Tacere, obbedire, pagare e soprattutto non indagare

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 07/10/2011
Tacere, obbedire, pagare, è il programma in tre punti che la maggioranza agonizzante tenta di imporre ai cittadini

Mentre il paese è allo stremo, le forze della maggioranza sono ogni ora di più concentrate nella guerra contro la magistratura al servizio di un padrone che alla fine è più necessitato che mai ad evitare la galera e salvare “la roba” come dimostra da ultimo l’esposto manifestamente intimidatorio di Marina Berlusconi contro i giudici che hanno stabilito il risarcimento alla Cir di De Benedetti.

E’ quasi impossibile restituire il bollettino di guerra aggiornato ad horas delle aggressioni istituzionali nei confronti del potere giudiziario e delle singole persone che hanno la ventura di imbattersi nelle procure di tutta Italia nelle inchieste più disparate in cui a diverso titolo irrompe il Cavaliere con i suoi traffici e con i suoi compagni di Bunga Bunga: da Napoli a Bari, da Milano a Lecce.

Quasi contestualmente, l’ex-guardasigilli impegnato a fondare “il partito degli onesti”, altrimenti detto in modo più disinvolto Forza Gnocca, ed il ministro della giustizia in carica amico storico di Cesare Previti, sono intervenuti con una violenza e rozzezza inusitata per imporre il silenzio tombale ai magistrati e per invocare che “paghino” per i loro errori, in riferimento alla sentenza di appello di Perugia.

Il ministro Nitto Palma, e non è purtroppo uno scherzo, ha lanciato un nuovo modello di illecito disciplinare per il magistrato che osa come qualsiasi cittadino, esercitando un suo diritto costituzionale, esercitare la libertà di pensiero e di parola: quello di eccesso di parole”. Poi mostrandosi dotato di quel senso dell’umorismo che contraddistingue il capo ha aggiunto testualmente “e non chiamatelo bavaglio!”, forse per evitare un doppione con quello che si sta materializzando sulle intercettazioni.

In pratica si tratterebbe finalmente di “perseguire pubbliche manifestazioni del pensiero evidentemente esorbitanti dai doveri dell’equilibrio, della dignità, della misura”, imprescindibili, va da sé dalla correttezza e dal riserbo richiesti dalla funzione giurisdizionale.

L’obiettivo di silenziare i magistrati e di impedirgli di esprimersi sui reali guasti della giustizia, sulle leggi che ostacolano il processo penale, sull’impatto di provvedimenti abnormi come “il processo lungo” o la prescrizione breve, non sono a dire il vero un’invenzione dell’attuale maggioranza, ma finora non era stato minacciato con tale vis intimidatoria.

Quanto l’intimidazione sia la finalità primaria da perseguire è stato puntualmente confermato in queste ore dalla incredibile interrogazione dei capigruppo PDL di Camera e Senato al ministro-silenziatore, perché intervenga, guarda caso contro le procure di Milano, Napoli, Bari, cioè quelle titolari delle inchieste da cui Berlusconi sa benissimo di non poter uscire impunito a meno che faccia chiudere i tribunali o annienti fisicamente i magistrati.

In tali procure secondo Gasparri e Cicchitto, che non sono in grado di dire mai di no o di sottrarsi dalle incombenze peggiori, si sarebbero perpetrate “lesioni gravi e continuate al diritto alla difesa” da cui la richiesta di intervento con ispezioni a tappeto e strumenti adeguati per dissuadere i PM dal proseguire indagini “molto pericolose”. L’indomito Fabrizio Cicchitto ha anche voluto precisare che, ovviamente, non è un’iniziativa contro la magistratura, ma nei confronti di “quei settori politicizzati che si collegano al Pd e all’IDV”

E per rendersi conto del clima di ferocia da fine conclamata di cui è preda questa maggioranza in panico, basta vedere come ha reagito l’ex guardasigilli, Angelino il delfino, altrimenti noto come “riformatore epocale”, alla sentenza di appello di Perugia che ha mandato assolti gli imputati: si è scagliato rabbioso contro i magistrati di primo grado, incurante degli esiti delle nuove perizie e manifestamente ignaro di come funzioni il doppio grado di giudizio.

Ma ogni occasione è buona per delegittimare ed accusare PM e giudici di “errori infamanti da pagare” che, se esistono, vanno attribuiti in primo luogo al sistema ed alle regole dell’iter del processo penale, diventato una corsa ad ostacoli a favore degli imputati danarosi e potenti, nonché ai diversi gradi di giudizio stabiliti non dai magistrati ma dal legislatore.

Tacere, obbedire, pagare, è il programma in tre punti che la maggioranza agonizzante tenta di imporre ai cittadini più scomodi ed odiati che in forza di un concorso, e nel rispetto della Costituzione osano applicare la legge nei confronti di tutti.

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