Dimezzata la pena a un femminicida

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 08/03/2019
Proprio un bel modo per celebrare questo 8 marzo 2019!
I fatti. La sera del 5 ottobre 2016 un uomo di 56 anni, Michele Castaldo, strangolò a mani nude Olga Matei, di 47 anni, con cui aveva una relazione da poco più di un mese. L’assassino confessò il delitto commesso in casa della donna, inizialmente tramite un sms inviato a un cartomante, a cui si era rivolto minacciando poi di uccidersi. Arrestato dalla polizia ha ammesso il proprio delitto "Temevo mi tradisse o che mi volesse lasciare – si è giustificato Castaldo - Le ho detto che doveva essere mia e di nessun altro". La causa scatenante sarebbe stata infatti la gelosia del Castaldo dopo aver visto dei messaggi di un altro uomo sul telefonino di lei. Castaldo era stato condannato a 30 anni di reclusione con rito abbreviato, per omicidio aggravato da futili e abietti motivi. Ed ecco che pochi giorni fa la Corte d’Assise d’Appello di Bologna, con una sentenza appena depositata - che ha scatenato polemiche e reazioni indignate - ha quasi dimezzato la pena all'imputato Michele Castaldo, portandola da 30 a 24 anni che - per effetto del rito abbreviato si sono ridotti ulteriormente a 16- perché quando uccise la partner era in balia di una "tempesta emotiva e passionale". La procura di Bologna sta valutando la possibilità di un ricorso in Cassazione. Permettetemi qualche considerazione, al di là della ripugnanza che suscita una sentenza così platealmente ingiusta e soprattutto che non tiene in nessuna considerazione le ragioni della vittima. Eh sì, perché qui si ha tanta cura del povero assassino in preda ad una “tempesta emotiva e passionale”, ma non si ha alcuna pietà di quella infelice donna strangolata da un energumeno sub umano, il quale aveva già deciso che lei era cosa sua e poteva disporre della sua vita a proprio piacimento. E questo non dopo anni di convivenza e di condivisione di vita, di esperienze, di affetti, di momenti belli e brutti passati insieme, ma di una frequentazione di appena un mese. E questo delinquente dopo averla ammazzata, si è rivolto al suo “guru” personale, nientemeno che un cartomante, per raccontare ciò che aveva fatto e nascondersi vilmente dietro la minaccia di un suicidio. Mi chiedo: ma come ha potuto il giudice Orazio Pescatore, che ha emesso questa sentenza, fare un passo così pericoloso? Non solo per il precedente che crea, ma anche per gli effetti collaterali che si trascinerà dietro. Come ha potuto intenerirsi davanti a questo criminale insensibile, egoista, narciso e ignorante? Come può aver provato pietà di questo bullo, di questo boia, che ha tolto la vita a una giovane donna e una madre alla sua bambina di pochi anni? E quando glielo fanno notare, il giudice si stupisce dell’indignazione che ha suscitato. Orazio Pescatore, 63anni, una lunga carriera in magistratura, autore di questa sentenza, si dice "meravigliato", e si difende: "Il nostro compito era valutare la vita dell'imputato, la personalità nel suo complesso. Come si fa sempre in questi casi. L'imputato, alle sue spalle, aveva due o tre episodi significativi che hanno avuto conseguenze sulla sua psiche. Quando si discute della pena si valuta la personalità, nella perizia si è tenuto conto del vissuto fragile e debole, che però non giustifica nulla.” E allora se non giustifica nulla, se la gelosia è un aggravante, perché questa sentenza così favorevole? Il giudice risponde che sono valse come attenuanti generiche le "sue poco felici esperienze di vita"; quindi i trascorsi difficili, il fatto che avesse tentato il suicidio due volte e fosse stato in cura presso un centro d'igiene mentale, più un matrimonio fallito e una storia sentimentale fatta di tradimenti prima dell'incontro con la vittima (che – ribadiamo - ha strangolato con le sue mani). Ha pesato inoltre il fatto che fosse incensurato, che avesse confessato e che avesse iniziato a pagare la provvisionale di 350mila euro alla figlia minorenne di Olga Matei. Come se i soldi potessero restituire alla bimba sua madre. Come se ciascuna persona che avesse avuto una vita difficile fosse giustificata ad ammazzare il prossimo. Ma che legge sarebbe mai questa? No, non ci piace questa sentenza. Non solo ci indigna, ma ci induce a pensare male, a chiederci chi sia questo assassino napoletano così fortunato. Questo è un paese così degradato moralmente, che purtroppo ci induce a fare cattivi pensieri e del resto, come diceva quel cinico di Andreotti, citando a sua volta papa Pio XI, “chi pensa male degli altri fa peccato, ma ci indovina pure”. E spendiamo una parola anche sulla “soverchiante tempesta emotiva e passionale”: ma, a meno che non si tratti di un freddo killer da film americano, chi ammazza un altro essere umano è sempre in balia di una tempesta emotiva, ma non ci risulta che questa possa essere un’attenuante. E nemmeno che possa influire sulla responsabilità penale di un imputato, oltre tutto reo confesso. Come si fa, ripeto, a non vedere la pericolosità di questo precedente, che in futuro potrebbe costituire una valida attenuante per tutti gli uomini che volessero sbarazzarsi delle proprie compagne? Qualcuno si è anche chiesto: ma che siamo tornati ai tempi del delitto d’onore, alla donna vista come un essere umano di serie B? E’ quello che ha sostenuto l’avvocato Giulia Bongiorno: dal suo punto di vista, infatti, chi uccide in relazione ad un'offesa all'onore, va punito più severamente, perché "spinto da una concezione della donna come essere inferiore". L'impostazione della sentenza, secondo la Bongiorno, fa tornare al passato remoto, a quando vigeva il delitto d'onore, abolito nel 1981, che proteggeva l'omicida anziché la vittima concedendogli attenuanti. "E' un precedente pericolosissimo”, ha rincarato anche la presidente della commissione Femminicidio Valeria Valente (Pd). Orazio Pescatore allarga le braccia e dice che no, "non c'è stato alcun riconoscimento di attenuanti all'omicidio per gelosia, non era questa la nostra intenzione. E non c'entra nulla il delitto d'onore". Tuttavia, fuori dai palazzi di giustizia infuoca la polemica per la sentenza, le donne organizzano manifestazioni contro quella "tempesta emotiva" che ha trovato spazio nelle motivazioni della sentenza. Le senatrici e i senatori del Movimento 5 Stelle, membri della commissione di inchiesta sul Femminicidio, hanno definito “gravissimo oltre che inaccettabile che nel 2019 la sentenza di un tribunale consideri la gelosia sotto le mentite spoglie di una ‘tempesta emotiva’ un’attenuante per l’omicidio di una donna”. “Si ritorna al delitto d’onore” proseguono, “una norma-vergogna che in Italia è stata abolita solo nel 1981. Se la gelosia –che meglio sarebbe chiamare col suo nome, ovvero possesso– torna ad essere un’attenuante, stiamo compiendo enormi passi indietro sulla strada dell’emancipazione e della giustizia”, concludono. Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato: “E’ una sentenza choc”, afferma, la “tempesta emotiva non è un’attenuante. Una inaccettabile aberrazione giuridica che riporta le lancette della giustizia italiana indietro di mezzo secolo”. Per una volta tanto gran parte dei partiti si sono trovati d’accordo e hanno protestato per questa sentenza, che non ha convinto nemmeno i pm: infatti l'ufficio giudiziario guidato dal pg Ignazio De Francisci chiederà alla Suprema Corte di valutare la correttezza dei principi espressi. Ci sono tante cose da valutare, considerando che in Italia una donna viene uccisa ogni 72 ore. Oggi, ad esempio, è stata uccisa a Messina Alessandra Musarra, di 28 anni, dal suo fidanzato Cristian Ioppolo che l’ha massacrata a pugni e calci. Poveretto: anche lui era in preda a una tempesta emotiva: era geloso… Donna 19 scarpe Care amiche e compagne, almeno fra noi “stringiamci a coorte”… oppure siam morte. Buon 8 marzo di lotta Barbara Fois

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