Stelle cadenti

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 26/02/2019
Elezioni regionali sarde: vince il CD, buona affermazione del CS, il M5s in caduta libera
Soltanto l’anno scorso il Movimento 5stelle aveva fatto nell’Isola man bassa di voti: le elezioni politiche avevano assegnato ai pentastellati il 42,5 % di voti ed ora, soltanto 9 mesi dopo un governo nazionale incerto e inadempiente rispetto alle numerose aspettative dei propri elettori, precipita al 9, 7%, mentre il candidato Francesco Desogus, grazie al voto disgiunto, ha raggiunto l’11,2 %. Una débacle davvero di proporzioni non immaginabili, sebbene non inattesa. Il motivo di questo crollo dei pentastellati è probabilmente imputabile alle scelte scervellate compiute dai loro membri del governo: l’ultima è quella di aver salvato Salvini dal processo, in cambio – si dice – dell’abbandono del progetto della TAV, contro cui i 5stelle avevano promesso il loro impegno. Ma il furbo leghista, dopo aver scansato il processo, non ha tenuto fede al patto e ha detto che la TAV si farà. Si può essere più ingenui e sprovveduti di così? Mentre Salvini sgomitava e imponeva la sua politica razzista e xenofoba, i 5stelle andavano al suo traino, disattendendo troppi dei punti fondamentali del loro programma. L’unica cosa per cui si sono battuti allo spasimo è stato il reddito di cittadinanza, che però, per come è stato formulato, non ha convinto nessuno. Fra l’altro è probabile che, in gran parte, ne godranno persone che potrebbero non averne i requisiti economici e sociali. Questo risultato elettorale in Sardegna, tanto modesto, dopo quello dell’Abruzzo, egualmente deludente, dovrebbe aprire gli occhi a questi dilettanti allo sbaraglio, ma forse ha ragione Grillo che ha commentato il risultato dicendo che forse non sono all’altezza... A vincere queste elezioni sarde è stata la compagine del CD: un carrozzone incredibile, una ammucchiata demenziale che assembla nella propria coalizione ben 11 liste, così differenti fra loro, che per Solinas - il neo governatore di matrice sardista - sarà un impegno durissimo riuscire a finire la legislatura. In questa compagine la Lega è la componente che ha preso più voti, ma arriva solo all’11,4%, poco più di quello che Desogus – il candidato governatore dei 5stelle - ha preso da solo. Il Psdaz ( Partito sardo d’azione, il partito di Solinas) ha preso il 9,9% e Forza Italia è all’ 8%. Facendo la somma di tutti i voti delle 11 componenti si arriva al 50%, ma Christian Solinas ha preso solo il 47,8 e anche questo è il frutto del voto disgiunto, per cui si può votare un candidato di una coalizione, ma nel contempo votare anche l’aspirante governatore di un’altra. In questo caso è evidente che molti che hanno votato la coalizione, non hanno però indicato lui come governatore. Il CS ha preso il 32, 9% e fra le componenti della coalizione di sinistra il PD ha preso il 13,4% collocandosi dunque come primo partito della Sardegna. Inoltre c’è da segnalare l’ottimo risultato di Massimo Zedda ( e per favore smettetela di pronunciare il cognome con la z sonora! E’ davvero fastidioso! La z è sorda) il candidato di centrosinistra, sindaco uscente di Cagliari, che ha incassato un voto personale intorno al 33%. Grazie al voto disgiunto, infatti, Zedda ha ottenuto molto più della somma delle liste che lo appoggiano, all’opposto di quanto avvenuto con Solinas, dunque. E adesso resta da vedere cosa succederà alle elezioni regionali della Basilicata, fra poche settimane e poi a maggio alle europee. Fino ad ora sia Conte che DiMaio hanno affermato che questo risultato elettorale non influirà sugli equilibri del governo, ma la loro, a nostro avviso, è solo una pia illusione: figuriamoci se Salvini non se ne approfitterà, per farsi forte! Del resto più lui fa il prepotente e più i 5stelle appaiono disorientati e si appiattiscono su posizioni marginali e attendiste. Sono partiti come il maggior partito in Italia, mentre solo poco tempo fa la Lega era a circa il 4% e relegata solo a nord, ma ora si sta ribaltando tutto, alla faccia dei 49 milioni di euro rubati dalla Lega ( altro che Roma ladrona!!!) e che pagheranno (forse) spalmati in 80 anni e alla sbandierata incultura della violenza, comprese tutte le soperchierie, le millanterie, e gli abusi nei confronti dei migranti. Resta comunque davvero incomprensibile come la gente del sud abbia dimenticato i cori razzisti nei loro confronti, intonati dal Salvini ( senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani…) e gli dia fiducia e voti. Sembra evidente che la maggioranza degli italiani non abbia memoria, oppure manchi di consapevolezza e rispetto di sé, o che più di tutto abbia bisogno di essere guidata, o peggio: comandata e bullizzata da personaggi inqualificabili, ma che appaiano sicuri di sè, anche se narcisisti, xenofobi, razzisti, ignoranti e violenti. Ma questo può accadere perché la gente non ha più cultura, grazie anche al lavoro di distruzione della scuola e dell’Università pubbliche, attuato da Berlusconi con pervicacia per 20 anni, in favore di scuole e università private e di un modello di vita e di società senza valori. I cittadini si sono imbarbariti, imbesuiti, sono ormai in gran parte gente incolta, impreparata e convinta che non serva lavorare e prepararsi per ottenere un lavoro: basta avere un “santo in paradiso”. E questo smantellamento e affossamento della cultura a favore del pressapochismo ignorante, ma supportato dagli appoggi del nepotismo più sfacciato, segna la fine del pensiero etico. Il vuoto creato dalla mancanza di cultura e di etica è stato riempito dall’ odio razziale, ma anche di genere (mai come oggi tanti femminicidi!) e questo degrado morale è ormai davanti agli occhi di tutti e ci rende risibili e inaffidabili partner europei. Vedremo cosa succederà, come si diceva, quando arriveranno le elezioni europee e quale sarà il risultato. Intanto, incoraggiati dal recupero visto in Sardegna, speriamo che il CS riesca a ricompattarsi e non solo temporaneamente e per ragioni elettorali come fa il CD. Il CS infatti ha bisogno, perché le cose cambino, di ritrovare sé stesso, i propri valori, i propri obiettivi e con essi la propia base, il proprio popolo, la propria identità. Barbara Fois

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