IL BIVIO

di Francesco Baicchi - 18/05/2022
Il buon senso sembra divenire una merce ogni giorno più rara fra i 'padroni' del mondo; spetta dunque ai popoli, che da sempre subiscono le conseguenze delle guerre, pretendere finalmente la pace

E' innegabile che la vicenda ucraina non sia una 'guerra regionale' come le tante che abbiamo purtroppo vissuto in questi 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale,spesso mascherate come 'interventi umanitari' o 'esportazione di democrazia'; e non solo perché si svolge ai confini della UE.
L'aggressione russa all'Ucraina (poco importa se provocata) infrange clamorosamente il diritto internazionale senza nemmeno il tentativo di motivazioni più o meno credibili e ci riporta indietro di un secolo, cancellando la scelta fondamentale del rifiuto della guerra su cui si accordarono le Nazioni nel 1945.
Mentre l'atteggiamento del segretario della NATO Stoltenberg dipinge con arrogante sfrontatezza lo scenario di una guerra di durata indeterminata che l'Europa, condannata a esserne solo il passivo campo di battaglia, non può accettare.
E' questo il prezzo che paghiamo per la rinuncia dell'Europa a far valere unitariamente una propria politica internazionale coerente e autonoma,e per aver lasciato che le grandi potenze depotenziassero, fino a cancellarlo,il ruolo dell'ONU.

L'orrore della guerra interrompe anche il tentativo di avviare un processo virtuoso che, con immani difficoltà,tentava di estendere il sistema degli accordi internazionali,sinora limitato principalmente alla regolamentazione degli scambi economici,alle ben più importanti materie da cui dipende la sopravvivenza del genere umano:la salvaguardia dell'ambiente,la gestione delle risorse energetiche e di quelle alimentari (a partire dall'acqua!) il controllo degli arsenali batteriologici e nucleari. ecc...Con quanta buona fede questi accordi siano stati affrontati dalle classi dirigenti che li sottoscrivevano possiamo valutarlo dalla esasperante lentezza con cui si sono realizzati i pochi impegni assunti, ma non è possibile negare la diffusione nella opinione pubblica della coscienza della loro importanza.

Anche se la maggiore responsabilità del disastro ecologico e dell'innalzamento della temperatura del pianeta ricade sulle nazioni più ricche (e sprecone), sappiamo tutti che senza un serio accordo mondiale. che la guerra rende impossibile, non si potrà invertire e nemmeno arrestare la corsa verso il disastro.
In questo scenario drammatico,forse nella miope illusione dei più forti di potersi salvare da soli è esploso di nuovo lo spettro del passaggio dalla guerra 'convenzionale' a quella nucleare, che pensavamo ormai improponibile e che il prolungarsi dello scontro rende invece sempre più concreto.

L'assurdo scontro fra le due maggiori potenze imperialisti che fa ricadere sulla 'Vecchia' Europa, unico esempio di costruzione di una convivenza stabile fra popoli che si sono in precedenza combattuti sanguinosamente per secoli, la grande responsabilità di dimostrare che la pace è possibile.
E' però indispensabile un profondo mutamento della stessa UE in direzione di quella unità politica che non si è ancora costruita,superando i residui nazionalismi spesso dettati solo da meschini interessi economici.
Il coinvolgimento europeo in quella che nessuno nega più essere una guerra USA/NATO contro RUSSIA, segnerebbe definitivamente l'irrilevanza della UE sul piano internazionale e la fine del sogno di un mondo in cui anche i rapporti fra le nazioni siano ricondotti a un sistema giuridico che escluda il ricorso alla violenza.

I fautori della 'globalizzazione' che ha di fatto quasi cancellato le frontiere (almeno per merci e finanza) forse non avevano previsto che fra le conseguenze 'collaterali' ci sarebbe stato un affievolirsi dei legami di dipendenza dei paesi più piccoli dagli stati-guida dei due principali schieramenti e, soprattutto, una impossibilità di controllare i movimenti finanziari, che si muovono in una dimensione sovra-nazionale priva di regolamentazione  efficace.
L'entrata in campo della Cina come terzo polo in crescita vertiginosa non ha certo semplificato il quadro per chi pensava di aver raggiunto una leadership mondiale assoluta con la dissoluzione dell'URSS.

La presa d'atto della scarsità delle risorse insufficienti a garantire per tutti l'attuale livello dei consumi,invece di generare politiche di intelligente risparmio, spinge i più forti a nuove forme di colonialismo predatorio e agli inevitabili conflitti che ne derivano.
Ora la scelta è fra tornare al braccio di ferro fra chi ha più bombe (ma quelle esistenti pare che siano sufficienti a distruggere la vita sul nostro pianeta centinaia di volte),o confermare il rifiuto della violenza e del riarmo, sedendosi intorno a un tavolo per decidere un quadro di regole che metta definitivamente fuori legge l'uso della forza.

Una scelta che il buon senso vorrebbe obbligata, perché in una guerra nucleare nessuno può vincere e l'unica incognita è chi sarà cosi folle da sparare il primo colpo.
Ma anche il buon senso sembra divenire una merce ogni giorno più rara fra i 'padroni' del mondo; spetta dunque ai popoli, che da sempre subiscono le conseguenze delle guerre, pretendere finalmente la pace.

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