Nuova legge elettorale: Vannacci spariglia tutto

di Massimo Villone - ilfattoquotidiano.it - 15/06/2026
Ritorno al proporzionale e messa in sicurezza della Costituzione con qualsiasi – sottolineo qualsiasi – maggioranza: ecco un obiettivo programmatico per il centrosinistra / campo largo nella prossima legislatura. Sempre che si vinca prima, nelle urne, con la legge elettorale voluta dalla destra.

È andato in scena un duello rusticano su quale destra ha il marchio di qualità. Meloni ha attaccato in Parlamento, Vannacci ha risposto nell’assemblea di Futuro Nazionale. È una contesa tra chi fa più passi indietro nella storia d’Italia, e di quella “civiltà occidentale” che dicono di difendere.
Vannacci è un pericolo per la politica italiana? È troppo presto per un giudizio definitivo, ma non si può in premessa classificarlo come un episodio sostanzialmente innocuo di folklore politico. È di piccola bottega la contestazione, che gli viene dalla maggioranza, di essere una quinta colonna e di fare il gioco della sinistra. La questione è se e quanto potrà determinare uno spostamento ancora più a destra dell’asse politico del paese. È significativa una sua frase, riportata da questo giornale: se ne fosse parte vorrebbe essere il “sestante della coalizione, che dà la rotta”.

Alla fine, è colpa di Meloni. Volendo blindarsi a Palazzo Chigi ha armato Vannacci. Come? Con il suo mantra: eleggere il premier garantendogli una (ampia) maggioranza ed evitando a ogni costo il pareggio. Su questa base la destra ha costruito con l’obiettivo di Palazzo Chigi una riforma (AC 2822), che però nel futuro risiko elettorale apre uno spazio a Vannacci. Ha due possibilità. Una è correre da solo, perché superando la soglia del 3% conquista comunque una presenza parlamentare. Un’altra è contrattare posti sicuri in una coalizione in cui ha lo swing vote, il voto indispensabile per vincere. I sondaggi già indicano che senza Vannacci la destra perde. Quindi, per lui due possibilità. A Meloni ne rimane una sola: trattare.

Inoltre, Meloni dovrà colluttare anche con altri portatori di swing vote. Il problema è acuto perché l’AC 2822 rispetto al Rosatellum avvantaggia FdI sui partner di coalizione, come ho dimostrato con una simulazione che si legge su ASTRID Rassegna 8/2026, o sulla mia pagina Facebook. È un contesto che richiederà molti posti sicuri da distribuire. Sono indispensabili a tal fine il megapremio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori) e il blocco su tutte le liste, premio incluso. Serve anche l’emendamento sulla doppia candidatura nel premio e nel proporzionale. È infatti ovvio che il premio nulla dà nel caso di sconfitta. Da qui la candidatura anche nel proporzionale, con l’opzione di lasciare il posto ad altri in caso di vittoria.
Potrebbe la destra rimodulare la legge elettorale in modo da non offrire a Vannacci una rendita di posizione? La risposta è negativa, perché i tratti essenziali della riforma sono strettamente funzionali alle necessità di maggioranza. La prova è che non sono modificati dai quattro emendamenti all’AC 2822 presentati dalla destra in Commissione. Si parla di un emendamento introduttivo delle preferenze, ma verrebbe presentato in aula, dove sarebbe facile affossarlo senza traumi con un voto segreto. Le opposizioni potranno fare ben poco, per regolamento e prassi parlamentari.
È lo scivolamento silenzioso e graduale verso l’autocrazia, di cui ho già scritto. Meloni aveva avvertito nel 2022: “questa nazione va rivoltata come un calzino”. La destra vuole la propria Costituzione. Il referendum del 22-23 marzo ha fermato in parte il disegno. Ma la legge elettorale resta e la destra accelera. È il contesto in cui la presenza di Vannacci può e deve preoccupare.

Una mossa c’è per ridurre il rischio: dismettere il mantra di Meloni e la metanfetamina della correzione maggioritaria che a lungo ha drogato politica e istituzioni. Il ritorno al proporzionale – opterei per un proporzionale di collegio, come il Senato pre-1993 – potrebbe rivitalizzare i soggetti politici e il parlamento, contrastando al tempo stesso l’astensionismo. Si porrebbe altresì fine alla propaganda truffaldina della destra di far contare i cittadini e non il palazzo, proprio mentre nega il diritto di scegliere i rappresentanti.

Rileva che l’AC 2822 contempli già un ritorno al proporzionale puro, se nessuno vince superando la soglia del 42%? No. La scommessa della destra è sull’opzione principale di applicazione del premio. Inoltre, se la coalizione di destra non includesse Vannacci, l’esito probabile sarebbe la vittoria del centrosinistra (se unito), che conquisterebbe il premio. È anche vero che il proporzionale non garantisce di per sé un argine contro la destra estrema, come dimostra il caso AFD in Germania. Ma almeno mette in chiaro quel che la destra realmente è nel paese, escludendo rendite di posizione date dal sistema elettorale.
Ritorno al proporzionale e messa in sicurezza della Costituzione con qualsiasi – sottolineo qualsiasi – maggioranza: ecco un obiettivo programmatico per il centrosinistra / campo largo nella prossima legislatura. Sempre che si vinca prima, nelle urne, con la legge elettorale voluta dalla destra.

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