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La strage di Bologna e il Paese allo specchio

La strage di Bologna, fu la più grave di tutte per il numero dei morti e le esecrabili modalità: far esplodere una bomba ad alto potenziale, nella stazione affollata di una città, in un giorno dedicato alle partenze per le vacanze della gente più semplice, rimane l’evento più emblematico. Una strage per far male davvero, richiama all’oggi alle stragi di innocenti da parte dei terroristi fanatici dell’Islam che paiono azioni di sconsiderati “lupi solitari” e invece rispondono anch’esse a un disegno politico-militare globale di amplissimo ed altissimo livello: portare la tensione mondiale allo stadio più elevato, per minare gli attuali equilibri interni ed internazionali dei paesi coinvolti nel conflitto, in particolare di quelli che svolgono un ruolo strategico sia in Occidente che in Medioriente.

Se torniamo alla strage di Bologna e rileggiamo il contesto in cui avvenne, molti elementi concorrono a determinare un preciso scenario: pochi mesi prima che venisse ucciso, il giudice Mario Amato che indagava sul terrorismo di matrice fascista, aveva avvisato più di una volta, invano, il CSM che a parer suo l’estrema destra, anche all’interno delle carceri ed in raccordo con la criminalità mafiosa e comune, preparava eventi gravi ed eversivi per la democrazia.

Così come le indagini successive alle prime sentenze di condanna, anche di recente, hanno evidenziato il ruolo di depistaggio di infiltrati dei servizi segreti che avevano addirittura avvisato giorni prima chi doveva evitare di essere coinvolto di lasciare Bologna, il fondato sospetto che alcuni elementi della loggia massonica bolognese “Zamboni de Rolandis”, poi sciolta, possano aver svolto un ruolo nei mesi precedenti la strage, organizzando riunioni con esponenti della P2, appartenenti anche ai vertici militari, perfino con il coinvolgimento di esponenti dell’allora corrente “andreottiana” della DC.

Una questione che richiama il ruolo della cosiddetta “massoneria deviata” nella stessa città teatro degli eventi. La strage di Bologna, avvenne pertanto in un contesto e con modalità dirette ed indirette che rispondevano ad un chiaro disegno politico, probabilmente dimostrabile se vivessimo in un Paese con uno Stato democratico degno del nome e non in un Paese condizionato da poteri forti ed inintellegibili che hanno sempre avuto l’obiettivo, ancor oggi, opposto di mantenere una democrazia debole e ricattabile.

Il due agosto saremo per le strade di Bologna a chiedere ancora verità, ma più passa il tempo e più ci rendiamo conto che questa verità è impedita dallo stesso potere che dall’interno delle istituzioni, osteggia con tutte le sue forze una maturazione del Paese che lo renda più consapevole della propria storia e quindi più responsabile. Vogliono un “paese bambino” ed un popolo disposto ad accettare qualsiasi menzogna e qualsiasi verità di comodo pur di non pensare, Di tale ispirazione, anche gli attuali tentativi di stravolgimento costituzionale, sono un’espressione.


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