirio surreale senza imbarazzo nella rappresentazione del cosiddetto affaire Ruby da parte della strategia comunicativa del potentissimo apparato berlusconiano con la complicità dei giornalisti al seguito.

L’ha data qualche sera fa Beppe Severgnini che non si è mai segnalato come “demonizzatore” professionista di Berlusconi e ha formato il suo punto di vista principalmente dall’estero, dove un’opinione se la sono fatta su Berlusconi e anche su di noi, e si riferisce alla sua “inspiegabile” sparizione dagli studi di Matrix dove si era ingenuamente avventurato per parlare di fatti conclamati e degli aspetti giudiziari dei medesimi, di grave entità ed elevato allarme sociale, soprattutto se compiuti in una residenza ufficiale del capo del Governo.

Invece si è immediatamente reso conto di essere stato invitato per avvalorare come spazio di approfondimento un accavallarsi di spot propagandistici sulle benemerenze e la generosità disinteressata del premier, sul suo innato “senso del decoro”, sulla sua sensibilità e galanteria” di “signore d’altri tempi” come l’ha ripetutamente definito la calendarista -ministro Carfagna, sul suo irrefrenabile impulso di andare dai giudici, frustrato dal “golpismo” dei pm, sulla sua privacy oltraggiata, sulla persecuzione decennale che dalla sua persona si è allungata sulle “povere ragazze”.

E naturalmente la scaletta di Alessio Vinci prevedeva “un confronto” con le urla belluine di uno Sgarbi dagli occhi iniettati di sangue che si è avventato contro “i crimini” dei magistrati milanesi che vogliono spiare dentro la dimora presidenziale e ha paragonato il giro di prostituzione organizzata dislocato tra le residenze governative, agli scandali sessuali di cui sono stati protagonisti Clinton, Kennedy o, udite, udite, Pier Paolo Pasolini.

Ma non bastava né il Porta a Porta pseudo-anglosassone di Matrix e nemmeno il salotto finto hold english del mieloso Signorini che ha incoraggiato e probabilmente co- sceneggiato la Ruby versione David Copperfield con impareggiabili lacrime da fotoromanzo. E allora ecco irrompere la tiger woman Santanché, vice ministro all’annientamento dei nemici del capo, molto più accanita e molto meno fashion della perfida Crudelia De Mon, per sabotare qualsiasi spazio dove si cerchi di ricostruire i fatti e fare approfondimento con insulti, sceneggiate e studiate piazzate con uscita plateale contro la manifesta faziosità di conduttori, inviati o vignettisti, tutti of course irrimediabilmente comunisti.

Accanto alle lacrime delle “povere ragazze” intimidite e umiliate da poliziotti e magistrati sempre al servizio delle cospirazioni comuniste, ci vuole anche l’immagine di quella che ce la fatta per capacità manifeste che annienta gli avversari con un ruggito, una tutta di un pezzo che solo due anni fa prima di rientrare all’ovile di Arcore con zelo propagandistico raddoppiato accusava il benefattore delle giovani di volere le donne orizzontali e si vantava di “non avergliela mai data”. Poi non sufficientemente appagata delle performance ad AnnoZero e ad Agorà ha voluto anche ripetersi in un consolidato cavallo di battaglia, cogliendo la provocazione della Littizzetto e ha fatto mostra del già famoso dito medio, con tanto di anello cafonal, congedandosi da Mentana.

D’altronde nel valutare l’aplomb istituzionale dei moschettieri del Papi nazionale, non bisogna dimenticare che poco dopo l’invito a comparire per il premier vi è stata una formale riunione di tutti i parlamentari-avvocati del PDL (quelli che tuonano contro la vergogna dei magistrati in politica e si avventano tuttora contro Luigi De Magistris reo di essersi dimesso dalla magistratura per candidarsi con l’IDV) finalizzata alla costituzione di un collegio difensivo del partito per tutte le fanciulle “perseguitate” dalle toghe rosse.

Ma siccome la situazione peggiora di giorno in giorno e di ora in ora, e si sta mettendo sempre più male sia sotto il profilo dell’isolamento interno che internazionale, sia sotto quello processuale, dato che l’inchiesta procede e si arricchisce di nuovi ponderosi faldoni, allora il capo supremo e primo inquisito, anche per arginare in via preventiva cedimenti tra le fila delle sue innumerevoli “ospiti” per lui fatali, non può più affidarsi ai fedelissimi ma deve essere onnipresente.

I videomessaggi anche ogni quarantotto ore non bastano più. E così si sente costretto, in primo luogo per difendere i suoi coimputati e la sua plenipotenziaria Nicole Minetti a telefonare a fine serata a l’Infedele dove era peraltro rappresentato da una pattuglia molto combattiva in cui spiccava “una vittima” delle odiose perquisizioni in via Olgettina che non ha esitato ad accusare i poliziotti per essersi presentati alle sette di mattina.

Con inaudita volgarità ha infamato Gad Lerner per una trasmissione “disgustosa, spregevole, turpe, ripugnante..” ed ha intimato alla europarlamentare di fedeltà granitica Iva Zanicchi di “venire via da questo postribolo televisivo”.

Una telefonata che conferma la sua pochezza di uomo, la sua arroganza padronale, la sua penosa fragilità di politico in balìa dei bisogni e dei ricatti di uno stuolo di amicizie prezzolate, la sua ossessione di onnipotenza e onnipresenza, il “ghe pensi mi” di uno che non si fida più nemmeno dei suoi fedelissimi e che crede di poter controllare tutto e tutti in eterno. Forse è un intervento che dà la misura di come non si possa prolungare ancora per molto una patologia di questa portata, sicuramente è una telefonata che non contribuisce ad allungare politicamente la vita del premier e del suo governo.

Se per un giornalista che vuole salvaguardare la sua credibilità ci sono “situazioni in cui non bisogna stare”, per un politico per di più capo di un Governo in una situazione già altamente critica, ci sono telefonate che si devono assolutamente evitare.

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