Tu vuo’ fa’ l’americano

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 19/06/2019
Il sovranista (?) Salvini và a farsi dare l’investitura da Trump

Salvini è volato negli Usa e la prima domanda è: chi paga il suo volo? E in che veste ci va: come Ministro dell’Interno o come vicepremier? Ma soprattutto: cosa va a fare? Sul serio, intendo, perché se c’è una ragione di facciata, nessuno ha capito bene quale sia. Il dubbio che non sia andato per dare una mano ai cittadini italiani è dovuto principalmente al fatto che l’opportunista Salvini tende a muoversi solo per sé e infatti tutto il suo lavoro di questo ultimo anno è stato fatto proprio pensando a rafforzare la propria posizione e a esautorare quello che era inizialmente il socio di maggioranza: il M5Stelle. Il quale, con incredibile stoltezza, non ha fatto altro che imbroccare un errore dopo l’altro, assecondando involontariamente i piani dell’alleato verde, snaturando i propri obiettivi, cedendo anche su punti qualificanti, perdendo la propria identità politica, agendo come un gregario e alienandosi così la fiducia del proprio elettorato. Fino a che Salvini è riuscito a fare il sorpasso ed è sul punto di liberarsi dei 5Stelle, ormai disorientati, frastornati e in caduta libera. Conte non sembra essere un valido ostacolo all’arrampicata verso il posto di premier, così adesso Salvini cerca appoggi “in alto loco”, che possano sostenere la sua candidatura. Qui in Italia non c’è nessuno che conti qualcosa e che gli dia credito, dunque perché non andare da Trump? Quando nel 2016 Trump stava ancora facendo la propria campagna elettorale, Salvini lo andò a trovare e in quella occasione, nei circa 20 minuti di colloquio fra i due, Tramp gli profetizzò che sarebbe diventato premier. Disse proprio, come riferirono le agenzie di stampa e lo stesso Salvini testimoniò con un twitt - instancabile alla tastiera come sempre – il pronostico incoraggiante: «Diventerai premier in Italia». Questa volta ufficialmente non incontrerà Trump, ma solo Mike Pompeo, ma è certo che non è andato in America per parlare con lui.

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Non è necessario essere degli esperti di politica per capire quale sia la molla che ha spinto un cosiddetto sovranista a fare un umiliante atto di vassallaggio: non è un mistero che Salvini vuole andarsene dall’Europa; nel contempo, distruggere la comunità europea è anche l’obiettivo di Trump, dunque una alleanza sinergica potrebbe far comodo a entrambi. Inoltre Salvini è disprezzato a livello europeo e lui vuole pararsi le spalle, diciamo così, perché ha intenzione di andarsene, di rompere i rapporti col resto d’Europa, soprattutto con Francia e Germania e infatti si comporta in modo arrogante e minaccioso. Ma si rende conto di non contare niente e di avere bisogno di un alleato che gli dia maggiore credibilità, così ha pensato bene di andare dall’uomo più potente dell’occidente e che può supportarlo. Inoltre per lui rappresenta un modello: è razzista, xenofobo, omofobo, misogino, guerrafondaio, ignorante, presuntuoso e bullo. E non fa che twittare. Insomma, è il massimo! Quanto all’intolleranza nei confronti degli stranieri: le ultime esternazioni di Trump in proposito – dopo la telenovela del muro col Messico – parlano della volontà di cacciare dagli Usa milioni (!?) di clandestini, dal canto suo Salvini non gli è da meno e per lui i migranti potrebbero anche morire in mare. E meno male che va in giro col rosario e si fa il segno della croce ogni volta che l’occasione lo consente, come un fervente cristiano. Una cosa davvero nauseante, considerando che solo poco tempo fa seguiva la religione del dio Po, secondo il costume leghista. E’ ovvio che la sua è una forma disgustosa di “captatio benevolentiae” dell’elettorato paleo-cattolico integralista, per cercare di accapparrarsi i loro voti, ma papa Francesco e la Chiesa non si fanno incantare e scrivono parole di fuoco su questo atteggiamento e sui giuramenti del Salvini su rosario, Vangelo e Costituzione. Consiglio la lettura del bell’articolo di Paolo Farinelli, sacerdote e acuto osservatore:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/27/matteo-salvini-giurando-su-vangelo-e-costituzione-si-e-fregato-da-solo/4190177/

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Dio, Lega e famiglia, insomma. Niente di nuovo, ma del resto non c’è proprio niente di nuovo nel programma politico di Salvini, anzi: è proprio una rimasticatura delle più vecchie e sorpassate teorie economiche e politiche. E nemmeno la xenofobia lo è, anzi è davvero un collaudatissimo incitamento all’odio, usando la più ancestrale delle paure nei confronti di tutto ciò che è diverso da sé, che è nuovo. L’incapacità di crescere, di ampliare i propri orizzonti, di sperimentare nuove strade, il chiudersi in quel poco che si conosce come in un guscio duro e ottuso, pensando così di essere al sicuro, è davvero un tratto distintivo di tutti coloro che in realtà hanno paura di misurarsi con gli altri, perché sono in fondo consapevoli della propria pochezza. Per questo fanno i bulli, i prepotenti, soprattutto quando sono in tanti contro uno o pochi altri. Vigliacchi, insomma, che cercano di travestirsi da giustizieri, da protettori della purezza della razza e dei valori tradizionali, anche se nessuno glielo ha chiesto.

Ma a volte la xenofobia, essendo figlia dell’ignoranza e dell’incultura, presenta aspetti paradossali e involontariamente comici. Guardate questa foto, per esempio: il Salvini non ha nemmeno capito quello che realmente significa, le implicazioni del sottotesto… chissà se Trump e i “veri americani”, figli dei pionieri ( e cioè degli invasori) ne sarebbero contenti….

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 E a proposito di America, vogliamo ricordare quello che è successo a Trastevere, ai ragazzi che portavano la maglietta del Cinema America? Ormai quel centro è un simbolo del recupero delle aree urbane alla fruizione dei cittadini: un edificio nel cuore di Trastevere, progettato e costruito dall’architetto Di Castro nel 1956 è stato acquisito nel 2012 da un gruppo di giovani, che, opponendosi al degrado e alla speculazione edilizia, lo hanno restaurato e lo hanno fatto diventare un cinema e un centro di attività e di iniziative culturali di grande valenza. Domenica notte dei ragazzi che portavano una maglietta col logo del Cinema America sono stati aggrediti da un branco di fascisti, che hanno intimato loro di togliersi la maglietta ritenuta “antifascista” (!?). “Hai la maglietta del Cinema America, sei antifascista, levati subito la maglietta…te ne devi andare via!”Poi, al loro diniego, li hanno aggrediti a pugni, insulti e bottigliate: uno di loro è finito all’ospedale ed è stato operato per trauma con frattura del setto nasale, a un altro hanno messo 3 punti sul sopracciglio destro. Del gruppo di aggressori ( che naturalmente da veri vigliacchi quali sono e saranno sempre i picchiatori fascisti, erano numericamente il doppio degli aggrediti), 4 sono stati individuati: uno di questi è di Casa Pound.

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A poche ore dall'aggressione dei quattro ragazzi da parte di una decina di fascisti, migliaia di persone hanno affollato Piazza San Cosimato, nel cuore di Trastevere, a Roma, per assistere alla proiezione del film di Bernardo Bertolucci "Io ballo da sola", nell'ambito della rassegna organizzata dai ragazzi del Cinema America. Il presidente Valerio Carocci e diversi ragazzi del Cinema America hanno raccontato e commentato l'aggressione, ricevendo la solidaretà dei tanti spettatori e anche di Jeremy Irons, intervenuto alla presentazione del film, di cui era stato protagonista. Non solo Irons ha indossato la maglietta “antifascista”, come per altro migliaia di persone e non solo a Roma, ma ha anche parlato a lungo, fra gli applausi dei presenti.

E il ministro dell’Interno? «Noi combattiamo contro ogni genere di violenza, che siano comunisti, fascisti, allo stadio...Del resto io faccio il ministro che reprime la violenza, anche se hanno provato a darmi la colpa anche di questo episodio. Ma lasciamo perdere, meno male che ero in volo così non mi sono innervosito...».  Comunisti e fascisti accomunati, come sempre, fin dai tempi della teoria degli opposti estremismi. Peccato che ormai siano solo e sempre i fascisti a usare la violenza, e sono sicuri di sfangarla. Avrebbe dovuto indignarsi e stigmatizzare l’aggressione, ma non lo ha fatto. Non subito, solo dopo che la polizia ha individuato gli aggressori ha twittato ( ma và?!) «Gli altri chiacchierano, ministero e forze dell'ordine fanno i fatti. Felice che la Polizia abbia identificato alcuni presunti aggressori di Roma, che avevano malmenato un gruppo di giovani con la maglietta del cinema America…nessuna tolleranza per i violenti». Ma nessun riferimento alla matrice politica dei “presunti” aggressori. Perché questo avrebbe voluto dire disconoscere e rinnegare i suoi alleati e dunque perdere il loro voto. Un atteggiamento etico non gli è congegnale: all’opportunista Salvini importano solo i voti per arrivare al potere assoluto.

Sembra davvero un brutto incubo: dopo vent’anni di Berlusconi e di degrado morale, di leggi ad personam, di bunga-bunga, di figuracce internazionali, di scandali, di collusioni e corruzione, di sfascio delle istituzioni, nel nostro futuro ci tocca Salvini? Che gioca con le divise come un ragazzino di 7 anni, che vuole trascinarci fuori dall’Europa, magari in qualche guerra? Siamo condannati alla costante dell’inadeguatezza, al delirio di onnipotenza di qualche personaggio di secondo ordine, ubriaco di un potere inaspettato, che – in questo caso – non ha nemmeno capito che questo appoggio Usa dovrà pagarlo con concessioni pesantissime. O forse lo ha capito, ma non gliene importa niente: tanto purtroppo dovremo pagarlo noi il suo debito, fatto fra l’altro con un personaggio bieco e pericoloso come Trump.

Salvini è come il protagonista della canzone di Renato Carosone “Tu vuo’ fa’ l’americano”: anche a lui i soldi glieli dà “la borsetta di mammà”.

Barbara Fois

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