DA COSA NASCE L’ODIO , IL RANCORE E LA REGRESSIONE CULTURALE ? BASTANO LE “SARDINE” PER CAMBIARE ?

di Umberto Franchi - 24/12/2019
E’ la “durezza del vivere quotidiano”, che incrementa l’odio... . È il contesto sociale , in cui l’essere umano è stato ridotto a pura merce ...

Ciò che emerge dal dibattito pubblico sui media di varia natura, nonché su ciò che viene postato in facebook, è indubbiamente inquinato da sentimenti di rabbia e di rancore ed oggetto di continua strumentalizzazione da parte di quasi tutte le formazioni politiche... ovvero emerge l’arroganza, la convinzione di avere sempre la verità, e la mancanza di rispetto tra le parti.
Ma credo che sarebbe un errore soffermarci solo sulla superficie del problema invece di cercare di capire il contesto in cui nascono questi sentimenti.

Partiamo da queste domande : esistano manifestazioni d’odio solo perché esiste una destra fatta di partiti come Lega FdI, Forza Italia, destre xenofobe e razziste che fomentano anche ideologie di un vecchio e triste passato ? oppure l’odio di cui si parla ha delle ragioni sociali precise ?

Io che ho partecipato alle lotte ed agli eventi degli anni 70, so da dove nasceva l’odio di classe di allora... e credo che anche quello odierno anche se è più fomentato dalle destre, va però collocato all’interno all’assetto economico e sociale , dominato dall’ideologia neoliberale/liberista , che in modo strisciante a partire dalla metà degli anni 80, ha sostanzialmente distrutto, non solo i legami sociali , ma anche la solidarietà e gran parte di quelli affettivi.

L’origine sociale nasce dal fatto, che negli ultimi 30 anni la politica e sindacale, che in precedenza contrattava nei luoghi di lavoro oltre ai diritti, ai salari, alla prevenzione ambientale, alle normative degli orari e professionalità... anche il come si lavora ed il per cosa si lavora intervenendo sulle scelte qualitative degli investimenti e le loro ricadute nella fabbrica, sulle persone, e nel territorio...

Ma oggi il sindacato che abbiamo sostenuto ed organizzato in quel periodo chiamato “IL 68” che in Italia è durato almeno 15 anni, non esiste più e le OO.SS. hanno finito invece per gestire le ricadute SUI LAVORATORI IN TERMINI ASSISTENZIALI, delle scelte scellerate fatte dai padroni e dai vari governi che si sono succeduti, con un mondo del lavoro precarizzato e con l’atomizzazione della società e dunque da qui anche la crisi dei valori comunitari ed affettivi.

Da considerare ad esempio, come in Italia negli ultimi 15 anni i profitti siano aumentai dell’84%, gli investimenti (tecnologici ed innovativi ) sono diminuiti del 15% con un trasferimento continuo di risorse dal lavoro alle attività finanziarie speculative.
Inoltre a partire dagli inizi degli anni 2000, con la scelta della moneta unica euro, i prezzi sono aumentati di “botto” sostanzialmente raddoppiati mentre i salari e le pensioni sono rimaste invariate. Ricordo che una pizza margherita costava 5.000 lire , dopo con l’euro costava 5 euro (10.000 lire) con i salari e le pensioni che in termini reali, si sono erosi di circa il 30%.

Quindi, oltre alle debolezze del Sindacato, sono le scelte degli “Imprenditori” , dei governi succeduti negli ultimi 30 anni, e di come è stata costruita l’Europa, che vanno ricercati i veri responsabili che hanno favorito l’avanzata neoliberale e che hanno permesso lo smantellamento dello Stato Italiano, del Welfare, delle aziende a partecipazione Statale, delle svendite e privatizzazioni di aziende portanti per la nostra economia... dell’impoverimento crescente dei ceti medi e poveri... creando spaventose diseguaglianze ed eliminando dal discorso pubblico qualsiasi pensiero volto a riscoprire l’individuo dentro il collettivo, fino alla nascita di odi e rancori, frutto della condizione economica, politica, sociale, civile, culturale attuale.

Il neoliberismo ha ampliato in modo pauroso le disuguaglianze , con il 10% degli italiani che detengono il 55% di tutta la ricchezza, mentre i ceti medi e poveri si sono ulteriormente impoveriti... E’ questa situazione che ha riportato la maggioranza delle persone a una condizione civile e umana più arretrata, anche sul piano culturale e civile... verrebbe da dire più animalesca.
E’ la “durezza del vivere quotidiano”, che incrementa l’odio... . È il contesto sociale , in cui l’essere umano è stato ridotto a pura merce ... che può diventare anche “bestia”... una bestia, in cui si relaziona con uno uno stadio di darwinismo sociale con legami sociali deboli e reazioni politiche irrazionali, spesso xenofobe, razziste, violente, cariche di odio, quasi sempre con i più deboli...

Ecco che allora anche il “nobile” buonismo delle “Sardine” contro l’odio, rischia di essere un appello molto debole e con poco senso , se non si riesce a capire che bisogna intervenire sulle la questione economiche, sociali e politiche di fondo.

A QUESTO PUNTO EMERGE LA SOLITA DOMANDA : ALLORA CHE FARE ?
SEGUIRE L’ESEMPIO DELLA FRANCIA...

la risposta e' ancora una volta : cercare di sviluppare un forte movimento di lotte rivendicative sul sociale, sul lavoro, sull’ambiente, sulle pensioni, sulla scuola.... nelle fabbriche, nelle scuole, nei territori, generale...

E’ dalle lotte che può rinascere, il sindacato di classe, la sinistra unita di classe, una nuova coscienza di classe, un cambiamento reale nei rapporti di forza nei confronti del potere economico/finanziario, un cambiamento reale politico, sociale, civile, culturale . Non vedo scorciatoie !

Umberto Franchi

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