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Italia dei valori (e delle incompatibilità)

Non è sufficiente la rinuncia ai doppi incarichi ma bisogna individuare le numrose inconciliabilità: tra professione e incarico elettivo, tra soggetti di iniziativa politica e organi di controllo

Flores D’Arcais ha aperto sul Fatto una discussione utile. E’ inevitabile chiedersi che cosa possa fare IdV “per una nuova larghissima opposizione”.
L’idea dirompente di scioglimento nel crogiuolo sociale è motivata dalla necessità di un profondo processo rigeneratore dell’intera opposizione. Ma se il partito invitato a sciogliersi ritiene la palingenesi troppo rischiosa? La prossimità delle elezioni regionali favorisce quanto meno il rinvio della questione. E’ vero che chi considera il partito insufficiente dubiterà che possa crescere nel consenso elettorale. Ma al contrario si può porre la domanda: sciogliere il partito alla vigilia delle elezioni?
Ora il partito va al primo congresso della sua breve storia. E’ impossibile che affronti la scadenza con la programmazione dello scioglimento. Ma potrebbe adottare scelte che facciano capire senza ambiguità la direzione presa. IdV deve prendere atto che la sua debolezza nel voto amministrativo dipende dall’incapacità del partito locale di essere all’altezza della sua funzione nazionale. E la diffidenza dell’elettorato è oggi determinata assai più dai dubbi sulla natura interna del partito che dalle sue scelte programmatiche.
Per superare le diffidenze IdV dovrebbe considerare i circoli luoghi dove si eserciti il libero confronto con le molteplici istanze della società, come ha già scritto Di Pietro. Ma se saranno trattati come organi di partito i circoli sono già morti.
IdV dovrebbe fare passi decisi verso una maggiore trasparenza e democrazia della sua struttura. Vattimo ha difeso a spada tratta la leadership carismatica. Ma il carisma non si trasmette per via gerarchica. E il partito si avvantaggia di una struttura fluida fatta di persone competenti e responsabili ben più che di una struttura rigida incardinata su esecutori acritici. Il congresso dovrebbe fissare l’elezione di un organo dirigente collegiale e, per distinguere il futuro dal passato, togliere il nome del leader dal simbolo.
Nel partito si dovrebbe fare carriera non per anzianità ma per merito: aver svolto dignitosamente compiti organizzativi non dovrebbe costituire motivo automatico per candidature a incarichi elettivi. Nel futuro si potrebbe immaginare una prassi diversa dal tesseramento, che porta all’irrigidimento di piccole caste, a favore di una partecipazione sulla base della capacità promozionale. In questo senso anche i circoli, dall’esterno, potrebbero dare contributi costruttivi. Il volto che il partito mostrerà nelle elezioni regionali sarà decisivo: IdV deve proporre candidati di profonda competenza e affidabilità pubblica.
IdV dovrebbe porsi con maggiore decisione il tema delle incompatibilità. Non è sufficiente la rinuncia ai doppi incarichi ma è necessario individuare le numerose incompatibilità: tra professione e incarico elettivo (e anche incarichi di rilievo nel partito); tra soggetti di iniziativa politica e organi di controllo. Gli organi di garanzia (tipo collegio dei probiviri) non possono, a qualsiasi livello, essere scelti dall’autorità politica. Altrimenti l’autonomia del controllo va a farsi benedire.
IdV dovrebbe adottare l’anagrafe più trasparente degli eletti e dei propri esponenti di spicco: proprietà e fonti di reddito devono essere rese pubbliche. Alla fine della legislatura i cittadini devono poter verificare se l’eletto abbia tratto vantaggi indebiti dalla sua carica.
IdV dovrebbe impegnarsi a porre un proprio limite alla durata degli incarichi elettivi. Non so se la sola legislatura, indicata da Flores, sia un limite praticabile e utile ma, intanto, porre con rigore il limite delle due legislature sarebbe comunque un passo avanti. Va da sé che IdV dovrebbe puntare sempre a realizzare la parità di genere negli incarichi elettivi e direttivi.
C’è infine un punto su cui il giudizio dei cittadini, e in particolare quelli dei movimenti, sarà sempre più impietoso: essere parente o convivente stretto di un eletto non può essere condizione preferenziale per la candidatura. Qui semmai dovrebbe vigere il criterio opposto: proprio perché sei parente o convivente dell’eletto, e proprio per i valori sostenuti dal tuo partito, è bene che tu ti dedichi a qualche altra occupazione degna della tua capacità creativa.
Tutto ciò sarà prassi molto più modesta del Big Bang immaginato da Flores ma potrebbe essere un primo passo per costruire una nuova larghissima opposizione e uno strumento efficace per un’autentica alternativa di governo.

Azioni sul documento

Da Alfredo Giusti

Inviato da mariaricciardig il 07/01/2010 09:27
Caro Pancho,
di seguito l'email inviata a Di Pietro. Se le voci diffuse stasera dai telegiornali rispondessero a verità la cosa sarebbe di una notevole gravità e i bei concetti da te espressi oggi sul Fatto Quotidiano avrebbero una immediata sonora smentita.
                                    
Caro Di Pietro,
stamani eravamo molto contenti per le precisazioni sulle elezioni pugliesi apparse su “ Il Fatto Quotidiano” nelle quali si smentiva nettamente il no alla candidatura di Vendola alle primarie pugliesi; precisazioni che facevano giustizia di voci opposte messe in giro certamente da area PD.

Stasera i telegiornali hanno parlato di un si di Di Pietro alla scelta di Boccia, senza alcun riferimento alle primarie. Ci auguriamo che ancora una volta si tratti di una truffaldina manipolazione . Se ciò non fosse , l’Italia dei Valori perderebbe faccia, dignità e coerenza e contribuirebbe alla cancellazione delle primarie per riconsegnare ogni decisione agli apparati..

 
Per il Circolo Dossetti di Sarzana / Alfredo Giusti 5 gennaio 2010
 

elezioni regionali

Inviato da giustia il 09/01/2010 14:16

Caro Pancho,

Riteniamo che la vicenda delle regionali pugliesi - in un contesto più generale degradato e preoccupante - sia di un gravità inaudita.

Al tempo delle recenti primarie del partito democratico per la scelta del segretario del partito, tutti e tre i candidati alla segreteria regionale del PD in Puglia ( sia i seguaci di Bersani che quelli di Franceschini e Marino) nei loro programmi indicavano decisamente la ricandidatura di Vendola come fatto scontato sulla base di un giudizio totalmente positivo dei 5 anni di governo regionale.

Vendola, da parte sua, non ha mai preteso la ricandidatura automatica ma ha chiesto soltanto primarie di coalizione per la scelta del candidato a governatore. E non ha posto alcun ostacolo all'inclusione dell'Udc nell'alleanza purchè ciò avvenisse a partire dalla condivisione dei programmi e dei metodi di governo.

D'Alema e Casini hanno completamente scompaginato questa prospettiva e negato le primarie temendo che il popolo del centro sinistra avrebbe scelto ancora una volta Vendola.

Da notare che le primarie sono un'orgogliosa bandiera del P.D. e parte integrante del suo statuto. Esse sono certamente l'unico modo per far partecipare l'elettorato alle scelte e alle decisioni: in Puglia ora non solo non si possono scegliere deputati e senatori perchè indicati dalle segreterie nazionali dei partiti ma nemmeno i candidati governatori perché scelti anch'essi verticisticamente ( con un pieno diritto di veto per Casini, che ha dettato la linea al PD )

Tutto ciò prefigura una preoccupante e ulteriore perdita di partecipazione e di valorizzazione del popolo di centro sinistra; e ciò che è più grave un netto spostamento a destra del PD , che allontana da sé la sinistra, disposta a collaborare come ha fatto lealmente in questi cinque anni di esperienze amministrative ; e privilegia il rapporto con l'UdC , che diventa l'ago della bilancia e di fatto il padrone della situazione, con tutte le ricadute su programmi e metodi di governo.

Sulla base di queste considerazioni, riteniamo positivo il recentissimo documento del Coordianamento di Sinistra ecologia e liberta, che ha ritirato le proprie delegazioni in tutte le regioni ed avviato un'ampia consultazione con le altre forze di sinistra a partire da contenuti programmatici e metodi di governo condivisi. Purtroppo ciò determinerà un danno per tutti ma speriamo che nessuno abbia la faccia tosta di incolpare la sinistra di questa situazione. Riportiamo di seguito il testo del documento del Coordinamento di SeL

                                                                      per il Circolo Dossetti di Sarzana / Alfredo Giusti

Il coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia Libertà si è soffermato sulla situazione politica e sulle prossime scadenze elettorali. Le prossime elezioni regionali sono un banco di prova della politica nazionale. Il Pd rischia di essere subalterno all’Udc ed all’idea che quel partito ha di coalizione di governo. Sulle privatizzazioni dei beni comuni, sull’accettazione del nucleare, del ponte sullo stretto, sulla sanità il Pd aderisce, in nome di una futuribile alleanza alternativa a Berlusconi, ai contenuti che il partito di Casini esprime. Il Pd rinuncia persino allo strumento sul quale si è fondato, le primarie, per aderire alle logiche di palazzo del suo nuovo alleato e sancendo il divorzio da quel popolo, compreso quello “viola”, che viene guardato con sospetto e fastidio in ogni manifestazione di partecipazione democratica . Il Pd sta materialmente distruggendo l’idea di un’alternativa di governo alla destra, consegnando l’opposizione di questo paese ad un futuro di inciuci e di assenza di alternativa. Le elezioni regionali pugliesi sono, per questi motivi, un centro essenziale delle politiche di tutte le forze democratiche. Il Pd vuole una sinistra asservita ai programmi della destra moderata e liberista o la indica come nemico esplicito. La candidatura di Nichi Vendola è la candidatura della buona politica contro quella degli intrighi di palazzo. È il mandato popolare che si rinnova contro l’ostilità, non solo ad un leader della sinistra, ma al proprio stesso popolo.

In molte regioni l’Udc pone l’esclusione della sinistra come pregiudiziale. Non accetteremo di essere discriminati, per altro senza che da nessuna parte si stia facendo nessun serio confronto sui programmi.

È, dunque, aperto un problema nazionale del quale Sel intende discutere direttamente con i rappresentanti nazionali delle forze politiche, a partire dal Pd, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Pdci, Verdi, Psi e intanto sospende ogni trattativa sulle prossime elezioni regionali e rinnova l’appello a tutte le forze intellettuali, democratiche e civili di questo paese affinché prendano parola contro il ritorno di una politica delle alleanze che si basa solo sul politicismo e calpesta ogni rigore etico nella formazione delle scelte.

Il Coordinamento Nazionale SEL
Travaglio - Servizio P. 9/02/2012

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