C’erano due pezzi nel bollitore, che avevo voglia di scrivere. Uno andava da una parte, uno dall’altra, li ho incollati qui insieme perché in fondo parlano della stessa cosa, come ahimè capita agli anzianotti. Un po' di sconcerto, un po' di rimpianto, un po' di rivalsa aleggiano intorno, nella scia di quello che diceva il drammaturgo Brodskj , la storia si ripete perché non è che abbia poi tutta sta scelta.
Luddisti
Il padronato, nel finire del 1700 introdusse macchinari di produzione moderni, in grado di svolgere più lavoro di ogni essere umano, e grazie a questi, cambiare il modo di produrre per avere maggiore profitto. Siamo a Londra ed in quella Inghilterra che usciva dalle guerre coloniali ed entrava nel capitalismo, in una qualche misura creandolo e definendone le caratteristiche che ancora oggi conosciamo. il padrone di turno grazie a queste tecnologie tolse il lavoro o ridusse il poco salario che elargiva con l’arroganza di chi ha politici ed eserciti al suo servizio. Migliaia di esseri umani, famiglie, figli, vite vennero impoverite o spezzate. Costrette ad emigrare. Sradicarsi. Attraversare il mare, e talvolta in mare a morire.
Vennero allora fuori dall’ombra donne ed uomini, con poche precise idee. Non fecero dibattiti, non si lamentarono in giro per piazze, non colpirono a casaccio . Spaccarono tutto quello che andava spaccato, e solo quello che andava distrutto. Spaccarono i costosi macchinari, diedero fuoco agli stabilimenti, fecero saltare le strutture economiche di quella prima finanza ancora agli albori. I padroni ne ebbero immediatamente paura. Si colpiva preciso il loro sistema di arricchimento. Chiamarono sgherri per intimidire e reprimere, ma gli sgherri finirono nel Tamigi con un’ancora al collo. Chiamarono l’esercito, ma cosa può fare un militare con la cazzarola in testa ed il fuciletto in mano? Come afferra, stretto nella sua vistosa uniforme, una anguilla che si muove nel buio? Solo la parte di massa di quel movimento ebbe scontri duri con gli sgherri del governo, uno dei tanti che cambiavano nome ma restavano servi della corona o dei potentati economici.
Una persona non sappiamo davvero chi, diventò il simbolo di quella feroce guerra prima sotterranea poi diffusa, il Generale Ludd. ( https://it.wikipedia.org/wiki/Ned_Ludd ).
Nessuno sa davvero se sia esistito o sia stato solo un’idea incarnata dalle canzoni popolari, quello che sappiamo è che il movimento luddista ( https://it.wikipedia.org/wiki/Luddismo ) (https://www.nationalgeographic.it/chi-erano-davvero-i-luddisti ) diventò, anche grazie al sostegno dei Giacobini francesi, il primo grande momento di insurrezione proletaria. La prima grande azione che avesse un significato di classe e che quindi andava ben oltre le burumballe sottoproletarie che avevano spaventato solo la classa media, chiusa nel suo marginale benessere. Anni dopo Karl Marx sostenne, proprio in conseguenza del movimento luddista, che la rivoluzione proletaria poteva avvenire solo in Inghilterra. Sbagliava. Avvenne in Russia, ma questo sarebbe un altro argomento molto complesso sui perché ed i percome e quindi lo posiamo qui.
Il tema per i luddisti non erano le macchine. Il movimento non era animato da visione vetero produttive, non aveva visione anti tecnologica come invece venne dipinto il luddismo dagli apparati storici liberaldemocratici sempre pronti a trovare scuse ed etichette per bollare le insurrezioni e se possibile delegittimarle. Il punto è il contrario, i luddisti avevano chiaro come le nuove tecnologie potessero aiutare il lavoratore nel suo quotidiano. L’obiettivo insurrezionale non era affatto la tecnologia e la sua costante evoluzione. Il tema era ed è l’avidità cinica di quei cuori vuoti che sono i potenti del sistema capitalista. Allora come oggi. Il tema era colpire quelle persone e le loro ricchezze, le loro vite, colpirli nella cosa a cui tengono di più, il profitto. Gente di allora certo, capitalisti alla zio Paperone dunque addirittura migliore genia di quelli che subiamo adesso. Quelli che ridono dei terremoti, che vogliono Gaza, che uccidono i migranti che fuggono dai paesi che proprio loro, i capitalisti, hanno depredato, saccheggiato e corrotto.
Naturalmente il movimento luddista venne isolato, infiltrato ed alla fine distrutto. Impiccagioni, uccisioni a sangue freddo, ergastoli, esilio furono le solite armi che il padronato grazie al governo di turno ed all’esercito dispiegò. Il luddismo venne cancellato nella seconda decade dell’800. E siccome faceva paura ai potenti venne sepolto dalla compiacenza degli storici, nelle pieghe secondarie di quella storia della prima rivoluzione industriale riempita di retorica e di epica. Dimenticato. Finora.
Se c’è una cosa che fa riempire il pannolino ai vari Musk , dico uno per tutti, è la paura che gli distruggano le tecnologie su cui fonda il suo potere, che gli svuotino le azioni che formano la sua ricchezza con gesti emblematici che tolgano credibilità ai suoi inutili e sopravvalutati apparati, o che qualcuno uscito dall’ombra gli spari nel culo. Ed ecco che il movimento uscito dall’ombra ricompare, silenzioso e subdolo come i padroni che combatte. I nuovi luddisti sono hacker , sono colletti bianchi, sono giovani super tecnici col master a Bangalore od all’ MIT. Sono tedeschi, giapponesi, russi, sono americani, forse italiani. Il loro nemico non è la Intelligenza Artificiale, di cui capiscono la portata, ma l’uso che ne fa il nuovo capitalismo per alterare la verità e per distruggere posti di lavoro incrementando quegli abnormi profitti che gente serva come Clinton aveva già garantito con la sua legge ( la deregolazione della borsa del 2000 ) scritta sotto ricatto.
Del neo luddismo si parla da qualche tempo e se ne dipingono le caratteristiche più evidenti ( ttps://edunews24.it/tecnologia/dal-telaio-allalgoritmo-il-nuovo-luddismo-contro-lintelligenza-artificiale ) ( https://www.controversie.blog/luddismo-ieri-e-oggi/ ) ma pochi si rendono conto fino in fondo del profondo collegamento che esiste tra questa nuova forma di protesta, diffusa e strisciante, e la guerra virale scatenata dagli hacker da almeno una dozzina d’anni. La nuova rivoluzione non passa nelle strade e nelle piazze, che pure restano importanti, non si incunea nei quartieri , nasce tra i cavi connessi ed i monitor azzurri in piccole stanze introvabili nelle migliaia di città del Mondo. E’ questo che fa paura ai nuovi signori del potere, i padroni delle tecnologie, i padroni dell’informazione. Loro sono ormai visibili e noti a tutti, il loro nemico invece è sconosciuto, è chiunque. E’ ovunque.
La nuova rivoluzione non nasce per affermare il socialismo, purtroppo, nasce con un preciso intento. Distruggere la ricchezza dei pochi, quei 50/80 soggetti che da soli detengono la ricchezza di più della metà dell‘intero pianeta. Peggio che nel medioevo. I nostri cari soggetti, Zuckemberg Musk Gates e company sono, od almeno si sentono, a rischio. Ed ecco il silenzio stampa. Si cerca di evitare che si sappia che anche loro sono o possono essere in scacco, che anche i super potenti sono frangibili, perché la storia lo insegna : nessuno è irraggiungibile per chi ha tempo, competenza e volontà di colpire. Nessuno è intoccabile.
E’ questa la cosa che mi affascina. Dopo le grandi rivoluzioni, trasformate in grandi restaurazioni, dopo il terrorismo che è sempre stato colpire a casaccio e servire il potere, la frontiera della guerra alla formazione della ricchezza è assolutamente interessante. L’obiettivo è mettere paura a questa banda di rapinatori che chiamano nuovo capitalismo. Solo la paura li può fermare e costringere a ridiscutere i modi ed i tempi di questa ennesima trasformazione industriale.
I temi in ballo sono cruciali per il futuro della società intera come delle singole persone. Li ricordo rapidamente. L’ Automazione e perdita di lavoro qualificato: la sostituzione di mansioni da parte di robot, software o sistemi automatizzati genera timori concreti di precarizzazione, anche quando nuove opportunità emergono in altri settori. Gli Algoritmi decisionali e potere concentrato: i sistemi di IA che dirigono assunzioni, premi, licenziamenti o sanzioni possono operare in modo opaco, senza trasparenza o possibilità di controllo da parte delle persone interessate. La Privacy e sorveglianza: la raccolta massiva di dati, spesso senza consenso pienamente informato, amplia la capacità di monitorare comportamenti e di influenzare scelte individuali e collettive
Non che ci si illuda di riuscire a fermare la macchina che si è messa in moto. Il sistema di potere ha una enorme capacità di presa e di manipolazione e di gestione. Come dire, sanno fare il loro porco mestiere. La macchina è gigantesca e sebbene abbia pochi responsabili diretti ben noti, ha molti complici a libro paga , politici leader europei presidenti americani giornalisti accademici, ed ha molti illusi al seguito ubriacati dalla tecnologia ed inconsapevoli rispetto alla vera essenza della AI che altro non è che la evoluzione di quei telai meccanici che Ned Ludd bruciava. Non perché fossero sbagliati, o perché fossero evoluzione del processo di lavoro, ma perché erano, per la scelta strategica di chi l’ha voluta pagando poi chi l’ha progettata e realizzata, una precisa sottrazione della ricchezza diffusa, della competenza, e della vita di milioni di persone che lavorano. Un sistema a cannuccia che succhia la ricchezza della società per rendere ancora più ricca e ancora più invasiva e potente una banda di malfattori.
Non sono cambiati i capitalisti, nella loro natura strutturale, ma sono peggiorati. Questa nuova genia e fatta di culetti rosa cresciuti nel burro. Non hanno scavato ricchezza con le unghie nelle montagne del Klondike come zio Paperone, ma l’hanno rubata giocando in borsa, gonfiando e sgonfiando notizie grazie a quel pattume che sono i social, che loro stessi hanno inventato e poi corrotto. Sono pochi questi malfattori e sappiamo chi sono. Sappiamo dove stanno. E da qualche tempo sappiamo che qualcuno ha deciso di non farli dormire bene. E sappiamo, inoltre, che costoro, gli hacker gli inquieti i neo luddisti, come diamine vogliamo chiamarli sono sempre di più, sempre più competenti precisi e determinati e che vogliono solo una cosa, senza avere illusioni aggiuntive od altri obiettivi. Distruggerli, colpendo il loro sistema e la loro ricchezza..
In questo grande caos che è il mondo di oggi, caos voluto per poter trarre ancora maggiori profitti dalla distruzione come dalla ricostruzione, si incunea una nuova forma antagonista e credo che con questa si dovrà fare i conti molto presto
Gioco di parole
Quando mi capita di guardare, raramente, i telegiornali all’italiana mi gira per la testa l’idea di far saltare i tralicci ed interrompere quel patetico tentativo di rendere decenti le cose indecenti e seppellire sotto un mare di cazzate le uniche notizie che farebbero davvero riflettere. Ci sono due problemi che rendono improponibile questa fantasia, 1): non so nemmeno se oggi si usino i tralicci per le emissioni, ammesso che io abbia chiaro cos’è un traliccio ( cosa non scontata ) ,2) assunto che c’ho una certa e lo sport è un caro ricordo dubito che saprei arrampicarmi con successo su un qualsivoglia traliccio. Posso giusto pontificare, noioso come tutti i reduci. Dunque cambio canale.
Questa estate Chicco Mentana ha dichiarato di essersi francamente stufato di operare in una emittente, La7, che è infarcita di programmi con un solo indirizzo e con un solo modo di trattare i temi e che propone sempre le stesse facce di qui e di la nel palinsesto. Mentana fa parte della vecchia scuola della televisione diciamo democratica, quella che recita la pluralità delle opinioni, la notizia vista di qui e di la, eccetera. Tuttavia, menate e ipocrisie a parte, a me non dispiace il suo robo delle 20, non che lo veda con assiduità il suo tiggì per le ragioni dette in incipit, ma insomma dopo Al Jazeera che è un involontario spasso il secondo raccoglitore di cazzate che vedo con divertimento è tg7. Le notizie, quelle vere, quelle che fanno pensare capire e fanno pure male a volte, le prendo altrove.
In parte capisco lo sfogo del Chicco, su cosa sia diventata la7, cioè un circoletto di scoppiati e profughi. Tempo fa scrissi un pezzullo sul girotondo di cose inutili tipo Giannini, che si invitano l’un con l’altro nei diversi programmi. Ero un pochino scandalizzato dal vedere la tirolese Gruber invitare uno poi l’altro, poi l’uno ancora, che poi va dall’altro e infine tutti vanno da Floris. Del resto non che abbia mai concesso più di 30secondi alla gorgheggiante e supponente tedesca, giusto il tempo di vedere gli invitati e mettere la crocetta sul tabellone. Invita Bocchino, il fascista con la frangetta che qualsiasi anti inviterebbe a casa. Bocchino è la fotostampa tridimensionale di un babbeo Poi c’è Giannini il saccente gesuita che dice sempre le stesse cose cambiando solo aggettivi, e talvolta per far vedere che anche lei è pluralista invita Cacciari, ma di rado perché di solito il professore manda la malcapitata Gruber per rane. Quindi capisco perché invita i suoi soliti amichetti e non solo per condividere l’ incasso ma soprattutto perché sono rimasti ormai soli a dirsele tra loro. I soli ormai a credere che Zelenskj sia il buono, i soli ormai a dire che Trump tradisce i valori americani , mentre è chiaro a tutti quanto il ciccione rimbambito sia l’incarnazione della vera america. Il gruppetto di quasi estinti sono ormai i soli a pensare che la UE sia l’Europa. I soli ad ascoltarsi, tra loro, rinchiusi in una stanzetta grigia senza finestre dove lentamente sbiadiscono, con un senso infinito di mestizia.
E’ chiaro che in questo contesto deprimente la sortita di Mentana prende una dimensione molto evidente. Se questa, dice lui, è l’informazione alternativa al circo Meloni siamo messi male. Bene caro, meglio tardi che mai. Questa è solo una parte del problema tuttavia. Se l’opposizione alla cricca di vetero fascisti , cozze, cotiche e rimbambiti che forma questo governo è la banda Schlein e Conte con il codazzo di mezzeseghe che abitualmente gli fa da coro siamo messi male, ma molto male. Perché pure se mai quest’ ultimo circo vincesse e sostituisse l’attuale, nulla cambierebbe davvero. I morti sul lavoro, la sanità per pochi, l’ambiente violentato non sono altro che le derivate di quell’assurdo, spropositato ed indegno arricchimento di pochi che è diventato oggi il sistema capitalista. Quei pochi che si servono ora di un circo ora dell’altro. In Italia come ovunque.
Quindi il tema dell’informazione è di certo strumento primario nel processo di manipolazione di un Popolo ormai frastornato, accaldato, rincitrullito ed abbandonato. Ma resta tuttavia secondario, proprio perché strumento e non struttura , del potere capitalista. Un potere incarnato da poche facce precise e note. Un gruppo di pochi, privo di avversari che ha in mano tutte le carte. Tutte. Possiede ogni media, paga politici di ogni partito e sindacalisti di ogni sigla, fa circolare droghe come negli anni 70, scatena guerre e disintegra storie umane, ricatta e stupra.
Ma questo apparentemente invincibile gruppo di potenti ha un piccolo, piccolissimo foro nel muro d’acciaio del potere assoluto che detiene. Uno solo. E’ un gruppo formato da esseri umani, dunque vulnerabile, come tutti quelli che ogni giorno schiaccia. Un essere umano che ha pochi sentimenti, tutti secondari, ma uno chiaro e forte lo ha come ogni essere vivente, senziente o no. La paura e la storia insegna che bastano pochi a mettere paura. Pochi che non vanno a casaccio, che non spaccano inutilmente vetrine. Pochi. Con idee chiare e azioni semplici. Pochi che hanno però una chiara evidenza: non esistono persone irraggiungibili, e la paura è contagiosa. Un poeta americano di 20 anni, uno che non ha mai pubblicato un libro, uno di cui si è perso il nome, un giovane essere umano morto da qualche parte nel Vietnam, scriveva il tutto in poche righe dedicate a Johnson .. io non so chi tu sia, davvero, nel silenzio della tua vita/ cosa dici, come mangi e ridi, io non lo so, io so cosa sei per me per noi/ e tu ora, anche tu sai chi sono e sarò, per tutti i giorni che avrai, io sarò quell’ombra silente alle tue spalle. Ovunque.


