Al “Campo largo” serve una piattaforma sul lavoro

di Giuliana Quattromini - ilfattoquotidiano.it - 07/06/2026
Il mio suggerimento è lavorare più sul campo che per il Campo.

Tra i lavoratori circola questa domanda: ma il Campo largo o progressista si sta impegnando per i nostri diritti o si concentra solo sui problemi dell’Ucraina che ha qualche difficoltà a entrare nell’Ue? Vero è che i lavoratori non nutrono aspettative messianiche visto che proprio leggi del centrosinistra, a partire dal pacchetto Treu, hanno prodotto un pauroso arretramento delle tutele del lavoro, affermando che la rinuncia ai diritti avrebbe migliorato le condizioni dei lavoratori. I fatti hanno ovviamente dimostrato il contrario.

Oggi abbiamo un popolo di precari, interinali, finte partite Iva, finti part time, lavoratori costretti il più delle volte dietro minaccia di licenziamento o trasferimento a firmare verbali di conciliazione tombale che, senza alcuna vera contropartita, importano, in realtà, rinunce a tutti i diritti pregressi.

Questi sono i frutti avvelenati di decenni di consociativismi politici e sindacali dietro il mantra della competitività che si dovrebbe garantire riducendo sempre di più il costo del lavoro. Né si dica che però l’occupazione è aumentata. I numeri in proposito forniti dal governo e dall’Istat sono artificiosi, perché considerano come occupati anche quelli che percepiscono paghe irrisorie e non considerano disoccupati i così detti inattivi, cioè quelli che, avendo perso ogni speranza, ormai un’occupazione non la cercano nemmeno più.

Per ricostituire il legame con il mondo del lavoro, il Campo largo/progressista deve capire l’urgenza di un intervento che si traduca in una piattaforma minima concreta: abrogazione del Jobs Act; reintroduzione della causale nei contratti a termine per combattere la piaga della precarizzazione; salario minimo da aggiornare affinché sia sempre conforme all’art. 36 della Costituzione anche a prescindere dalla contrattazione collettiva; indicizzazione di salari e pensioni per aggiornarne il potere di acquisto rispetto all’inflazione; divieto dei subappalti nei lavori pubblici.

Tutto ciò deve servire a sostenere i salari e, quindi, la domanda interna nonché a redistribuire la ricchezza prodotta nel Paese, mentre la ricchezza finanziaria accumulata dalle grandi aziende è finita all’estero in mille rivoli diversi.

In sintesi, il mio suggerimento è lavorare più sul campo che per il Campo.

Giuliana Quattromini, avvocato giuslavorista

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