Ma che fine hanno fatto i servizi d'ordine?

di Barbara e Corrado Fois - liberacittadinanza.it - 07/02/2026
Non c'è oggi manifestazione di piazza che non veda infiltrati che scatenano violenze sempre più gravi e pericolose. Un tempo i servizi d’ordine disposti dagli organizzatori delle manifestazioni azzeravano i rischi di infiltrazioni estranee. Barbara e Corrado Fois ne scrivono a 4 mani.

Le mie coetanee e i miei coetanei che hanno vissuto come me in prima persona il '68 e hanno partecipato a centinaia di cortei, manifestazioni, sit-in, occupazioni e quant'altro, si chiedono, davanti alle immagini (come quelle di Torino di questi giorni) di violenze inaudite contro partecipanti e forze di polizia, durante alcune manifestazioni che avrebbero dovuto essere assolutamente pacifiche:  ma dove cavolo era il servizio d'ordine? Domanda impropria e assai datata. Perché per noi giovani manifestanti di allora il servizio d'ordine era imprescindibile. Lo era non solo per la sicurezza dei partecipanti, ma anche delle forze dell'ordine. In genere era il PCI, ma anche la CGIL che lo forniva ed erano in maggior parte operai del settore metalmeccanico o edile, che chiudevano il perimetro del corteo con le aste delle bandiere e dei cartelli. Un deterrente silenzioso, ma molto esplicito ed efficace. Erano giovani come noi, ma ci trattavano come fossero un po' dei fratelli maggiori, quasi che il sapere, lo studio, la cultura, ci rendessero in qualche modo più fragili, più indifesi, più piccoli,

 Bar 260207 02.jpg

Tutto sarebbe cambiato solo poco tempo dopo, quando, oltre ai gruppuscoli extraparlamentari, sedicenti marxisti leninisti e pure maoisti,  avrebbero fatto la loro comparsa i terroristi delle BR, davanti ai quali ci saremmo chiesti sbalorditi e sgomenti "Ma questi chi sono? Da dove vengono? E soprattutto: cosa vogliono?"

Il mutamento sarebbe stato sostanziale anche nei nostri antagonisti di sempre: i “fasci” del FUAN. Per tanto tempo ci eravamo scontrati, picchiati, insultati, ma all’improvviso anche loro non erano più gli stessi. Erano più organizzati, più numerosi, più cattivi e più “estranei”…già. Anche nelle loro fila sarebbero entrati i Servizi Segreti, anche loro avrebbero fatto parte di un gioco più grande e più crudele, da cui noi “ragazzini” per bene, di sinistra e di destra, eravamo esclusi. Il segnale lo diedero le bombe alla Banca dell’Agricoltura di Milano: da allora tutto cambiò, tutto fu diverso. I “Katanga” di Mario Capanna, a Milano, o i “piccioccus” di Sant’Elia a Cagliari sottoproletari organizzati dai giovani maoisti (ogni città aveva i suoi “irregolari”, per dirla alla Sherlock Holmes), non erano niente rispetto a queste facce nuove, comparse improvvisamente sulla ribalta politica nazionale. I giochi, i ruoli, gli obiettivi non erano più gli stessi. Il Paese non era più lo stesso. Ce ne accorgemmo via via in tutte le occasioni in cui questa nuova destra compiva numerose stragi rimaste ancora oggi impunite, ma a darci la chiave di lettura fu il sequestro e l’omicidio di Moro e della sua scorta. Ma a capire ci arrivammo per gradi.

 Bar 260207 03.jpg

Questa foto è stata scattata il 24 febbraio 1968. Si distinguono fra gli altri Oreste Scalzone che poi fonderà Potere Operaio; Paolo Flores d’Arcais che fonderà Micromega; Massimiliano Fuksas, allievo di Bruno Zevi e uno dei più famosi architetti e designer italiani. Una settimana dopo questo scatto sarà il 1 marzo, il giorno della cosiddetta “battaglia” di Valle Giulia, che cambiò le regole dello scontro politico.

 Bar 260207 04.jpg

1 marzo 1968- Valle Giulia

Quando ricordo quel giorno mi viene sempre ironicamente in mente Prete Liprando e il giudizio di Dio di Enzo Jannacci “…io non ho visto niente, non ho visto un accidente, son venuto da Como per niente…”. Eh sì, perché quel 1 marzo 1968, per un caso ero a Roma, alla riunione del Comitato centrale dei giovani universitari socialisti… veramente eravamo in un albergo a Ostia lido e la riunione stava appena cominciando, quando un giovane e affannato Francesco Tempestini venne a darci notizia degli scontri a Valle Giulia. Pieni di entusiasmo guidati dai compagni romani, prendemmo d’assalto sia la metro di superficie che vari pullman per arrivare a Valle Giulia, ma inutilmente: tutta la zona era blindata e noi non romani troppo poco informati per poter trovare strade alternative per raggiungere l’epicentro degli scontri. Tuttavia partecipammo a qualche episodio secondario, ma abbastanza emblematico per capire che era in atto un cambiamento epocale: bastava vedere i “pulotti”( così chiamavamo i poliziotti, forse dal termine gergale milanese pula, polizia) battere coi manganelli sugli scudi con un rumore cupo e violento che non avevamo mai sentito e che è impossibile dimenticare…

A questo punto viene da chiedermi: ma quando sono caduti in disuso i servizi d’ordine? Nel 2001, al tempo del G8 di Genova erano inesistenti o poco incisivi, anche perché gli antagonisti in quel caso specifico erano le forze di polizia. Una pagina vergognosa per un paese nato dalla Resistenza e che non vide mai punito alcuno di quei servitori infedeli, quei violenti, quei bugiardi, quei vigliacchi. Già qualche anno dopo, ai tempi dei girotondi e dei movimenti, il servizio d’ordine nei cortei non c’era più. Beh, se è per questo non c’era più nemmeno il partito socialista, chiuso nel 1994, né quello comunista, chiuso nel 1991. E d’altra parte a tutt’oggi non esiste più una sinistra. Altro che servizio d’ordine! Dunque la domanda che ci facevamo all’inizio, davanti ai facinorosi violenti che disturbano le manifestazioni e danno a un governo reazionario come questo la scusa per fare del nostro Paese un regime poliziesco, e cioè “ dove cavolo era il servizio d’ordine “, era solo una sciocchezza. Non c’è più il servizio d’ordine, ma soprattutto non c’è più una sinistra, non c’è più niente di quello che abbiamo conosciuto e amato, che ci faceva sentire parte di un tutto, al sicuro, dalla parte giusta, protetti e garantiti. Non ci sono più le nostre sezioni, dove discutere, ma anche dove i vecchi compagni giocavano a dama e a carte, dove facevamo i picchetti d’onore ai nostri morti. Erano le nostre case, era la nostra gente. Quando abbiamo chiuso la sezione del PSI dedicata a mio nonno Salvatore Fois, mi sono portata via la sua foto, in un pacchetto sotto il braccio. Era piccolo, leggero, eppure dentro c’era tutto il mio mondo, tutto quello in cui avevo creduto nella vita. Ho pianto un giorno intero, chiusa al buio, nella mia stanza. Mi sembrava che fosse finito tutto. Non ho mai voluto entrare allora nel PDS, non lo farei adesso nel PD. Sono socialista e morirò socialista. Ma ho fatto parte dei movimenti, di Democrazia Legalità, della Carovana per la Costituzione e a tutt’oggi di Libera Cittadinanza, Si può ancora cambiare, si può recuperare e riempire i vuoti lasciati da troppi errori e da una scellerata mancanza di autoconsapevolezza. Proviamoci, almeno.

 

Barbara Fois

 

E adesso passo la parola a mio fratello Corrado che sui servizi d’ordine ne sa davvero molto più di me.

Le riflessioni di Barbara sono anche le mie: che fine ha fatto la capacità della sinistra di gestire e difendere la piazza? La stessa che ha fatto in tutto il resto. È evaporata…

Fra me e Barbara ci sono 5 anni di differenza, non sono nulla oggi che siamo entrambe settantenni, ma erano molti quando Barbara aveva 20anni ed io 15. Il suo 68 è  Valle Giulia il mio erano i gruppi rock, l’obiettivo suonare e cantare come Keith Richards. Io sono un ragazzo dei durissimi anni 70. I figli della Bomba. Ed ho fatto per anni il servizio d’ordine, nella mia città, e nelle manifestazioni in cui ho partecipato sia a Roma, che a Milano.

Il servizio d'ordine del movimento era fatto di volontari, ma non certo di sprovveduti. Noi sapevamo perfettamente cosa andava fatto, quando e come. Prima di ogni manifestazione ci si riuniva e si decideva cosa fare e chi lo avrebbe fatto. C'era il gruppo di combattimento,  che doveva impedire sfondamenti, o infiltrazioni e provocazioni, e poi c’era il gruppo di protezione che indirizzava il corteo (o lo spezzone di corteo, se questo era molto lungo) e lo incanalava nel caso di aggressioni: c’erano strategie precise che garantivano l’incolumità dei partecipanti, prevedendo anche vie di fuga. 

A Milano si garantiva l’ ordine per spezzoni di corteo, occupati dalle varie sigle della galassia rivoluzionaria, a Roma l’organizzazione era più fluida, a Torino sempre più militare, a Genova…beh, poche balle: si stava a ciò che stabiliva il Partito, se no finivi sotto i pugni dei Camalli ed erano fatti tuoi.

I servizi d’ordine spesso si menavano tra loro, questo era tipico a Milano fra Avanguardia Operaia e Lotta Comunista.  A Roma il s.d.o di Lotta Continua era guidato da Erri de Luca. E ho detto tutto.

 Bar 260207 05.jpg

Ogni sdo ha permesso a migliaia di persone di poter manifestare, ha garantito il corretto funzionamento di piazze che a volte contenevano centomila persone e perfino di più, laddove e quando la Polizia da sola non avrebbe mai potuto farcela. E chi ha fatto parte degli sdo ricorda bene che spesso si è evitato il peggio.

Oggi non so chi potrebbe garantire questo corretto svolgimento.  A Torino nei giorni scorsi ho visto “l’ora del dilettante”, quei ragazzotti incappucciati hanno potuto correre avanti a cercare uno scontro che, lo sappiamo bene tutti, serve solo al potere. In altri tempi qualcuno li avrebbe fatti correre indietro coi denti in mano.

Sono tutti ricordi questi miei e quelli di Barbara. Ricordi di un tempo duro ma rigoroso, che mostrano quanto e come le cose siano cambiate e non certo in meglio: ma quando mai, e sottolineo QUANDO MAI, si sarebbero portate in piazza persone senza strategie di protezione?! E non parlo solo per gli organizzatori, ma lo sconcerto vale anche per la Polizia: ma quando mai abbiamo visto un poliziotto isolato? Mai. Erano ragazzi formati e forti e sapevano cosa fare, sempre.

L’ ora del dilettante è  il tempo che viviamo oggi, in ogni circostanza, a qualsiasi livello, in ogni dove. E’ questo che mi spaventa, mica la bomba. 

Corrado Fois

 

Vi lasciamo in compagnia di Prete Liprando e di Jannacci:

non perdiamo anche l’ironia e il senso dell’umorismo, per favore!

Questo articolo parla di:

1 febbraio 2026

Il fiume e gli argini

Marco Arturi
2 febbraio 2026

Gaza Minneapolis Torino

Ida Dominijanni
2 febbraio 2026
archiviato sotto: