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TG2: SPOTTONE INFAME PER SILVIO: 3' 30" DI INTERVISTA IN GINOCCHIO, CON TANTO DI SIMBOLO. PAGA IL CONTRIBUENTE

In questi anni Berlusconi ci ha abituato a tutto. Nella discesa agli inferi della "Repubblica del Male Minore" ce ne ha fatte vedere di tutti i colori. Ma ad un simile abisso di irresponsabilità e di cinismo, probabilmente, non ci aveva ancora precipitato. E invece a questo, ormai, siamo arrivati. All'abuso di potere elevato a metodo di governo

Nessun contraddittorio, azzerati i talk show, Silvio è presente in tutti i maggiori Tg, con interviste in video o telefoniche. Con il simbolo a mo di spot. Una cosa indecente. E' molto interessante il profilo dell'intervistatrice di questo spottone di ben 3' e 33", tempo biblico per un tg. Intervistatrice Ida Colucci, vicedirettore del Tg2 . Ha fatto carriera come inviata raidue in Parlamento . Intervistatrice di fiducia del premier e spinta fortemente da Bonaiuti. Bonaiuti è l'addetto ufficio stampa di Berlusconi: da lui dipendono tutte le nomine.



Andiamo alle domande della Colucci: Togliendo il punto interrogativo, le domande possono considerarsi asserzioni, come l'introduzione di un discorso che poi prosegue l'intervistato:

1a domanda:
Presidente Berlusconi, un'altra inchiesta che la riguarda alla vigilia di un'importante voto. Il guardasigilli Ministro Alfano, ha mandato gli ispettori a Trani.
il csm ha criticato l'operato. E' intervenuto anche il capo dello stato per ribadire l'autonomia di indagini e ispezioni
la preoccupa quest'inchiesta?

2a domanda:
la campagna elettorale Presidente, è stata fin qui contrassegnata da sentenze del tar. e poi ancora da inchieste giudiziarie. potrà influire sul voto tutto questo. Si potrà cioè verificare quella che ora si chiama la sindrome francese? un forte astensionismo già capitato oltralpe?

3a domanda:
Lei ha dato appuntamento a tutti i moderati per sabato 20 marzo a Roma in piazza S.Giovanni. E' una prova di forza e le chiedo una prova di forza vale anche per chi governa?

Analizziamole:

- Togliendo il punto interrogativo, le domande possono considerarsi asserzioni, come l'introduzione di un discorso che poi prosegue l'intervistato;

- Nella prima e seconda domanda, l'intervistatrice, ripete la parola Presidente, riferendosi a Berlusconi.
Nella prima domanda, chiama Alfano: il ministro guardasigilli e chiama in causa il capo dello stato per sottolineare il carattere istituzionale di Berlusconi.

- La terza domanda è preceduta da un vero e proprio appello :
"Lei ha dato appuntamento a tutti i moderati per sabato 20 marzo a Roma in piazza S.Giovanni." tant'è che Berlusconi non ha avuto il bisogno di ricordare la data e la città della manifestazione nella risposta.

Andiamo al video:

sul sito della Rai appariva il servizio completo dato alle 20,30
I primi due titoli di testa erano:

Berlsuconi: sconfessato csm
Napolitano: rispettare autonomia di indagini e ispezioni

Durante l'intervista si vedono due bandiere: europea e italiana sulla sinistra di Berlusconi, il simbolo del Pdl ben inquadrato sullo sfondo, ma in sovraimpressione c'è solo la scritta "Presidente del Consiglio"
Ancora una volta a sottolineare il profilo istituzionale.

subito dopo la prima domanda, c'è uno zoom

L'inquadratura è di nuovo sull'intervistatrice,
Berlusconi risponde sugli scandali e camera fissa su di lui.

All'attacco di questa frase che ha un intento propositivo e conclusivo:

"Noi torniamo in Piazza San Giovanni con lo stesso spirito di tre anni fa per la democrazia (..) l'amore vince sempre sull'odio."

all'attacco di questa frase, la telecamera riparte con un altro avvicinamento sul primo piano. Uno zoom più lungo, per stimolare un crescente interesse nello spettatore.

Non solo erano preparate le risposte, ma le domande della Ida Colucci, erano parte integrante delle risposte, scritte da un'unica mano di concerto anche con la regia televisiva.

Nessun contraddittorio, azzerati i talk show, Silvio è presente in tutti i maggiori Tg, con interviste in video o telefoniche. Con il simbolo a mo di spot. Una cosa indecente
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Da Alessandro Mariani

Inviato da mariaricciardig il 20/03/2010 11:56
CON un incredibile "blitzkrieg" di prima serata, effettuato come sempre in un format televisivo sicuro perché posto al riparo dalle domande vere e dunque pericolose, il presidente del Consiglio ha varcato l'ennesimo confine. La sua "intervista" al Tg2 è in realtà il livoroso comizio di un capo-popolo che, in nome del plebiscito tributatogli dagli italiani e in forza del suo potere assoluto sacro e inviolabile, è ormai pronto a tutto. Anche a stravolgere quel che resta di un equilibrio istituzionale che lui stesso ha sistematicamente "picconato" nel corso del suo avventuroso Ventennio.

Perché questo ha fatto, ieri sera, Silvio Berlusconi. Per spacciarsi ancora una volta come una "vittima innocente" di fronte all'opinione pubblica, e per rilanciare le sue farneticanti accuse alle procure "scese in campo" contro di lui "dettando i modi e i tempi della campagna elettorale", il premier non ha esitato a piegare a suo uso e consumo le parole misurate del Capo dello Stato. Altro che "tirare la giacchetta" al presidente della Repubblica: Berlusconi gli ha letteralmente strappato di dosso l'abito di "garante sopra le parti" che la Costituzione gli assegna.

Quell'"abito" riluceva sufficientemente chiaro, nel comunicato che Giorgio Napolitano aveva diffuso ieri mattina, per arginare le polemiche sempre più tossiche intorno all'inchiesta della Procura di Trani. Al Csm, di cui è presidente, il Capo dello Stato ricorda che non si deve mai "pronunciare preventivamente sullo svolgimento delle inchieste" perché, "come recita lo stesso regolamento del Csm, quest'ultimo può prendere in esame "le relazioni conclusive delle inchieste amministrative eseguite dall'Ispettorato generale presso il ministero della Giustizia". Ma al governo ricorda come le ispezioni del ministero non possono "interferire nell'attività di indagine di qualsiasi Procura, esistendo nell'ordinamento i rimedi opportuni nei confronti di eventuali violazioni compiute dai magistrati titolari dei procedimenti". Ma fa di più, il Quirinale: precisa che è stata "corretta" la decisione presa dal Comitato di presidenza del Csm di affidare alla VI Commissione la richiesta "sottoscritta da gran parte dei membri del Consiglio per l'apertura di una pratica inerente l'ispezione" disposta dal ministro della Giustizia presso la Procura di Trani. La conclusione del presidente è inequivoca: "È altamente auspicabile che in un periodo di particolari tensioni politiche qual è quello della campagna per le elezioni regionali, si evitino drammatizzazioni e contrapposizioni, come sempre fuorvianti sul piano istituzionale".


Invece di dar prova di quell'equilibrio istituzionale e di quel senso di responsabilità politica invocati proprio da Napolitano, Berlusconi fa l'esatto opposto. Invece di rispettare finalmente le regole del gioco democratico, fa saltare per l'ennesima volta il tavolo. Invece di prendere atto della netta presa di posizione della più alta carica dello Stato, ne strumentalizza e ne distorce radicalmente il messaggio. Il comunicato di Napolitano, declinato secondo il verbo palesemente capzioso e tecnicamente sedizioso del Cavaliere, diventa una pubblica "sconfessione" dell'iniziativa del Csm. E dunque "l'ennesima dimostrazione di un uso intollerabile della giustizia per fini di lotta politica contro di noi".

In questi anni Berlusconi ci ha abituato a tutto. Nella discesa agli inferi della "Repubblica del Male Minore" ce ne ha fatte vedere di tutti i colori. Ma ad un simile abisso di irresponsabilità e di cinismo, probabilmente, non ci aveva ancora precipitato. E invece a questo, ormai, siamo arrivati. All'abuso di potere elevato a metodo di governo. Non c'è altro modo, per definire un'"esegesi" così clamorosamente falsa, e dunque costituzionalmente eversiva, delle dichiarazioni e delle funzioni del presidente della Repubblica. E non è tutto. In questa disperata escalation autoritaria del premier l'abuso si somma ad abuso.

Non c'è solo l'inaccettabile "abuso politico" su Napolitano, nella performance mediatica di ieri sera. C'è anche altro. Molto altro. Il presidente del Consiglio parlava in playback. L'audio ufficiale riproponeva la narrazione artificiale di sempre, che amplifica l'irrealtà dei "fattoidi": il solito "partito dell'amore" che sconfiggerà "il partito dell'odio", i soliti "miracoli fatti all'Aquila e in Abruzzo", i soliti "successi ottenuti in questi due anni di lavoro straordinario" rispetto ai "disastrosi fallimenti" della solita sinistra sovietica e sanguinaria e ai pericolosi intendimenti delle solite toghe politicizzate e assatanate. In realtà, la vera voce che ci sembrava di ascoltare, e che riflette la realtà dei fatti, è quella delle intercettazioni telefoniche agli atti della procura di Trani. Quella che grida "io ho parlato con il direttore Masi" intimandogli la chiusura dei talk show politici "perché non c'è nessuna televisione europea in cui ci sono questi pollai e allora perché noi dobbiamo avere queste fabbriche di fango e di odio". Quella che urla all'orecchio di Giancarlo Innocenzi "quello che adesso bisogna concertare è che l'azione vostra sia da stimolo alla Rai per dire "chiudiamo tutto".

Cos'altro è tutto questo, prima e al di là di ogni implicazione di carattere penale, se non un manifesto abuso di potere? In quale altra democrazia liberale del mondo il presidente del Consiglio (leader di un partito che si definisce prima Casa, poi Popolo "della libertà") può permettersi di trattare come un suo maggiordomo il commissario di un'Autorità amministrativa che per legge dovrebbe essere "indipendente"? In quale altro Zimbabwe del mondo il capo di un governo (già proprietario di un impero mediatico privato) può permettersi di trattare come un suo dipendente il direttore generale del servizio pubblico radiotelevisivo? I tanti, pensosi liberali alle vongole dell'Italia terzista si ostinano a dire che queste sono domande risibili. Ripetono che l'Italia è una magnifica democrazia, perché "è bastato un Tar a fermare il presunto golpe sulle liste" e perché in fondo, di tutti gli "strappi" tentati da Berlusconi, quasi nessuno gli riesce.

Questa sì, è una favola. Le regole sono ormai carta straccia. A pochi giorni dal voto per le regionali, i talk show politici sono stati silenziati, e sugli schermi va in onda, gigantesca e solitaria, l'effigie e la parola del Capo. Qualcuno si è accorto che ieri sera, mentre il premier ammoniva le masse dagli schermi del Tg2, vicino al tricolore e alla bandiera dell'Unione Europea campeggiava il simbolo elettorale del Pdl con lo slogan "Berlusconi presidente"? L'ultimo abuso, dopo quello commesso contro Napolitano. E altri ne verranno. Per nostra sventura, e con buona pace dei teorici del "Male Minore".
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