Fridays For Future: “La lobby del fossile corrompe e nega. Svolta o sarà collasso climatico”

di Luigi Ferrieri Caputi - Il Fatto Quotidiano - 08/07/2020
Il calo delle emissioni durante il lockdown è durato poco. Serve una seria riconversione ecologica capace di creare milioni di posti di lavoro e scongiurare la fine. Ma la potente lobby del carbone e del petrolio corrompe la politica, finanzia campagne e alimenta i negazionisti

Le emissioni climalteranti sono tornate ad aumentare. Abbiamo tutti visto le immagini e le grafiche che giravano durante il lockdown, per prime quella della Cina: le emissioni di CO2 erano calate drasticamente.

Sia chiaro, non è la prima volta. Periodi di crisi e di contrazione dell’economia, vuoi la grande depressione, vuoi la crisi del 2008 hanno sempre visto riduzione della CO2 emessa; mai, però, a questi livelli.

Si stima che, durante il picco della pandemia, quindi ad Aprile, le emissioni siano diminuite – a livello globale – di circa il 17% rispetto alle emissioni del 2019.
Questa è una percentuale davvero colossale, e una riduzione del genere non si era mai vista prima!

Quello che, come già detto, era già avvenuto era il fatto che durante periodi di crisi, e quindi di riduzione dell’attività produttiva ed economica, le emissioni diminuissero. Ogni volta però, attenzione, le emissioni erano tornate a salire. Il calo, quindi, non è mai stato costante perché non è mai stato legato a una vera riconversione dell’economia o della produzione, bensì a eventi e situazioni “momentanee, di passaggio” e che hanno poi contribuito a cercare di “recuperare quanto perso” tornando a emettere ancora di più di quanto si facesse prima, e ancora più velocemente.

Gli analisti ci avevano avvertiti: anche stavolta, il calo sarà solo temporaneo. Per salvare davvero la società dal collasso climatico e quindi sociale, sarà necessaria una riduzione delle emissioni costante che non vuol dire, attenzioni, dove vivere in periodi di crisi economica; anzi!
Ci avevano avvertiti, insomma, che la storia si sarebbe ripetuta: che le emissioni sarebbero tornare ad aumentare, e così è stato. E’ stato perfino peggio di quanto si stimasse, col “rimbalzo delle emissioni” che ha superato i livelli previsti.

Una serie riconversione ecologica sarebbe capace di creare milioni di posti di lavoro. Pensate alla creazione di nuove centrali elettriche alimentate con fonti rinnovabili, pensate a tutte le infrastrutture che serviranno per questo enorme progetto, pensate all’efficientare tutti gli edifici, pensate al riuscire a garantire un trasporto pubblico efficace, capillare e a impatto zero: tutto questo vorrebbe dire creare lavoro e occupazione.

La riduzione delle emissioni prevista per fine anno potrebbe essere di appena il 3-5% e benchè queste restino ancora dei record assoluti, non saranno minimamente sufficienti a scongiurare il collasso climatico. Questo perché, come già accennato prima, la riduzione non è stata conseguente a un cambio sistematico, bensì a un periodo di crisi.

Il punto centrale della faccenda è uno: alle due crisi esiste una soluzione unica, la riconversione ecologica. Da una parte abbiamo la crisi economica scatenata dalla pandemia di covid-19 e dal conseguente lockdown: milioni di posti di lavoro perduti, Pil crollato, debito alle stelle, consumi ridotti. Una crisi economica senza precedenti. Dall’altra abbiamo la crisi climatica, la quale è una “pandemia a rallentatore” e che è strettamente collegata alla diffusione di nuovi virus. Le conseguenze di questa crisi sono già visibili, e saranno sempre peggiori (se la politica non agirà): siccità, scaristà di cibo, fusione dei ghiacciai (quindi innalzamento dei livelli dei mari e mancanza di acqua), alluvioni, ondate di calore (peggiori di quella del 2003, che uccise decine di migliaia di persone), miliardi di migranti climatici, desertificazioni: insomma, il collasso della società per come la conosciamo.

Il collasso climatico è ancora evitabile, abbiamo circa 7 anni per riuscire a scongiurare tutto ciò e dovremmo ridurre le emissioni di circa il 12-15% ogni anno da qui al 2030.

La famosa transizione energetica citata in precedenza permetterebbe di risolvere entrambi le crisi. Perché non sta avvenendo, allora?

Semplice, perché le lobby del fossile non la vogliono. Abbandonare i combustibili fossili vorrebbe dire perdere quei profitti di breve termine (anche se guadagnerebbero comunque sul lungo termine!!!) derivanti dall’estrazione del petrolio e del gas Metano.

Le lobby dei combustibili fossili finanziano enormi campagne e fanno un colossale lavoro di pressione (e corruzione) sulla classe politica dirigente affinché questa riconversione, che andrebbe negli interessi di tutti noi, non avvenga. Dal finanziamento dei negazionisti, al greenwashing, fino alla vera e propria corruzione tengono il mondo legato all’economia fossile.

E a pagarne il prezzo siamo noi.

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