COSENTINO ANCORA AL GOVERNO CON L'APPORTO DECISIVO DEL PARTITO DEMOCRATICO!

di Lino D’Antonio - Napoli - 31/01/2009
Su "L'Unità" del 30 gennaio è riportato (vedi in fondo all'articolo) che in Parlamento è stata bocciata la mozione contro il sottosegretario Cosentino, di “Forza Italia”, nonché responsabile del suo partito in Campania, accusato di organicità alla camorra da ben sei pentiti casalesi ed indagato per reato di camorra dalla Dda di Napoli.

Le sue dimissioni erano state richieste tramite la suddetta mozione e con la seguente motivazione: “Lede gravemente non solo il prestigio del governo, ma anche la dignità del Paese”.

Questo esito negativo si è raggiunto grazie alle assenze ed alle astensioni nel Partito Democratico. Sono risultati infatti decisivi i ventisei astenuti del PD e del Partito Radicale ed i quarantasette esponenti democratici usciti dall’aula solo per quella votazione e dopo subito rientrati, tra cui Enrico Letta, il ministro della Giustizia del governo ombra Tenaglia e perfino Marina Sereni, firmataria della mozione. E tra gli assenti D’Alema, Gentiloni e Veltroni, che su “L’Espresso” pure aveva invocato a gran voce le dimissioni di Cosentino. Per non parlare dei due rappresentanti del PD, che hanno votato addirittura contro l’eventualità dell’allontanamento dal governo del sottosegretario in oggetto.

Per venire poi tutti i dirigenti nazionali del PD in Campania ad invocare, in nome di una moralità (di fatto) pelosa, il cambiamento e l’auspicio di una politica finalmente rinnovata nei contenuti e nella proposta, con il rispolvero accorato della “questione morale”.

Etica nuova e moralità, che con la complicità di qualche ras locale, diventa in primis lotta politica fratricida all’interno dello stesso Partito Democratico.

Veltroni manda a dire pubblicamente a Bassolino che è ora di cambiare e c’è bisogno di discontinuità. E lancia il suo bastone innovatore contro i “capi bastone”.

Ma l’azione, anzi tutto l’ampio raggio della politica democratica nazionale, appare al momento senza risultati e mediocre e preoccupante. Soprattutto per una certa area di consociativismo deteriore, che sta investendo la politica italiana.

Bene la prassi bipartisan sulle riforme, se esse sono nell’interesse reale del Paese e non di talune categorie o per occultare le magagne in atto tra i due schieramenti. Male, se come appare, tale clima serve ad avvelenare più che mai il già disastrato rapporto tra eletti ed elettori, con l’abbattimento definitivo dell’idea della politica vera ed aumentando oltremodo la confusione e la non distinzione dei ruoli.

Quindi, il PD baratta la salvezza di Cosentino. Con ché? Non si evince!

Resta comunque il colpo mortale inferto alla credibilità stessa dell’opposizione ed un altro schiaffo alla Campania, oltre a quelli subiti dalla Regione in termini di sciagurate scelte economiche governative. Privilegiando un clima torbido più che la chiarezza, in quanto al Cosentino sono indirizzate accuse gravissime da più parti.

Ultrafelice, dopo averlo ahimè votato alle ultime elezioni politiche, di aver rifiutato l’iscrizione al Partito Democratico.

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Silenzi casalesi
Marco Travaglio
Unità 30 gennaio 2009


A proposito di silenzi omertosi, anzi mafiosi: l´altroieri la Camera ha bocciato la mozione dell´opposizione Pd-Idv-Udc che chiedeva gentilmente al governo di «invitare alle dimissioni il sottosegretario all´Economia Nicola Cosentino», Pdl, accusato da sei pentiti del clan dei Casalesi (vedi la grande inchiesta dell´Espresso) e indagato per camorra dalla Dda di Napoli, in quanto «lede gravemente non solo il prestigio del governo, ma anche la dignità del Paese». La mozione era firmata dai capigruppo del Pd Antonello Soro, dell´Idv Massimo Donadi e dell´Udc Michele Vietti, oltreché dagli on. Sereni, Bressa, Ciriello e Garavini. Quest´ultima, una maestra elementare eletta con gli italiani all’estero, ha illustrato la mozione in aula. Purtroppo però le astensioni e le assenze nelle file del Pd han superato quelle del Pdl e salvato l’ottimo Cosentino. Mozione respinta con 236 no (Pdl più Lega), 138 sì e 33 astensioni. Decisivi dunque i 26 astenuti Pd (fra i quali Cuperlo, Madia e i radicali), i 47 Pd usciti dall’aula perlopiù solo per quella votazione e poi subito rientrati (compresi Enrico Letta, il ministro molto ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia e perfino Marina Sereni, firmataria della mozione stessa), i 22 Pd assenti ingiustificati (compresi D´Alema, Gentiloni e Veltroni, che sull´Espresso aveva chiesto le dimissioni di Cosentino) e i 2 Pd addirittura contrari (fra cui il tesoriere Ds Ugo Sposetti). Erano troppo impegnati a salvare le istituzioni repubblicane minacciate da un paio di migliaia di persone in piazza Farnese.

 

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