Matteo Renzi la fa grossa: sta scavandosi la fossa?

di Alberto Cacopardo - 19/01/2014
Renzi l’ha fatta grossa. L’incontro con Berlusconi al Nazareno è davvero un atto di arroganza senza pari. Non c'era proprio bisogno di incontrare personalmente l’uomo che più di qualunque altro ha fatto danno a questo paese. Renzi non sembra capire che il Pd non è Forza Italia. E, soprattutto, i suoi elettori non sono i pecoroni che votano Berlusconi. Se tira la corda oltremisura, rischia di perderne la metà.

Renzi l’ha fatta grossa. L’incontro con Berlusconi al Nazareno è davvero un atto di arroganza senza pari.

Passi che voglia discutere la legge elettorale con l’opposizione. Anzi, andrebbe benissimo, se non fosse che il primo partito d’opposizione, se si sta al parlamento anziché al capriccio dei sondaggi, non è Berlusconi ma Grillo. E se Grillo, ripetendo gli errori di sempre, si rifiuta di parlarne, forse sarebbe stato più savio soprassedere, anziché dare al pregiudicato di Arcore la patente tarocca di secondo partito d’Italia, con tutto quello che ci si accompagna.

Ma ammettiamo che passi anche questo. Non si è mai sentito dire che, per raggiungere un accordo con l’opposizione, non ci si preoccupi prima di averlo raggiunto con la maggioranza. E’ quello che gli hanno ripetuto in tutte le salse e tutti i toni tutte le componenti della maggioranza al di là della sua, compresa la minoranza del Pd nella direzione dell’altro ieri. Se ne è altamente fregato.

Ma ammettiamo che passi anche questo. Si poteva benissimo discutere con Forza Italia senza bisogno di incontrare personalmente l’uomo che più di qualunque altro ha fatto danno a questo paese da quando esiste la Repubblica Italiana, l’uomo che i suoi misfatti e la volontà dei quattro quinti degli italiani avevano relegato ai margini della scena politica e che con quest’atto viene riportato, per sua massima gioia, al centrocampo e con la palla al piede.

Ma ammettiamo che passi perfino questo atto di clamorosa insipienza. Non c’era proprio nessun bisogno di andarlo ad incontrare proprio nella sede nazionale del Partito Democratico, dopo che la non piccola minoranza di quel partito, per bocca di D’Attorre, aveva proclamato a gran voce che sarebbe stato uno sfregio intollerabile.

Renzi lo ha fatto: solo e soltanto per arroganza. Imitando perfettamente le tattiche del suo amato Silvio Berlusconi, il quale, quando veniva attaccato per qualunque ragione, si è sempre preoccupato di fare esattamente il peggio possibile di ciò per cui veniva attaccato, per dimostrare nel modo più pieno il suo sprezzo per gli argomenti dei suoi avversari.

Renzi, a quanto pare, crede di poter fare come Berlusconi. A quanto pare, dev’essere proprio deciso a far cadere il governo, altrimenti è un po’ difficile spiegare tutto quello che sta facendo in questi giorni, dal rifiuto di entrarci col rimpasto, al rifiuto di concordare la legge elettorale, alle continue critiche di poco costrutto che fa piovere dai tweet e dai microfoni. E a quanto pare è proprio sicuro di vincere le elezioni, proprio come tanti suoi predecessori, da Occhetto a Bersani. Ma forse ha sbagliato i conti come loro.

Prima di tutto sembra non capire che il Pd non è Forza Italia: è ancora, con tutti i suoi guai, un partito vero e non un baraccone da fiera. E, soprattutto, i suoi elettori non sono i pecoroni che votano Berlusconi. Se tira la corda oltremisura, rischia di perderne la metà.

E poi non sembra capire che se anche così non fosse, rischia ugualmente di perdere per l’ennesima volta contro quell’impunito malfattore. Non sembra mettere in conto, per esempio, che ci sono buone probabilità che il vecchio infame butti giù un’altra carta al momento giusto: forse tutte le smentite servono solo a preparare il gran colpo a sorpresa che sarebbe la candidatura di Marina, davanti alla quale nessuno sa come andrebbe a finire. Ma forse non ce ne sarebbe nemmeno bisogno. Se Renzi fa come Berlusconi, non è certo il primo a provarci. Finora, davanti alla scelta, hanno sempre preferito l’originale.

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