Evasione fiscale. Ma quanto ci piace....

di ASSOCIAZIONE ARTICOLO 53 - 15/12/2019
Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza
Non è la prima volta che un Presidente della Repubblica interviene su questo argomento. Il nostro paese si dibatte contro una piovra i cui tentacoli sono rappresentati da Corruzione, Illegalità diffusa ed Evasione Fiscale. Come Associazione “Articolo 53” ( http://www.articolo53.it ) da anni andiamo denunciando non solo il fenomeno ma anche e soprattutto il sistema che consente tutto questo.Per una rassegna del materiale relativo al Sistema Fiscale, rimandiamo il lettore alla bibliografia in fondo.
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Nel 2009, un sonoro segnale lo aveva dato il Presidente della Repubblica Napolitano nel suo discorso di fine d’anno, da cui traiamo solo due passi. “..Parto dalla realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi: le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio. Le indagini condotte anche in Parlamento ci dicono che nel confronto internazionale, elevato è in Italia il livello della disuguaglianza e della povertà. Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno continuato ad essere penalizzate da un'alta pressione fiscale e contributiva; più basso è il reddito delle famiglie in cui ci sono occupati in impieghi "atipici", comunque temporanei….”
E ancora, sempre per bocca del Presidente, La riforma annunciata per il fisco, è poi assolutamente cruciale; in quel campo, è vero, non si può più procedere con "rattoppi", vanno presentate e dibattute un'analisi e una proposta d'insieme. E in quel dibattito si misurerà anche una rinnovata presa di coscienza del problema durissimo del debito dello Stato. ….”

Se quindi lo Stato si è messo, come pare di intuire, nei guai da solo, in quanto non è automaticamente titolato a compiere controlli sistematici che vadano a verificare l’ effettivo reddito, allora significa che il sistema nel suo complesso è arrivato al capolinea!!
Ma facciamo qualche passo indietro sperando di farne uno grande avanti.
Leggendo la seguente espressione chi non conviene che si tratta di elementi ahimè' noti a tutti ? "...i contribuenti titolari di redditi fissi sono tassati fino all’ultimo centesimo….. con aliquote non indifferenti; mentre, invece, il reddito…… dei professionisti e degli industriali e commercianti privati sfugge sempre, talvolta in notevole parte e talvolta interamente, al dovere tributario ...."
Eppure a pronunciarla fu, quasi un secolo fa, l’Onorevole Filippo Meda, ministro delle Finanze nei governi Boselli e Orlando durante gli anni della Prima Guerra Mondiale . La espressione fu riportata in uno scritto del 1920 !

Equilibrio quindi fra DIRITTI e DOVERI unito a EQUITA', PROGRESSIVITA', SOLIDARIETA'.
Questo volevano i Costituenti per il nostro Paese. Ed insieme a questi la Eliminazione, nel nome dell'Articolo 2 e dell'Articolo 3 della Costituzione, dei trattamenti speciali che dividevano i cittadini in CLASSI.

 

"..Se esaminiamo la nostra legislazione, vediamo che, accanto alle leggi normali di imposta, si sono inserite troppe eccezioni, troppe norme singolari, le quali creano differenze di trattamento tra classi di cittadini ed altre classi, e tra le varie località del territorio dello Stato, e rendono ardua la stessa conoscenza della materia. Questa delle riduzioni e delle esenzioni è una grave menda della nostra legislazione, ed occorre che sia eliminata per l'avvenire....”

(On. Scoca. Relatore Ass. Costituente, 23/05/1947)
Giunge quindi a compimento, in quel 23 maggio 1947, un percorso di cultura e di maturazione democratica che inizia sin dai primi del 1900. E' Giolitti ad introdurre il tema con questo famoso passo tratto da un suo discorso del settembre 1900.
Giolitti - settembre 1900 “... il paese, dice l’On. Sonnino, e' ammalato politicamente e moralmente, ed e' vero; ma la causa piu' grave di tale malattia e' il fatto che le classi dirigenti spesero enormi somme a beneficio proprio quasi esclusivo e vi fecero fronte con imposte, il peso delle quali cade in gran parte sulle classi piu' povere; noi abbiamo un gran numero di imposte sulla miseria: il sale, il lotto, la tassa sul grano, sul petrolio, il dazio sul consumo, ecc… NON NE ABBIAMO UNA SOLA che colpisca esclusivamente la ricchezza vera; perfino le tasse sugli affari e le tasse giudiziarie sono progressive a rovescio; quando nel 1893, per stringenti necessita' finanziarie, io dovetti chiedere alle classi più ricche un lieve sacrificio, sorse da una parte delle medesime una ribellione assai più efficace contro il governo che quella dei poveri contadini siciliani, e l’On. Sonnino, andato al governo dopo di me, dovette provvedere alle finanze RIALZANDO ancora il prezzo del sale e il dazio sui cereali. Io deploro quanti altri mai la lotta di classe; ma, siamo giusti: chi l’ha iniziata ?...

Altro punto, di importanza non secondaria, è la SEMPLIFICAZIONE della materia tributaria. Non solo per una maggiore chiarezza ed efficacia, ma anche per evitare che si generino disparità proprio a causa della norma che, specialmente in campo fiscale, deve essere trasparente ed equa.

Su questo abbiamo autorevoli voci.
LUIGI EINAUDI così si esprimeva : "...Semplificare il groviglio delle imposte sul reddito è la condizione essenziale affinché gli accertamenti cessino di essere un inganno, anzi una farsa. Affinché i contribuenti siano onesti, fa d'uopo anzitutto sia onesto lo stato... Oggi, la frode è provocata dalla legge...".

Ecco come l'On.Scoca, sempre nella seduta del 25/maggio/1947 tratta la questione
(On. Scoca. Relatore Ass. Costituente, 23/05/1947) "L'On. Corbino ha detto che se dobbiamo attuare la progressività dobbiamo abolire le imposte speciali sui redditi per dirigerci verso l'imposta unica. Io direi che NON è necessario far questo per applicare il principio della progressività, così come noi l'abbiamo inteso e come l'onorevole Presidente della Commissione lo ha illustrato. Basta capovolgere la situazione attuale del rapporto fra imposte reali e personali. (...) Ma si può e, a mio avviso, si deve invertire questa situazione . Possiamo mantenere le imposte dirette reali, ( e si debbono mantenere, almeno come necessaria base di accertamento dell'imposta personale che colpisce il reddito complessivo del cittadino) purché si attui una riduzione notevolissima delle loro aliquote, e si determino gli imponibili nella loro consistenza effettiva. Se ciò faremo, potremo potenziare l'imposta progressiva sul reddito e farla diventare la spina dorsale del nostro sistema tributario . Con l'alleggerire la pressione delle imposte proporzionali, che colpiscono separatamente le varie specie di redditi, avremo margine per colpire unitariamente e progressivamente il reddito globale. Per tal modo si potrà informare il nostro sistema fiscale al criterio della progressività senza far sparire le imposte reali e senza attuare la imposta unica, che sarebbe, almeno per ora, esperimento pericoloso."

In preparazione della futura legge delega 825 per la riforma tributaria, Gaetano Stammati, nel 1968, sosteneva “RAPPORTI SOCIALI ED ECONOMICI” in “Studi per il ventesimo anniversario dell’Assemblea Costituente”- VALLECCHI editore) (edito da UIL anno 1968) “la scelta del reddito effettivo come oggetto dell’imposizione risponde al desiderio di evitare salti di imposta od eccessi di imposizione”. questa scelta si collega al metodo di accertamento, per cui dovendosi procedere all’identificazione del reddito effettivo si rende necessario sostituire al procedimento sintetico ed induttivo (adottato con larghezza, per il passato, dall’amministrazione finanziaria e, purtroppo, non ancora abbandonato dalla prassi degli uffici) il procedimento analitico deduttivo sistematico, ripudiando (come si legge nella relazione ministeriale del 1951 del Vanoni) “quel largo empirismo dominante” allora (ed oggi) nella nostra prassi fiscale.
Questi principi Costituzionali furono recepiti dalla legge delega 825/71(Luigi Preti Costituente) ma disattesi dalla legge 600 (Visentini) e da quelle seguenti (TUIR legge 917/86).
Dal volume “COSTITUENTE E COSTITUZIONE” (in “Studi per il ventesimo anniversario dell’Assemblea Costituente”- VALLECCHI editore) (edito da UIL anno 1968) VANONI EZIO “Il fenomeno dell’evasione fiscale oggi si verifica su di una scala preoccupante e compromette un’equa ripartizione dei carichi tributari. In una simile situazione la pressione tributaria diviene vessatoria e veramente insopportabile per gli onesti e per le categorie dei contribuenti che non possono sfuggire all’esatta determinazione dell’imposta per motivi tecnici ”.

Dobbiamo riconoscere, purtroppo, che le considerazioni espresse da Einaudi, Vanoni, Scoca, Stammati hanno nel nostro tempo il medesimo valore . La espressione del 1946 “ Oggi, la frode è provocata dalla legge”, risuona, nel 2013, nelle parole della Prof.ssa Lorenza Carlassare, di Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky che con Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini hanno dato vita al manifesto dell’Assemblea per la Costituzione “ La Via Maestra
.. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale....”

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