Minibot o pagherò?

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 11/06/2019
Il governo delle scorciatoie, degli espedienti, delle “furbate” non si smentisce

In questi giorni non si fa che parlare dei minibot: sarebbe una nuova invenzione leghista, dell’economista Claudio Borghi, a cui quei boccaloni dei 5 stelle hanno abboccato subito ( non hanno ancora imparato a non fidarsi, nonostante il disastro elettorale), e che dovrebbe risolvere l’annoso problema dei debiti arretrati della pubblica amministrazione. Insomma, sarebbero come dei Buoni del Tesoro in scala ridotta.

Per carità, di economia e finanza non ne so niente, l’ho sempre detto e non farò finta adesso di saperne di più, non sono in grado di dire dunque se abbia ragione Draghi, quando dice: “ i minibot? o sono denaro o sono debito.” Mentre Visco rincara “sempre debito sono, non è di certo la soluzione per il nostro debito pubblico.” Hanno ragione? Hanno torto? Non lo so, però ci sono alcune cose che mi lasciano perplessa: il modo, per esempio in cui nella mozione sul pagamento dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione, è stata inclusa all’ultimo momento e quasi di soppiatto, una frase che inseriva i minibot, di cui gli altri partiti non sapevano nulla. Luigi Marattin del PD, infatti, spiega su Facebook che la mozione, votata all’unanimità, dagli inconsapevoli partiti “…contiene quattro pagine piene di cose utili e sensate, tranne 10 parole ("anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio") che sono a un certo punto comparsi come possibilità, all’interno di un punto che parlava di ampliare il meccanismo della compensazione tra crediti e debiti”. La mozione è stata, come dicevo, approvata anche con i voti di Pd e +Europa, che però hanno ammesso di essere contrari ai minibot e di non essersi resi conto che il testo era stato modificato. Questo comportamento poco limpido non depone certo a favore del provvedimento. Altro dubbio: visto che facciamo ancora parte della comunità europea, non possiamo battere moneta per conto nostro e questi minibot, assomigliano molto a un tentativo di reintrodurre una moneta alternativa all’euro, solo italiana, come i leghisti hanno sempre auspicato. E mi chiedo: su che carta sarebbero stampati? Perché se è carta filigranata si tratta di soldi veri e non possiamo farlo, ma se è carta qualsiasi le falsificazioni si moltiplicherebbero, come successe negli anni 70 coi miniassegni: ve li ricordate?

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Apparvero nel 1975 e finirono nel 1978; servivano a sostituire le monete da 50 e 100 lire, che erano diventate introvabili per via di una inflazione selvaggia.

Ma se circolassero tanti minibot falsi, oltre a quelli “veri” che la Lega si propone di mettere in circolazione (circa 70/100 miliardi di minibot, pareggiando l'attuale stock di denaro cartaceo in euro ), che succederebbe? Non è difficile immaginare il caos che ne deriverebbe e gli squilibri di natura finanziaria, il crollo di ogni credibilità all’estero (ma chi vorrebbe mai investire, in un paese così “disinvolto”, del denaro vero??), fino al punto che la gente perderebbe ogni fiducia non solo nei minibot, ma nello Stato e alla fine nessuno vorrebbe più averci a che fare. Chi mai, infatti, vorrebbe farsi pagare con questa moneta fasulla? O forse la Lega vorrebbe usare i minibot per cercare di pagarci i 49 milioni che ci deve?!?

Ma torniamo a bomba. I mini assegni che abbiamo ricordato non sono la prima moneta “irregolare” che ha circolato in questo fantasioso paese: ci sono state anche le “Am-lire”, stampate dagli Americani nel 1943 e in corso fino al 30 giugno del 1950.

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 Del resto sul valore dei soldi basta intendersi: gli uomini primitivi usavano come moneta le conchiglie, a cui davano un valore concordato. È evidente, tuttavia, che non erano conchiglie qualsiasi, ma avevano un valore dato dalla rarità: si trattava infatti dei murici che secernono la porpora, un pigmento di un colore rosso intenso che veniva usato per colorare non solo la stoffa, ma anche gli oggetti, la persona e perfino i corpi dei defunti. Il rosso, il colore del sangue, della luce del sole, della vita era molto apprezzato e molto raro. In età romana la porpora aveva ancora un grande valore, nonostante l’introduzione delle monete, infatti era segno di aristocrazia: i senatori ne ornavano le toghe ( da cui il termine porporati, che è entrato anche nella chiesa) perché era segno di potere e di ricchezza. Ma poi i metalli preziosi hanno sostituito le conchiglie con le monete. Era più semplice dare loro un valore concordato. Il punto è che il denaro dietro a sé deve avere un valore reale: può essere la porpora, o l’argento, o l’oro, o la giada, o le perle o, a seconda del paese, quel che vi pare, però deve avere un valore oggettivo e riconosciuto, ma dietro i minibot cosa c’è? La parola della Lega? Non lo so, ripeto: di economia davvero ne so poco, ma a filo di logica hanno ragione i giovani imprenditori che paragonano i minibot ai soldi del Monòpoli.

Gioco meraviglioso e complesso, il Monòpoli, a cui penso che noi bambini degli anni ’50 abbiamo giocato un po’ tutti con entusiasmo, non comprendendone tuttavia tutte le implicazioni: era infatti un gioco per insegnare ai ragazzini americani i principi dell’economia, della finanza, degli affari e con l’obiettivo finale di mandare in bancarotta gli altri giocatori: c’erano beni e lotti di terreni da comprare, alberghi da costruire, case da edificare e da affittare, soldi da investire o da tesaurizzare. Ma per noi, bambini italiani, poveri e ingenui, viale dei Giardini, Parco della Vittoria erano solo nomi di strade, non i lotti più ambiti per rendite e affitti… no, certo che non eravamo consapevoli delle implicazioni economiche! Per molti di noi Monòpoli ( e non Monopòly come in America) era solo un sofisticato gioco dell’oca, con gli imprevisti e le probabilità, la prigione e con i dadi colorati e le pedine… bellissime! Il fiaschetto, la candela, il funghetto, il vasetto con la margherita, la mela, l’ochetta, etc.

Gioco emblematico, quasi una allegoria del presente, il Monòpoli, e con legami e implicazioni davvero molto interessanti con i principi base del capitalismo, tanto che a Cuba e nell’URSS era proibito…

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Dunque, per arrivare al punto: che posto avrebbero i minibot nella nostra economia futura? Che cosa darebbe loro un valore reale? Sarebbero come buoni del tesoro o come dei pagherò? Ma – gli uni e gli altri – garantiti da chi? Dallo stesso Stato insolvente nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni? Insomma: ci potremmo cacciare in guai economici ancora peggiori di quelli attuali? Perché fino ad ora sia la Lega che i 5Stelle hanno fatto solo propaganda politica, senza costruire nulla, sia per quanto riguarda il lavoro, che per quel che riguarda il futuro dei nostri giovani, e affidandosi solo a proclami, promesse e previsioni senza alcun valore. Come sarebbero anche i minibot? Sarei felice se qualcuno mi chiarisse le idee, anche se non credo di essere la sola piena di dubbi sulle possibili conseguenze e le molteplici implicazioni che riguardano i minibot: che dire? Speriamo solo che l’UE non ci spedisca in galera senza passare dal VIA!...

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Barbara Fois

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