Anche questo 2025 è iniziato con la puzza di certi anni di merda…oooohhh, la Fois che dice le parolacce!! Già… ma non esistono termini diversi per sostituire la definizione di questi paludosi, verminosi, viscidi anni che stiamo vivendo, o meglio: subendo, da un po’ di tempo a questa parte. E addolcire la pillola sta diventando una abitudine insana e ipocrita. Certo, dare di matto e cominciare a sbracare il nostro lessico non serve, la maleducazione non serve mai a niente. Ma ogni tanto ci si può “allentare il busto”, diciamo. E comunque quella scossa di terremoto di magnitudo 7,1 in Cina (126 morti, 188 feriti), con cui l’anno è cominciato, è stato un debutto premonitore. Anche perché si è affiancato a una serie di incendi in California, proprio nelle contee di Los Angeles e di Ventura, che ha distrutto più di 12.000 case, lasciando sulla loro scia 137 000 sfollati, 16 dispersi e 25 morti. Non saranno le uniche catastrofi naturali in questo anno disgraziato: a fine luglio un terribile terremoto di magnitudo 8,8 colpisce la penisola russa della Kamcatka, provocando una serie di tzunami, che coinvolgono sia il Giappone che le isole Hawaii. Ma quello più tragico è quello di agosto, in Afganistan, con una magnitudo inferiore (6,0) ma con 1469 morti e più di 3700 feriti: un cataclisma di proporzioni bibliche. Ce ne siamo accorti? No. Tutto quello che non succede in occidente semplicemente non esiste.

Ad aprile però una notizia scuote il mondo intero: muore papa Francesco, dopo Giovanni XXIII uno dei papi più amati della storia. Francesco coniuga alla cultura raffinata dei Gesuiti, ordine a cui appartiene, la semplicità e spontaneità francescana, mietendo consensi ovunque. Il problema diventa: chi sarà il suo successore? Le preoccupazioni aumentano quando Trump fa circolare la propria immagine travestito da papa e fa circolare l’idea di un papa americano. E quando viene eletto Robert Francis Prevost, di Chicago, si scatena l’ansia di sapere chi davvero sia questo americano e chi ci sia dietro a lui. Ma la sua carriera si è svolta in Perù, non negli USA, ed è stato proprio papa Francesco a promuoverlo in varie cariche sempre più prestigiose. Prevost è un agostiniano, un altro ordine colto: Gregor Mendel, studioso di biologia e padre della genetica fu un agostiniano boemo, priore di Brno, tanto per dirne una. Del resto Agostino era un’anima inquieta, sempre alla ricerca di risposte ai grandi perché dell’esistenza: ne fanno fede i suoi scritti: le sue Confessioni e La città di Dio. Le sue reliquie furono portate, dopo il 430, a Cagliari da Fulgenzio di Ruspe, cacciato insieme agli altri vescovi africani dai Vandali, che li deportarono in Sardegna. Questi padri della Chiesa a Cagliari fondarono un cenobio, in cui venivano copiate e diffuse le massime opere cristiane. Da Cagliari nel 718 le reliquie di Agostino furono traslate da Liutprando re dei Longobardi a Pavia, dove a tutt’oggi riposano.
Prevost dunque non è affatto un trumpiano, anche se malignamente il presidente americano ha cercato di farlo sospettare, del resto il padre del nuovo papa è stato uno dei militari sbarcati in Normandia, che hanno liberato l’Europa. Inoltre Prevost ha scelto il suo nome Leone XIV, in ricordo del papa Leone XIII e della sua enciclica Rerum Novarum, che aprì la Chiesa al progresso scientifico e tecnologico: scelta intelligente in un mondo come il nostro, irretito dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Ma le attenzioni al mondo della cultura in questo anno convulso non finiscono qui: a febbraio in Egitto viene annunciata la scoperta della tomba di Thutmose II: l’équipe di studiosi e archeologi anglo egiziani, che sta scavando da tempo vicino a Luxor, dopo più di un secolo dalla scoperta della tomba di Tutankhamon (1922), annuncia questo rinvenimento straordinario.
Mentre ad aprile, a 124 anni luce dalla Terra, viene scoperta nell’atmosfera dell’esopianeta K2-18b una grande quantità di composti chimici che vengono prodotti solo in presenza di vita sui pianeti. Questo fa pensare che il nostro pianeta sia ridotto davvero anche peggio di quel che crediamo e che gli scienziati stiano disperatamente cercando un posto nuovo per la specie umana. Che - c’è da scommetterlo – ovunque si sposti certamente rifarà le stesse scelte scellerate…
Certo, ora dovrei parlare delle due guerre che stanno monopolizzando da mesi la nostra attenzione: la guerra in Ucraina e quella a Gaza. Dovrei farlo, ma non lo farò. E non solo perché ne abbiamo parlato anche troppo dell’una e troppo poco dell’altra. Ma perché non potremmo che ripetere ciò che è stato detto mille volte e senza riuscire a tirar fuori un’idea originale.
Quello che mi disturba davvero tanto è la disparità di trattamento fra le due guerre. Che cosa abbiamo visto in questo ultimo anno? Un presidente dell’Ucraina ospitato presso ogni governo europeo a fare una questua miliardaria. Ma chiediamoci una buona volta: ma tutti questi soldi per fare che? Per comprare armi? Ma se le armi le vende l’America, perché le dobbiamo pagare noi europei? E le sanzioni alla Russia sono servite a che? A comprare ancora una volta dall’America il gas e il petrolio americano, quando quello russo ci costava molto meno. Ma chi la vuole questa guerra se non il gatto americano e la volpe russa? Finiranno per accordarsi fra loro e noi resteremo a guardare, impollati come dei Pinocchi rimbecilliti, e a raccogliere i pezzi di una Europa stupida e frastornata, con dei governi di gente avida e senza onore. Quanto a Gaza: è qualcosa di indicibile la prepotenza proterva del governo di Netanyahu, a cui nessuno applica sanzioni di nessun tipo, perché poveretti hanno subito la shoà. Nessuno sembra ricordare che Israele non ha subito niente, perché nemmeno esisteva allora. Erano italiani, tedeschi, francesi, polacchi etc. che hanno subito la shoà, non questi furbacchioni di israeliani. Per non dire dei legami di Trump, anche attraverso il genero, il marito di sua figlia Ivanka, con la parte più retriva del governo israeliano. E chissà che ne faranno di quella povera striscia di terra… promessa?… ma promessa a chi? Non certo ai Palestinesi. Loro vivono fra le macerie, senza cibo, senza riscaldamento, senza medicine…davvero intollerabile! No. Non se ne può parlare così, alla bell’e meglio. Va dedicato all’epilogo di queste guerre uno spazio più ampio e più ragionato. Intanto l’anno finisce esattamente come è iniziato per entrambi i popoli.
Saluti di commiato e riflessioni su chi se ne è andato nel 2025.
Come sempre riserviamo questo spazio ai saluti di commiato alle persone che in qualche modo ci hanno accompagnato in questa vita, regalandoci il loro talento, la loro intelligenza, inventiva e capacità. Oppure a gente che è stata famosa per un tempo variamente lungo, ma ha giocato un qualche ruolo, buono o cattivo che sia, nella nostra vita.
Fra i politici ricordiamo alcuni personaggi particolari, come Franco Piperno, fondatore di Potere Operaio, nonché sospetto fiancheggiatore di gruppi terroristici come le BR; Raffaele Fiore che invece fu membro attivo delle BR e implicato nel sequestro e uccisione di Aldo Moro; Alberto Franceschini membro delle BR e implicato nel sequestro di Mario Sossi; Gianfranco Sanguinetti, appartenente alla corrente dei Situazionisti, un gruppo politico e culturale di ispirazione vagamente dadaista, che si autosciolse molto presto.
Ma fra i politici scomparsi abbiamo anche un rappresentante della destra militante: Jean Marie Le Pen, padre di Marine Le Pen e fondatore del partito di estrema destra Front National.

E adesso parliamo di un politico vero, davanti a cui bisogna togliersi il cappello: Aldo Tortorella, partigiano, comunista, un compagno vero, ancorato ai valori proletari della sinistra, lucido nonostante i 99 anni e ancora pieno di fede nel domani e nei giovani.
Ed ecco un altro personaggio politico di tutto rispetto: Fulco Pratesi, che è stato un ambientalista, giornalista e politico italiano, fondatore del WWF Italia, protettore della Natura, difensore delle specie minacciate. Dobbiamo ringraziarlo del suo lavoro e del suo impegno.

Fra i giornalisti vogliamo ricordare Furio Colombo, grande giornalista e autore di programmi culturali della RAI insieme a Umberto Eco, Gianni Vattimo e Piero Angela, quando ancora la Rai produceva e diffondeva cultura per i cittadini italiani. E’ stato anche docente al DAMS di teoria e tecniche dei media e del linguaggio radiotelevisivo. Nel 1972 partecipò al film Il caso Mattei di Francesco Rosi e nel 1975 pubblicò l’ultima intervista a Pier Paolo Pasolini sulla Stampa, diretta allora da Arrigo Levi, giusto il giorno prima del suo assassinio. Il curriculum di Colombo è fittissimo di impegni e lavori prestigiosi. Voglio ricordare qui che ha scritto anche per il New York Times e ha insegnato giornalismo alla Columbia University e alla Berkeley e dal 1991 ha diretto per tre anni l’Istituto italiano di cultura di New York. Ha diretto l’Unità e fondato con Travaglio e Padellaro Il fatto quotidiano … insomma non c’è attività e non solo giornalistica, ma anche di informazione e di impegno militante nella sinistra che non l’abbia visto impegnato in prima persona. Sono davvero felice di averlo conosciuto nel periodo dei girotondi e dei movimenti, di averlo ascoltato e apprezzato per il suo impegno e per la sua mancanza di arroganza e di spocchia. Persona veramente amabile. E’ davvero una grave perdita per tutta l’area democratica e progressista.

Ad agosto è mancato Vladimiro Zagrebelsky, magistrato e giurista italiano. E’ stato giudice della Corte europea dei diritti dell’Uomo dal 2001 al 2010. Era fratello maggiore dell’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. Vladimiro, quale componente della sezione disciplinare del CSM, ha redatto la sentenza relativa ai magistrati iscritti alla P2.

Nel settore cultura e arte ci sono nomi davvero conosciutissimi: dallo scrittore Stefano Benni al couturier Giorgio Armani, dal fotografo pubblicitario Oliviero Toscani al grande fotografo brasiliano Sebastiao Salgado (la straordinaria foto in bn in alto è sua), dallo scultore Arnaldo Pomodoro al critico letterario e cinematografico Goffredo Fofi, al vignettista Giorgio Forattini. Nomi così famosi da non richiedere altre spiegazioni, o come diceva l’epigrafe sul monumento a Nicolò Machiavelli: “ Tanto nomini nullum par elogium” (a un nome così grande non c’è un elogio uguale). Ma vediamo alcune immagini che li rappresentano.
Armani 
Toscani
Forattini
Pomodoro
Anche il mondo dello sport è stato fortemente penalizzato: stiamo parlando di grandi atleti come il pugile Nino Benvenuti: Campione olimpico dei pesi welter nel 1960, campione mondiale dei pesi superwelter tra il 1965 e il 1966, campione europeo dei pesi medi tra il 1965 e il 1967, campione mondiale dei pesi medi tra il 1967 e il 1970. Nel 1968 ha vinto il prestigioso premio della rivista sportiva Ring Magazin “ Fighter of the year “, unico italiano ad aver conseguito tale riconoscimento. Benvenuti è stato anche un attore molto amato dal pubblico.
Abbiamo perso anche il portiere Lorenzo Buffon del Milan, famoso anche per aver sposato nel 1958 Edy Campagnoli, la “valletta” di Mike Bongiorno nel programma storico “Lascia o Raddoppia?”. Vincitore di cinque scudetti, è considerato uno dei migliori portieri nella storia del calcio italiano.

A 92 anni è mancato anche la leggenda del tennis italiano Nicola Pietrangeli. Negli anni ’60 venne a Cagliari e naturalmente scelse un campo dove allenarsi: c’era il Tennis club, molto chic, borghese e snob, ma lui preferì il “ferroviario”, popolare e un po’ malandato. Quando scese in campo fu accolto da una vera e propria ovazione e si conquistò il cuore dei giovani cagliaritani.

Aldo Agroppi, calciatore, allenatore e commentatore televisivo, personaggio scomodo e polemico è famoso per le sue battute taglienti.
A chiudere questo drappello di sportivi non poteva non esserci un giornalista sportivo: Bruno Pizzul. La sua voce ha commentato per la Rai, per anni le principali partite di squadre calcistiche di club nelle competizioni europee e nazionali ed è stato inoltre conduttore della Domenica Sportiva nella versione estiva del 1975 e nella stagione 1993-1994 insieme a Simona Ventura e Amedeo Goria.
Ma il settore più numeroso è quello dello spettacolo: Cinema, TV, musica. Purtroppo dobbiamo salutare tanti artisti famosi, alcuni dei quali hanno davvero modificato il gusto del pubblico. Nel settore musica ricordiamo il direttore d’orchestra Peppe Vesicchio, che ha accompagnato tanti cantanti al Festival di Sanremo. E per restare in questo ambito: sono morte a distanza di pochi mesi Nora e Paola Orlandi: i loro coretti (le 4+4 di Nora Orlandi, vi ricordate?) accompagnavano i cantanti solisti, dando profondità e colore alla musica delle canzoni. Un’ altra perdita: il cantante Gianni Pettenati che tanti di noi ricordano per la sua canzone Bandiera Gialla, che segnò un’epoca e cambiò il gusto nel campo delle canzoni.

Altri caduti: Sandro Giacobbe, cantautore e protagonista della Nazionale cantanti e di molte iniziative benefiche, La grande Ornella Vanoni, con la sua voce così particolare, così charming, lei “sciuretta” della Milano bene che cantava le canzoni della mala, lei che importava la bossa nova, lei che era nata come attrice al Piccolo di Milano con Strehler. Lei che lo scelse come compagno nonostante fosse già sposato, suscitando uno scandalo, nella bigotta Italietta ancora senza il divorzio. Uno scandalo che non sarà nemmeno l’unico, ma che si ripeterà con Gino Paoli… una donna indifferente ai pettegolezzi e ai commenti degli altri, sicura di sé, padrona della propria vita. Nel 1977 accettò di posare nuda sulla copertina del mese di gennaio dell'edizione italiana della rivista Playboy richiedendo in cambio un’opera d’arte dell’artista Arnaldo Pomodoro. Fantastica,,, Ultimamente era ospite fissa di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, ancora lucidissima, autoironica, piacevole.: 90 anni e non sentirli…

Un po’ della vecchia e buona televisione di una volta: il regista Vito Molinari. Il 3 gennaio del 1954 cominciano le trasmissioni della RAI ed è lui il regista della trasmissione. Da allora ha diretto di tutto: sceneggiati, programmi di rivista, show musicali, documentari, insomma qualsiasi cosa che avesse bisogno di un regista… e certamente avrà diretto anche le gemelle Kessler… eh sì, se ne sono andate insieme. Hanno deciso e in Austria dove questo è possibile, hanno scelto il suicidio assistito. Non sappiamo chi delle due fosse malata, non è importante saperlo, quello che è importante è che abbiano indicato una strada, come fecero quando mostrarono le gambe, sostituendo alle calze coprenti quelle velate, sdoganando il corpo femminile e sottraendolo alle morbosità bigotte. Ci hanno voluto dare, sulla soglia dei 90 anni un’ultima lezione di laica civiltà.

Fra i nomi più prestigiosi della TV pubblica che se ne sono andatic’è anche Pippo Baudo, super presentatore di tutto e di più, talent scout e pigmalione di attori, attrici, cantanti e ballerine. E c’è anche Ludovico Peregrini: vi ricordate il signor No, come Mike Bongiorno chiamava il cosiddetto “notaio” delle sue trasmissioni? In realtà non era affatto un notaio vero: l’Ordine notarile infatti aveva proibito ai notai di partecipare alle trasmissioni tv, così si era preso un funzionario e gli avevano dato il ruolo di censore su quello che si poteva e non si poteva fare… Dio santo che paese di ipocriti e bigotti!!!
A chiudere questo elenco di personaggi tv c’è anche Emilio Fede. Nato in mamma Rai, emigrò in lidi Mediaset, scudiero di Berlusconi. Lo rivedo ancora mentre è costretto a cambiare le bandierine azzurre in quelle rosse su una cartina dell’Italia, seguendo lo spoglio elettorale che vede FI cadere a picco nel gradimento degli italiani. Non voglio infierire oltre: come diceva mia nonna ”se non hai niente di buono da dire di una persona, allora taci”.
Sulla 7 c’è un personaggio che è andato via di colpo, mentre ancora stava lavorando: il metereologo Paolo Sottocorona. Mi piacevano le sue previsioni e mi piaceva soprattutto che i telespettatori gli mandassero delle belle foto della natura e del tempo: nuvole strane, paesaggi assolati o innevati, boschi, mare, fiumi, esondazioni, albe e tramonti, insomma con lui avevamo sotto gli occhi tutto il nostro Paese in decine di scatti.

La nostra TV e il nostro cinema ricordano anche Adriana Asti, raffinatissima attrice e doppiatrice, che ci ha lasciati nel sonno a 94 anni, Remo Girone, che ha raggiunto la massima notorietà recitando nello sceneggiato “La piovra” la parte del cattivo Tano Cariddi, ma era attore di teatro e di prosa.
Alvaro Vitali, attore scoperto da Fellini e poi sottovalutato e costretto spesso al ruolo dell’insopportabile “Pierino” di tanti filmetti pieni di volgarità; Nadia Cassini, una delle protagoniste della cosiddetta commedia sexy all’italiana. Su questo specifico filone si legga https://it.wikipedia.org/wiki/Commedia_sexy_all'italiana
Eleonora Giorgi è stata un’attrice, regista e cantante italiana e un sex-symbol degli anni ’70. Ha vinto un David di Donatello nel 1982 come migliore attrice protagonista del film Borotalco.
Abbiamo perso anche Lea Massari, indimenticabile interprete di Una vita difficile di Risi e di I sogni nel cassetto di Castellani. Ma molto numerosi sono i suoi film, girati quasi sempre con grandi registi. Per la TV ricordiamo la sua interpretazione della monaca di Monza, Gertrude, nello sceneggiato sui Promessi Sposi e, in un’altra produzione di grande successo, la sua Anna Karenina. Attrice notoriamente poco incline al divismo, schiva e riservata, era spesso costretta a vivere e lavorare all'estero anche in ragione del lavoro del marito, pilota d’aereo. Si ritira definitivamente a vita privata nel 1990, all'età di 57 anni e va a vivere in Sardegna. In seguito appare raramente in pubblico e concede poche interviste, rifiutando anche vari inviti a tornare sul set. È morta a Roma a 91 anni.
Quanto al cinema americano: i vuoti sono davvero dolorosi: Robert Redford, i cui film hanno segnato la nostra giovinezza: dal divertente A piedi nudi nel parco, a Butch Cassidy, uno dei più celebri western della storia del cinema, a Corvo rosso non avrai il mio scalpo di Sydney Pollack, al malinconico, tenero Come eravamo ancora di Pollack con Barbra Streisand e lo strepitoso effervescente La stangata, con una trascinante colonna sonora. Un successo mondiale che guadagnò ben sette premi Oscar. E poi Tutti gli uomini del Presidente sul caso Watergate e decine di altri film, girati come attore ma anche come regista, guadagnando premi ovunque e non solo Oscar. Se ne è andato nel sonno, a casa sua sulla soglia dei 90 anni.

Diane Keaton dolcissima, bravissima attrice, pluripremiata, è stata per qualche anno la compagna di Woody Allen. La sua affermazione arriva col film Io e Annie di Allen, che le fa guadagnare un Oscat, un Golden Globe e un BAFTA. Uno dei suoi film più divertenti è certamente “Il club delle prime mogli” con due altre attrici strepitose: Bette Midler e Goldie Hawn.
Val Kilmer esordì come attore teatrale per poi diventare popolare a metà degli anni ottanta, grazie ad alcuni film commedia come Scuola di geni e prendendo parte a film d'azione in ruoli da protagonista come Top Gun e Willow. Durante gli anni novanta viene apprezzato dalla critica grazie ad alcune interpretazioni in film che hanno avuto anche successo commerciale: ha impersonato Jim Morrison in The Doors, Batman in Batman Forever, Simon Templar nella versione del 1997 de Il Santo, etc. Era malato di un tumore alla gola.
Terence Stamp, attore inglese, nacque a Londra il 22 luglio 1938, primogenito dei cinque figli. Stamp debuttò nel 1962 in Billy Budd di Ustinov, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Melville, che gli fece guadagnare la candidatura all’Oscar, come miglior attore non protagonista. Diventato una star, lavorò con alcuni dei più grandi registi del cinema mondiale. Fu il protagonista insieme a Samantha Eggar ne Il collezionista di Wyler, nel 1965. Per uno strano caso del destino anche la Eggar è morta in quest’anno. Modesty Blaise - La bellissima che uccide, Via dalla pazza folla, Poor Cow, Due occhi di ghiaccio, Link, Al di là del desiderio, sono alcuni titoli dei suoi film, che in generale hanno sempre atmosfere cupe e misteriose, spesso vicine al genere horror.

In questi ultimi giorni è morta, ultranovantenne Brigitte Bardot e per strano che possa sembrare, anche in questo caso c’è una curiosa corrispondenza: anche il suo fidanzato di una volta Jacques Charrier è morto in questo stesso 2025. Allora erano giovani e molto carini, lei col musetto imbronciato e i capelli spettinati e cotonati, lui così devoto e tenero. Almeno: a noi ragazzini di allora sembravano così. Poi lei è diventata una fascista della destra più estrema, appena tollerabile per il suo impegno animalista. Mah…

Un’altra diva del passato, questa volta italo francese: la splendida Claudia Cardinale. Me la ricordo nel Gattopardo di Visconti, così radiosa mentre danzava nel gran salone, con quell’abito meraviglioso…nella realtà le cose stavano diversamente. Come lo so? Era il 1962 e il mio papà ci aveva portato in viaggio in Sicilia. Era un Agosto caldissimo, uno dei più caldi di quegli anni, ci dicevano. Una mattina, passando per il centro di Palermo, alla ricerca di dimore storiche, musei, chiese barocche e quant’altro, vediamo delle ambulanze ferme dietro a delle transenne, davanti a una dimora signorile. Ci fermiamo a curiosare, quando da un cancello del giardino esce un giovane pallidissimo, sorretto da alcune persone che lo portano vicino all’ambulanza più vicina. Con sorpresa riconosciamo in lui Alain Delon. Domande, esclamazioni di sorpresa, mormorii e chiacchiericci si levano dalla piccola folla che subito si è formata. Così veniamo a sapere che stanno girando un film, una scena di un gran ballo, ma il regista (Visconti) non vuole le luci artificiali ma decine di candele e dentro c’è un caldo da sentirsi male… quando l’anno dopo uscì il film lo andammo a vedere subito e ancora oggi è uno dei miei film preferiti.
Vorrei chiudere questa galleria di personaggi ricordando due storici: il contemporaneista Lucio Villari autore di un famoso manuale di liceo, come anche suo fratello Rosario e il medievista francese Pierre Toubert. A quest’ultimo va tutta la mia riconoscenza e infinita gratitudine: ero giovane e non avevo, in un ambiente così difficile come quello accademico, né padrini né padroni (altro che underdog!). Il mio primo libro sul Capitulare de villis era stato appena pubblicato da Giuffrè, ma nessuno avrebbe scritto una recensione. Nessuno? Ma cos’era quella lettera che veniva dalla Francia? Era una lettera del professor Toubert, che in perfetto italiano mi scriveva che aveva letto il mio libro, che gli era piaciuto e che se ero d’accordo mi avrebbe scritto una recensione su “Le Moyen Age”, una delle riviste più prestigiose del nostro settore. Lo ha fatto. Mi ha dato una possibilità, mi ha dato fiducia, a me che non avevo nessuno alle mie spalle, nessun potere, nessuna possibilità. A volte capitano i miracoli. Nella cartellina trasparente di plastica azzurra conservo quella lettera e le fotocopie della recensione, meravigliosa, generosa, attenta e piena di fiducia. Mi ha insegnato molto, soprattutto a credere nei giovani studiosi e che è sempre importante dar loro una chance. Grazie professore.

Cari amici e compagni, faccio a tutti voi i miei più cari auguri per l’anno nuovo. Non sappiamo se sarà buono o cattivo, ma è certo che come sarà lo determineremo anche noi, con le nostre scelte politiche.
Barbara Fois



