Caso Anna Politkovskaya

di Pancho Pardi - 21/02/2009
Assolti gli imputati dell’assassinio di Anna Politkovskaya.

Assolti gli imputati dell’assassinio di Anna Politkovskaya. Potrebbe voler dire che un processo istruito da serie indagini e condotto da una corte irreprensibile ha appurato, secondo il più convincente schema garantista, l’innocenza degli imputati.

In una società democratica nessuno è riconosciuto colpevole solo perché l’opinione pubblica lo reclama. E nessuno qui, all’oscuro della realtà processuale, può invocare punizione per ignoti che potrebbero essere innocenti. Anche i tre fratelli ceceni accusati di aver accompagnato la vittima all’appuntamento con la morte e le loro misteriose relazioni con agenti dei servizi russi potrebbero appartenere a un programma di falsificazione. Chi può sapere?

Ma, educati dal destino processuale sulle stragi di stato (vere e autentiche stragi di stato), noi italiani possiamo avere un riflesso critico. Una giornalista seria e irriverente verso il potere, avversata nel modo più esplicito dal presidente Putin (ex arnese dei servizi segreti sovietici), viene ammazzata sotto la porta di casa. Non è un caso unico. E’ il più rilevante di un’ecatombe che elimina i testimoni più scomodi di un sistema dispotico.

Noi italiani possiamo nutrire sospetti. Non crediamo alla verità ufficiale. Perché la verità ufficiale è menzogna e mistificazione. L’assoluzione può voler dire molte cose indicibili. Può voler dire che il potere è impunibile. Allora il cerchio si chiude in un baleno.

C’è in Italia un presidente del consiglio impunibile: un processo ha dimostrato che ha corrotto un avvocato inglese condannato per essere stato corrotto proprio da lui, ma il fatto è destinato a decadere nell’oblio. E i mezzi di comunicazione da lui dominati hanno organizzato l’oblio fin dal primo momento: niente notizie, niente di nulla. Il presidente del consiglio italiano ha il monopolio dell’informazione privata e pubblica ma ammira il superiore potere esibito dal suo grande amico, il despota Putin: lui sì ha vera autorità presidenziale! Averla, in Italia! Difende la sua guerra in Cecenia, riduce le sue stragi a bagatelle a fin di bene.

In una conferenza stampa congiunta compie il capolavoro. Una giovane giornalista russa osa porre al suo presidente una domanda imbarazzante sugli assassini ripetuti dei giornalisti russi. Qui il presidente del consiglio italiano si produce nella mimesi del gesto di chi scarica colpi di mitraglietta sull’interlocutore: ra-ta-ta-ta!

Linguaggio del corpo trascurato dai corsi di formazione dei funzionari della Farnesina, eppure messo in atto con spudorata sincerità. Come dire: sono amico del bandito, e allora?

Stessa indifferenza al delitto manifestata col silenzio quando, poco tempo fa, l’avvocato della Politkovskaya è stato freddato in strada da assassini ignoti insieme alla giornalista che gli stava accanto. Nella terra dell’amico Putin i testimoni indomiti di una società dominata da un potere dispotico vengono eliminati o ridotti al silenzio.

Ora, non toccata dalla opacità del processo sul suo assassinio, la Politkovskaya riposa nel limbo dei giusti. Ma chi si illude di averla ridotta al silenzio dovrà ascoltare la sua voce per sempre.

 

 

 

 

 

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