Che disgrazia l’ingegno! La ‘riforma’ costituzionale spiegata da Renzi, Boschi e Verdini (con l’aiuto di Qui, Quo, Qua)

di Pancho Pardi - 22/04/2016
Semplificazione, risparmio, efficienza, rapidità, valorizzazione delle autonomie locali. Queste sono le parole d’ordine con cui il duo Renzi-Boschi tesse le lodi della riforma costituzionale sulla quale i cittadini saranno chiamati a esprimersi a ottobre. Parole vuote, che niente hanno a che fare con il contenuto reale della legge. In questo dialogo immaginario – ma del tutto verosimile – sono proprio loro, con l’indispensabile aiuto di Denis Verdini e di Qui, Quo e Qua, a svelarci tutti i trucchi di una legge di revisione costituzionale che, se passasse, rappresenterebbe la pietra tombale della nostra Carta.

Scena I 

(20 gennaio 2016, il Senato ha votato in seconda lettura la modifica costituzionale del Senato e la nuova modifica dei rapporti Stato-Regioni, Titolo V della II parte della Costituzione. Il sipario si apre su una stanza di Palazzo Chigi)

 

Renzi- Allora, i rassegnati hanno votato?

 

Verdini- Poco fa. Ma i tuoi da soli non bastavano. Ho dovuto schierare i miei. Ricordalo.

 

Renzi- Mi toccherà tributare onori al loro senso di responsabilità, dei miei e dei tuoi. Che noia.

 

Verdini- Devi farlo: dovevano apparire pimpanti e motivati ma erano malinconici. Il ringraziamento s’impone. Piuttosto stai attento a non farti scappare da ridere.

 

Renzi- Ormai sono allenato. Quanto più rido dentro tanto più riesco ad apparire serio fuori.

 

Verdini- Sì, ma cerca di non ripeterti troppo. Quando prendi quel cipiglio corrucciato, fronte corrugata, boccuccia stretta, sembra che tu reciti. Perdi spontaneità. Non vorrei che la gente alla fine se ne accorgesse.

 

Renzi- Ma di che vuoi si accorgano! Esco fuori, davanti alle telecamere stringo la mano a due vigili urbani e a una gentile signora e si ricomincia.

 

Verdini- Non per battere cassa, ma bisognerebbe fare due conti. L’aiuto di oggi merita una ricompensa.

 

Renzi- Virtù è merito a sé stessa: essere diventato una colonna insostituibile della Repubblica mi pare sia già abbastanza.

 

Verdini- Non esagerare, per ora sono solo una colonna di questa fase costituente. Non mi basta. Dopo, alla fine, dovrò essere una colonna della futura Repubblica. Ma per il momento devo dare un po’ di soddisfazione ai miei. O pensi siano tutti angioletti? Ai tuoi puoi non dargli niente: già avevano paura di non finire la legislatura; a loro basta e avanza riuscire a finirla in santa pace, tanto sanno che il Senato è perso. Ma ai miei qualcosa devi. Tieni conto che anche sulle unioni civili finirai per aver bisogno del nostro aiuto.

 

Renzi- Per carità, agli specialisti riconosco la professionalità. Se no, che fine fa il merito? Cosa vuoi?

 

Verdini- Pensavo che nel rimpasto qualche vicepresidenza di commissione per il momento potrebbe bastare.

 

Renzi- Bontà tua. E perché non una presidenza?

 

Verdini- Ci vuole cautela. Non dobbiamo dare scandalo: troppa visibilità nuoce. Non possiamo allarmare la tua opposizione interna, che è sempre in subbuglio…

 

Renzi- Subbuglio, esagerato….devono solo far vedere che esistono…

 

Verdini- Ma soprattutto non dobbiamo irritare i tuoi elettori di sinistra. Sai com’è, sempre lì a vedere trame piduiste. Se mi dai troppo, ci roviniamo il gioco. Andiamo per gradi, così verifichiamo la loro suscettibilità. Per il momento qualche vicepresidenza basta. Così qualche aiutino in più posso darlo anche nelle commissioni. Anche se sappiamo entrambi che c’è sempre la via maestra: le saltiamo e via di corsa in aula con decreto legge e voto di fiducia. No, non voglio una bistecca dammi solo qualche fettina…

 

Renzi- Te le do impanate, ma comincia a mobilitare il tuo elettorato per il SI alla riforma del Senato. A patto che tu ce l’abbia l’elettorato…

 

Verdini- Non fare il bischero. Non sarà gran che, ma il mio è strategico. Ti ricordi l’utilità marginale dei classici? Il mio è l’elettorato dell’utilità marginale. Abbastanza da averti aiutato a vincere anche quelle tue benedette primarie…

 

Renzi- Ora non fare tu il bischero. Le avrei vinte lo stesso.

 

Verdini- Va bene capo, la discussione sta diventando inutile. Al lavoro. Anzi, guarda, già che ci siamo prendiamo di petto la questione dell’affluenza al voto referendario.

 

Renzi- Cosa ti preoccupa? Abbiamo praticamente quasi tutte le reti televisive a nostro servizio, e anche la stampa, con qualche eccezione di poco peso. Poi naturalmente dobbiamo dire che ci danno addosso, ma sappiamo bene che non è così.

 

Verdini- Il fatto è che alla gente di questa riforma del Senato non gliene importa niente. Noi ci siamo sgolati a dire in tutte le salse “ce lo chiedono gli italiani”; Maria Elena in questo è bravissima. Ma non è mica vero. Quelli vogliono lavoro, soldi e benessere. Se non si mangia con la cultura, figurati se si mangia con la riforma del Senato! Il rischio è che vadano a votare di più quelli del NO.

 

Renzi- Ma hai visto i sondaggi? Ci sono favorevoli. Sono addirittura sorpreso.

 

Verdini- Sì, perché finora quasi nessuno ne sa niente. Lascia che quelli del NO spieghino il bluff della nostra riforma e vedrai che il SI soffre. Delle due l’una: o riusciamo a mantenere tutti nell’ignoranza o dobbiamo correre ai ripari.

 

Renzi- Cosa credi, che non c’abbia pensato? Ho già preso le mie contromisure.

 

Verdini- Non mi dire che basta la storia che raccontiamo in giro: un’Italia più semplice, meccanismi legislativi più rapidi ed efficienti.

 

Renzi- Perché, non è forse vero?

 

Verdini- Non fare lo spiritoso. I tuoi pasticcioni hanno creato un guazzabuglio incredibile. Ti faccio l’elenco breve. Moltiplicati i conflitti di competenza tra Camera e Senato! Quattro procedimenti legislativi diversi! Tre diversi tipi di iniziativa legislativa! Altri tre procedimenti legislativi abbreviati! Immagina se qualche attore famoso mettesse in scena il disegno di riforma del Senato. Basterebbe il confronto tra l’articolo 70 originale, un riga di testo, e il 70 modificato dai tuoi, settantasette righe, e viene giù il teatro. Anzi guarda: appena abbiamo tempo una sera te lo leggo io alla mia maniera, con tutta quella snocciolatura inverosimile di richiami ad altri articoli e commi. Sembra una finanziaria. Un disastro. Speriamo non venga in mente a nessuno di farne una lettura creativa.

 

Renzi- In questo caso il prefetto farà chiudere il teatro per inagibilità. Battutaccia a parte, sto brigando per anticipare il referendum alle amministrative. Così perlomeno chi va a votare per noi può votare anche SI al referendum.

Verdini- Ma si può fare davvero? I regolamenti? La Cassazione? Per quanto ne so, le amministrative devono essere tenute entro il 12 giugno, mentre secondo la legge il referendum può essere anticipato al massimo al 20 giugno. Vedi che non ci rientriamo, a meno che non si inventi un marchingegno diabolico.

 

Renzi- Chissà che non sia già all’opera.

 

Verdini- Ma poi, tu pensi davvero che alla gente piaccia il Senato come dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci? A  me risulta di no. Non è facile farglielo ingoiare. Forse in inglese, come il Jobs Act…

 

Renzi- Buona trovata, ci siamo: Reform of Constitution. Poi c’è la questione del risparmio. A quella sono sensibili.

 

Verdini- Sì, ma attenzione a non forzarla troppo. Intanto possono pensare che il risparmio non va nelle loro tasche ma nelle nostre. E poi una volta che gli abbiamo messo in testa che i soldi per la rappresentanza politica sono sprecati, gli può venire in mente che si potrebbe fare lo stesso alla Camera. E tu sai che non puoi ammazzare la tua gallina dalle uova d’oro.

 

Renzi- Per carità, l’argomento va trattato con manzoniana prudenza: “Adelante Pedro con juicio”.

 

Verdini- Lascia stare Pedro. Mi preoccupa piuttosto che si arrivi alla verifica puntigliosa del risparmio effettivo. Non è così vistoso come lo raccontiamo.

 

Renzi- Come sarebbe a dire?

 

Verdini- Vedi? Non lo sai. Tutto dentro la grande politica, poi le cose materiali…Capisco: Maria Elena te l’avrà nascosto per non farti preoccupare.

 

Renzi- C’è da preoccuparsi?

 

Verdini- I conti sono abbastanza semplici. Secondo il bilancio ufficiale il Senato costa in totale 540 milioni. I senatori costano 79 milioni e mezzo. I gruppi parlamentari poco meno di 21 milioni e mezzo. Siamo a 100 milioni. Ma i dipendenti costano 123 milioni e mezzo, 23 milioni in più. Il funzionamento del Senato 306 milioni. Attribuiti alle regioni e ai comuni i costi dei futuri 100 senatori (e lasciamo da parte la storia della diaria, che vedrai tornerà fuori), è tolto un quinto scarso della spesa, ma restano in piedi gli altri quattro quinti abbondanti. I dipendenti non puoi ammazzarli, al massimo trasferirli ad altra amministrazione: operazione lunga e costosa. E anche i costi del funzionamento non puoi farli scomparire d’un colpo. Se i cittadini ti obbiettano che quello dei senatori, che tu elimini, è il costo minore non puoi negare che abbiano ragione. Il risparmio non può essere usato come la motivazione più efficace della riforma.

 

Renzi- Che ti credi che non lo sapessi? Io so tutto, prima di te. Solo che non posso regalare ai piagnoni sul destino del Senato la rinuncia all’argomento del risparmio. E poi, senti: non è tanto la questione del risparmio…

 

Verdini- Ma il fatto puro e semplice che facciamo fuori una bella parte della casta.

 

Renzi- Eccoci. Per gran parte dell’elettorato ormai i politici fanno schifo. Noi ne facciamo fuori 315 in un colpo solo. Questo è il nostro argomento di maggior successo.

 

Verdini- E’ vero. Speriamo non gli venga in mente che, per lo stesso motivo, potremmo far schifo anche noi.

 

Renzi- E’ un rischio calcolato. Per il momento noi siamo quelli che fanno fuori gli altri, quindi per un po’ abbiamo qualche titolo di merito. L’importante è resistere.

 

Verdini- L’altro rischio è che, come ti dicevo, sembrino allora davvero troppi i 630 deputati della Camera. Insomma l’elettore potrebbe pensare: 315 senatori stecchiti, perché non stecchire almeno la metà dei deputati?

 

Renzi- Beh, a modo nostro li abbiamo stecchiti: li abbiamo resi obbedienti come non mai. E siccome così ci servono, li conserviamo. Gli elettori se ne faranno una ragione. 

 

Verdini- Resta aperta la questione degli altri costi che, per il momento, restano in piedi.

 

Renzi- Ecco bravo. Allora fai una cosa fatta bene. Prendi qualcuno dei tuoi ragazzotti e mettili a lavorare. In che modo e in quanto tempo ci si può disfare, con un minimo di eleganza e senza troppi contenziosi sindacali, del grosso dei dipendenti del Senato. In che modo e in quanto tempo si può assottigliare il costo di funzionamento del Senato. Frustali fino a che non hanno scovato la soluzione. In premio il posto in prima fila alla Leopolda. E fino a che non abbiamo il risultato fammi il santo piacere di non farti scappare in pubblico niente di ciò che mi hai detto sul risparmio.

 

 

Scena II

(Fine febbraio, una stanza del Ministero delle Riforme)

 

Boschi- Prima di tutto concentriamoci sul Senato. Spieghiamo con calma tutti i vantaggi della nostra riforma. Quali sono?

 

Qui- Un’Italia più semplice: enorme risparmio sui costi della politica, più efficienza delle

Quo- istituzioni, più rapidità dell’iter legislativo, maggiore partecipazione dei cittadini e finalmente

Qua- abbiamo il Senato delle autonomie che sognavamo da settant’anni.

 

Boschi- Bene. Non annoiamoci mai di ripetere. A costo di apparire pedanti, bisogna avere la pazienza di ripetere le nostre ragioni. Solo con la ripetizione le cose diventano vere: la variazione sconcerta, la ripetizione conferma. Così Berlusconi ha tirato avanti vent’anni. Prepararsi alle critiche. Per esempio, se vi obbiettano che il risparmio è solo un quinto scarso della spesa voi che rispondete?

 

Qui- Un

Quo- quinto

Qua- scarso…

 

Boschi- Alt. Mai accettare in partenza i dati dell’avversario. Cambiateli in corsa. Quindi?

 

Qui- Un quarto abbondante, ma

Quo- potrebbe essere un terzo, è comunque

Qua- sempre meglio di niente. Bisogna pur cominciare.

 

Boschi- Bene. E se vi ribattono che un maggiore risparmio si avrebbe con la totale scomparsa dei rimborsi spese ai partiti, voi cosa rispondete?

 

Qui- Che anche questo si può fare e che

Quo- è l’occasione buona per passare

Qua- al finanziamento da parte dei privati.

 

Boschi- Qualcuno potrebbe aggiungere una domanda insidiosa: che senso ha risparmiare 100 milioni sul Senato quando si spendono 300 milioni per svolgere il referendum NO TRIV in anticipo sulle elezioni amministrative?

 

Qui- Il risparmio sul Senato si proietta negli anni futuri mentre

Quo- i 300 milioni del referendum si spendono una sola volta e sono spesi bene

Qua- se servono a far fallire il referendum.

 

Boschi- Attenzione, non esagerate con la spudoratezza: meglio eliminare l’ultima frase. Veniamo alla maggiore efficienza istituzionale. Il punto su cui dovete battere e ribattere è la fine del bicameralismo. La maggiore efficienza è duplice: cessa l’andirivieni delle leggi da una camera all’altra e la Camera dei deputati diventa l’unica titolare a esprimere fiducia al governo.

 

Qui- Potrebbero chiederci: perché allora

Quo- tutta la prima parte del nuovo articolo 70 illustra come

Qua- la funzione legislativa sia esercitata collettivamente dalle due camere?

 

Boschi- E’ elementare: la Camera dei deputati eserciterà la funzione legislativa principale, ma in tutti gli ambiti che riguardano le autonomie locali (dalla regione, alla città metropolitana, al comune), anche nei rapporti con l’Europa, è necessaria l’azione legislativa del futuro Senato. Quindi per forza ci deve essere su questi aspetti l’esercizio collettivo delle due camere. E comunque la parola definitiva spetta sempre alla Camera.

 

Qui- Ci scusiamo ma sorge un’altra domanda: se il Senato esercita la sua vocazione legislativa

Quo- sul terreno delle autonomie locali, perché le prime righe del nuovo articolo 70 gli attribuiscono un ruolo, insieme alla Camera,

Qua- “per le leggi di revisione costituzionale e per le altre leggi costituzionali”? Che c’entrano le autonomie locali con le modifiche costituzionali?

 

Boschi- C’entrano poco, quindi si deve sviare l’attenzione da questo punto. Oppure provare a dire che anche le autonomie fanno parte dell’equilibrio costituzionale e dunque c’è tra loro un rapporto logico. Ma, in pratica, è meglio non addentrarsi. Si rischia di trovarsi in un ginepraio.

 

Qui- Poi c’è la questione dell’elettività. I componenti del nuovo Senato non sono eletti

Quo- dai cittadini ma dai consiglieri regionali e dai sindaci, i quali devono conformarsi

Qua- all’indicazione data dai cittadini. Che vuol dire?

 

Boschi- E’ un contentino dato alla nostra minoranza interna che voleva un Senato eletto dal popolo. Come vedete non lo è. Meglio glissare.

 

Qui- Ma allora a questo punto se il Senato non è eletto dal popolo

Quo- logica costituzionale vuole che non abbia poteri legislativi generali e in ogni caso

Qua- non estesi alla Costituzione stessa.

 

Boschi- Ecco, questo è un bell’esercizio: da come riuscirete a sottrarvi a questa difficoltà saranno giudicati la vostra abilità e i vostri meriti.

 

Qui- C’è ancora un problema: come si può giustificare che mentre i 630 deputati della camera scelgono 3 giudici costituzionali

Quo- 100 senatori ne scelgono due. Con la proporzione adottata alla Camera

Qua- il Senato potrebbe scegliere qualcosa meno della metà di un solo giudice.

 

Boschi- Questo può essere addirittura un aiuto per voi: potreste argomentare che proprio a causa dell’importanza delle autonomie locali si è voluta riconoscere questa maggiore facoltà di nomina al Senato delle autonomie.

 

Qui- L’idea sarebbe brillante se la riforma

Quo- non avesse, come invece fa, ridotto in  modo incisivo

Qua- le competenze delle autonomie locali.

 

Boschi- Come vi permettete di mettere in dubbio un asse portante della riforma?

 

Qui- Siamo qui a sostenerla fino in fondo, ma per farlo

Quo- abbiamo bisogno di chiarire tutti i punti che potrebbero metterci

Qua- in difficoltà nell’opera di persuasione.

 

Boschi- E dunque dove starebbe l’indebolimento delle autonomie?

 

Qui- Per limitarci agli elementi più importanti, si rileva che nella nuova formulazione dell’articolo 117 della Costituzione (per intendersi quello reso già disastroso nel 2001 dalla precedente riforma del Titolo V della II parte), al primo capoverso

Quo- del terzo comma, alle regioni è attribuita potestà legislativa sulla pianificazione del territorio ma, attenzione,

Qua- alla lettera u del secondo comma, allo Stato, cioè al governo centrale, è attribuita la legislazione esclusiva su disposizioni generali e comuni sul governo del territorio.

Qui- Insomma, la regione pianifica il territorio ma il governo centrale lo governa? Tanto più che

Quo- al secondo capoverso del terzo comma, sempre dell’art. 117, è riservata alla Camera una potestà sovraordinata d’intervento anche sulle questioni regionali.

Qua- Le autonomie non risultano così sottomesse in pieno al governo centrale?

 

Boschi- Volevo mettervi alla prova. Avete studiato, lo riconosco. Ma non si può confondere lo studio con la politica. Lo studio analizza. La politica plasma. Noi plasmiamo la realtà istituzionale. Noi modifichiamo l’assetto costituzionale per rafforzare l’azione della politica.

 

Qui- Non vorrei apparire irriguardoso ma mi verrebbe da chiedere: se

Quo- un parlamento eletto con legge dichiarata incostituzionale già ora riesce a modificare la Costituzione che

Qua- bisogno c’è di rafforzare l’azione della politica? Non è già dimostrato che è abbastanza forte?

 

Boschi- La politica non è mai abbastanza forte. Ci sono sempre nuove sfide da superare. E non bisogna mai dare per acquisite le conquiste raggiunte. La realtà è dialettica: tesi, antitesi e sintesi. Noi stabiliamo la tesi, opponiamo l’antitesi, tiriamo la sintesi. Facciamo tutto noi: questa è la nuova forza della politica. Quindi che sarà mai se le autonomie subiscono, ma che dico!, accettano, invocano il predominio del governo centrale? E’ la storia che spinge in questa direzione. Noi siamo la storia. Il Senato delle autonomie è una storia di sottomissione al governo centrale. Ma questo non bisogna dirlo: il popolo richiede gradualità nell’apprendimento. Scoprirà via via il nuovo farsi delle cose. E non bisogna esagerare nel farglielo scoprire.

 

Qui- Ma nel frattempo, tutte queste diversità di competenze e di forza nelle decisioni, tra autonomie e Stato non potrebbe aumentare a dismisura i conflitti di

Quo- - competenza tra Stato e regioni? E quindi tra Camera e Senato? E la Corte Costituzionale

Qua- non sarà costretta a consumare il suo tempo per risolvere tutti i nuovi conflitti?

 

Boschi- E infatti, anche la Corte Costituzionale dovrà darsi una regolata e ascoltare di più la voce del governo. Ma anche questo, state attenti, non si può dire. Nel popolo c’è ancora un sacco di gente fissata con la separazione dei poteri.

 

Qui- Ma non è la separazione dei poteri il fondamento

Quo- della democrazia? Montesquieu sosteneva che

Qua- dovevano essere separati già al tempo della monarchia.

 

Boschi- Certo, ma parafrasando la famosa frase di Ford sulle sue auto (mi va bene qualsiasi colore purché sia nero): i poteri separati vanno bene purché siano unificati, sotto al governo.

 

Qui- Ford

Quo- contro

Qua- Montesquieu?

 

Boschi- Anche questo meglio non dirlo. Aspettiamo la maturazione dei tempi. E con questo siamo giunti al tema finale di oggi. Ora dovete dirmi che cosa avete capito della riforma sulla maggiore efficacia e rapidità del procedimento legislativo.

 

Qui- Per la verità, anche qui non mancano difficoltà. Ci sono quattro diversi procedimenti legislativi. Il primo Bicamerale, con potestà, limitata, del Senato sulle questioni regionali; il secondo Monocamerale, con intervento eventuale del Senato su sua richiesta; il terzo Monocamerale con intervento obbligatorio, ma non vincolante, del Senato; il quarto Monocamerale, con intervento rafforzato del Senato, ma superabile dalla Camera.

Quo- Poi ci sono tre diversi tipi di iniziativa legislativa. Primo, in entrambe le camere, per i disegni di legge di cui all’art. 72, primo comma. Secondo, solo alla Camera per tutti gli altri disegni di legge. Terzo, alla Camera, ma trasferibile al Senato su sua richiesta a maggioranza assoluta, secondo art. 71, secondo comma.

Qua- Poi ci sono tre procedimenti legislativi abbreviati. Il primo è il cosiddetto breve su disegni di legge dichiarati urgenti alla Camera. Il secondo stabilisce l’approvazione in commissione in sede legislativa, senza passare dall’aula, naturalmente solo alla Camera. Il terzo prevede il voto a data certa per disegni di legge essenziali per il governo, da approvare entro settantacinque giorni.

 

Boschi- Non è una griglia prodigiosa? Un’inquadratura che rende il reale razionale? Che cosa vi preoccupa?

 

Qui- E’ molto difficile spiegare al cittadino che tutta questa combinazione

Quo- di procedimenti e iniziative produca alla fine maggiore rapidità ed efficienza,

Qua- sembra piuttosto un guazzabuglio.

 

Boschi- E voi non spiegatelo. Non provateci nemmeno. Tirate diritto. Ai cittadini che vi fanno domande tignose e che voi ritenete siano orientati al NO, meglio spiegare il meno possibile. Per un motivo elementare: quanto più spiegherete, tanto più si confermeranno nella loro convinzione. Quindi fate melina. Per i cittadini che fiutate come favorevoli al SI la spiegazione ha una via semplice, ed è sintetizzata nella parola magica dell’ultimo procedimento abbreviato: approvazione entro settantacinque giorni. Nella prima versione avevamo scritto: senza emendamenti. Poi per diplomatica ipocrisia l’abbiamo tolto. Tanto resta il fatto: il governo comanda sempre su tutto e la Camera obbedisce. E i nostri del SI saranno contenti: rapidità ed efficienza.

 

Qui- E 

Quo- il

Qua- Senato?

 

Boschi- I 74 consiglieri regionali e i 21 sindaci miracolati, e perfino i 5 nominati dal Presidente della Repubblica, saranno più che soddisfatti di sedere nel Senato delle autonomie, protetti dall’immunità, così contenti da rinunciare all’autonomia.

 

Qui- A proposito, una curiosità: dato che con il vecchio Senato scompaiono

Quo- i senatori a vita, se il Capo dello Stato deve nominare qualche personalità di grande rilievo non sarebbe

Qua- più ragionevole che i suoi 5 nominati sedessero alla Camera? Che ci fanno nel Senato delle autonomie?

 

Boschi- Cifra tonda: 100 è un bellissimo numero.

 

Qui- Se è per quello, potevano

Quo- fare 76 consiglieri regionali e

Qua- 24 sindaci, o 77 e 23.

 

Boschi- Questione di equilibri. Siccome alla fine, anche per via della legge elettorale (ma questo non bisogna mai ammetterlo) i poteri del Capo dello Stato sono di fatto limati a vantaggio di quelli del presidente del consiglio, allora il primo viene, per così dire, compensato con questa piccola potestà. E comunque i 5 del Presidente potrebbero, non si sa mai, essere d’aiuto nelle future modifiche della Costituzione.

 

Qui- Perché

Quo- non basta

Qua- questa?

 

Boschi- Non si sa mai. Si potrebbe introdurre l’elezione diretta del Capo dello Stato.

 

Qui- Ma se i suoi poteri

Quo- sono stati limati

Qua- non è un controsenso?

 

Boschi- Non c’è dubbio che in questo caso i suoi poteri dovrebbero essere ampliati. E allora il nostro presidente del consiglio potrebbe passare da Palazzo Chigi al Quirinale. E ora basta con le domande.

 

Qui- Per favore l’ultima davvero. Come si concilia la maggiore partecipazione popolare

Quo- con l’aumento da 50.000 a 150.000 mila delle firme necessarie

Qua- per la presentazione di disegni di legge d’iniziativa popolare?

 

Boschi- E’ facile: triplicando la cifra necessaria invitiamo i cittadini a impegnarsi di più per il loro obbiettivo  e quindi rendiamo più intensa la loro partecipazione. E in più, se volete, costringiamo la Camera a considerare con maggiore attenzione la legge proposta con tanta fatica dai cittadini.

Per concludere non dimenticate mai la clausola finale. Anzi, per non sbagliare imitate la soave leggerezza con cui la pronuncio sempre io stessa: ce lo chiedono gli italiani. La ripetizione flautata aiuta: un’Italia più semplice, ce lo chiedono gli italiani. Sappiamo benissimo che non è vero ma dobbiamo sempre dirlo. Allora?

 

Qui- Ce lo chiedono gli

Quo- italiani. Sappiamo benis…

Qua- simo che non è vero ma…

 

Boschi- Alt! Solo la prima frase prego.

 

Qui- Ce lo

Quo- chiedono gli

Qua-  italiani, stop.

 

 

Scena III

(Primi di marzo, una stanza di Palazzo Chigi)

 

Renzi- Ho fatto un sogno angoscioso.

 

Boschi- Svanisce presto.

 

Renzi- Non riesco a liberarmene.

 

Boschi- Mi rassegno: racconta..

 

Renzi- Avevamo fatto un’altra riforma del Senato.

 

Boschi- E quale?

 

Renzi- Avevamo copiato il Bundesrat: il Senato delle regioni tedesco.

 

Boschi- Era un sogno, non mi preoccuperei.

 

Renzi- Ma vedi: per me in quel momento era la verità. Avevamo fatto l’assemblea dei governi regionali!

 

Boschi- E allora?

 

Renzi- E allora, riunisce i rappresentanti dei governi regionali, quindi rappresenta effettivamente poteri regionali insediati ed efficaci. Una cosa seria, con una sua reale autonomia. Non la nostra accozzaglia di consiglieri regionali e sindaci che non rispondono a nessun governo regionale: una cosa su cui la Camera può spadroneggiare quanto vuole. No, guarda, un sogno terribile.

 

Boschi- Tanto era un sogno. Tra un po’ te lo scordi.

 

Renzi- Non è finita.

 

Boschi- Che altro c’era?

 

Renzi- Avevamo fatto un’altra legge elettorale.

 

Boschi- Sentiamo…

 

Renzi- Per far piacere a Mattarella…

 

Boschi- Avete rifatto il Mattarellum!

 

Renzi- Proprio così: ero promotore di una legge senza capolista bloccati e senza premio di maggioranza! Pensa: avevo l’appoggio entusiasta di Carlassare, Pace, Rodotà e Zagrebelski!

 

Boschi- In effetti, un po’ estraniante..

 

Renzi- Mi invitavano ufficialmente al loro convegno su “Sovranità popolare e rappresentanza politica”. Ma c’era ancora una cosa più terribile…

 

Boschi- Ancora?

 

Renzi- Nel sogno all’inizio mi sentivo molto a disagio, in contrasto con me stesso, ma poco dopo la cosa peggiore era che mi convincevo. Andava bene così: un vero Senato delle regioni, un sistema elettorale democratico senza forzature. A un certo punto incontravo Napolitano davvero molto arrabbiato con me, ma gli rispondevo a tono. Poi mi trovavo a convincere Guerini e Serracchiani, che erano parecchio recalcitranti, e stavo giusto persuadendoli quando, puf!, mi sono svegliato. Un attimo di smarrimento, poi un sospiro: non era vero! Ero di nuovo d’accordo con Napolitano! Non avevo mai fatto un incubo così schiacciante. Ora mi sento rinato. Non lo dire a nessuno.

 

 

Scena IV

(Metà marzo, una stanza di Palazzo Chigi)

 

Verdini- Non mi guardare con quella faccia.

 

Renzi- Che faccia?

 

Verdini- Mi guardi come se io mi aspettassi da te ringraziamenti fragorosi.

 

Renzi- In effetti l’aiuto che ci hai dato sulle unioni civili li meritano.

 

Verdini- Dei ringraziamenti non so che farmene. Stabiliamo invece i criteri fondamentali del nostro rapporto.

 

Renzi- Non era già tutto chiaro?

 

Verdini- Sì e no. Non vorrei che tu usassi il mio gruppo tutte le volte che ti conviene e considerassi un gran favore per noi essere accolti temporaneamente nel tuo cerchio.

 

Renzi- Ma no…sai che non è così.

 

Verdini- Ecco, sia chiaro: il nostro è un rapporto stabile e strategico. Mi guardo bene dall’entrare nel tuo partito, ma la nostra funzione è di lungo periodo proprio perché ne stiamo fuori. E ciò significa riconoscimenti politici sostanziali.

 

Renzi- Ne parleremo e troveremo un accordo. Sei pronto a gestire l’imprevedibile in questo stare dentro e fuori allo stesso tempo?

 

Verdini- Non ti preoccupare, con i parlamentari ho la mano felice quasi come con le banche di credito cooperativo. Ma rimandiamo pure. Ecco Maria Elena con chissà quali novità.

 

Boschi- Ho preso di petto una questione che avevamo trascurato.

 

Verdini- Sempre maestrina eh?

 

Boschi- Tu puoi disinteressartene, ma noi no. La sfiducia e il cinismo dei funzionari dei ministeri e di palazzo Chigi sono stati la nostra palla al piede.

 

Verdini- Il dovere dei funzionari è di essere neutri e quindi eseguire le direttive dell’autorità politica.

 

Boschi- Invece interpretavano a loro modo la neutralità: con la resistenza passiva. Qui ci voleva una frustata di entusiasmo.

 

Verdini- E allora che hai fatto?

 

Boschi- Ho seguito la via aziendale: mi sono rivolta a una multinazionale olandese della persuasione, guidata da una signora bionda molto convincente. Ho già fatto svolgere un corso accelerato di ottimismo a tutti i funzionari.

 

Verdini- Ma l’ottimismo è come il coraggio. Se uno non ce l’ha…

 

Boschi- Ti sbagli. Questi specialisti hanno persuaso i funzionari, all’inizio un po’ increduli, che bisogna attingere alla profondità del proprio io e su questa base ripensare il rapporto di sé stessi col mondo. E così un’immersione dentro te stesso ti fa scoprire di poter fare ciò che ti sembrava impossibile.

 

Verdini- Volere è potere, ma è vecchia come il cucco. Pensa positivo, lo diceva sempre anche Berlusconi.

 

Boschi- Non essere banale. La signora olandese ha fatto prodigi. Ora sono tutti persuasi che viviamo nel migliore dei mondi possibili e che il loro compito è stare al suo ritmo.

 

Verdini- Non potrebbero fingere solo per assecondarvi?

 

Boschi- Tutto è possibile, ma se per fingere fanno ciò che vogliamo, l’importante è che lo facciano. E poi giudica tu. Come saggio finale la signora olandese ha chiesto a un alto funzionario che significato aveva l’esistenza dell’onorevole Enrico Letta.

 

Verdini- E quello ha risposto?

 

Boschi- Che Enrico Letta era diventato presidente del consiglio solo per essere defenestrato dal nostro Matteo.

 

Renzi- Immergiti anche tu nel tuo io profondo quando ti condanneranno per la Scuola dei Marescialli di Firenze.

 

 

Scena V

(Primi di aprile, una stanza di Palazzo Chigi)

 

Renzi- Bisogna cominciare il martellamento per la campagna referendaria. Eviterei riferimenti diretti al Comitato del NO. Gli daremmo forza. Ma si deve comunque bersagliare le ragioni del NO. Anzi meglio sostenere che non hanno ragioni.

 

Verdini- Hanno solo il rifiuto dell’innovazione. Sono conservatori: vogliono conservare il Senato così com’è. Proteggono la casta. Proteggono anche me ma io sono disinteressato e mi sacrifico volentieri per il progresso.

 

Boschi- D’accordo: lo schema innovatori-conservatori è quello centrale. Ma attenzione, potrebbe risultare superato.

 

Renzi- Superato?

 

Boschi- I sostenitori del NO potrebbero trovare una contromisura efficace. Anzi lo stanno già facendo. E questo rischia di spiazzarci..

 

Verdini- Che potranno mai dire?

 

Boschi- L’hanno già detto: non vogliono conservare il Senato così com’è, e nemmeno accettare il nostro dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, vogliono semplicemente abolirlo. Ci prendono in parola: si deve superare il bicameralismo? E allora si fa il monocameralismo: solo Camera e niente Senato. Di fronte a questa soluzione drastica la nostra sembra una via di mezzo scadente.

 

Renzi- Dovevano dirlo prima, ma non l’hanno fatto. Ora siamo quasi alla fine dell’opera e loro scoprono la soluzione. Così sono bravi tutti.

 

Boschi- Ma se non riusciamo a tappar loro la bocca e far sì che nessuno se ne accorga, la loro mossa smonta l’accusa di conservatorismo.

 

Verdini- Potremmo rispolverare l’accusa di massimalismo. I soliti estremisti: volete tutto e subito e non tenete conto che una grande trasformazione richiede la necessaria gradualità.

 

Boschi- Attento, è un terreno scivoloso: ti risponderanno che la tua gradualità è necessaria solo alla conservazione di un ceto politico regionale.

 

Verdini- Come sarebbe a dire?

 

Boschi- Non fare l’ingenuo. Sei tu lo specialista della materia. Ti diranno che i senatori del nostro nuovo Senato non avranno altra funzione che quella di accaparrare risorse per foraggiare le proprie clientele sul territorio. Detto tra noi, non è forse vero?

 

Renzi- Basta! Non stiamo qui a farci l’autocoscienza. Bisogna prendere decisioni. Per conto mio i sostenitori del NO vanno ignorati.

 

Verdini- E bisogna fare in modo che li ignori la stampa. Nei grandi dibattiti democratici il silenzio di una parte produce i risultati più efficaci. Ora che la Rai non dipende più dai partiti ma dal presidente del consiglio, dovremmo essere autolesionisti a non usare questa opportunità. Ma soprattutto va suonata la gran cassa sulla nostra grande Reform of Constitution. Vuoi dare disposizioni?

 

Renzi- Già fatto. Di sicuro non aspetto te.

 

Boschi- Bene. C’è un altro aspetto da non trascurare.

 

Verdini. Non ci lasci mai in pace.

 

Boschi-  I sostenitori del NO collegano il monocameralismo alla necessità che se c’è solo la Camera questa deve essere eletta col sistema proporzionale senza premio di maggioranza, come Matteo sognava l’altro giorno…

 

Verdini- Cos’è questa storia?

 

Boschi- Lascia stare, non facciamo autocoscienza. I sostenitori del NO hanno già depositato i quesiti referendari sui due punti strategici del nostro Italicum, i capolista bloccati e il premio di maggioranza. E nel momento in cui si mobiliteranno contro la nostra riforma del Senato raccoglieranno le firme per avere il referendum abrogativo contro l’Italicum.

 

Verdini- Sono quattro gatti.

 

Renzi- Sì, ma per noi l’Italicum è strategico, più della riforma del Senato. Questa, è vero, sposta il baricentro politico dal parlamento al governo…

 

Verdini- Ma già adesso, eletti con legge incostituzionale, facciamo quel che ci pare. Cambiamo perfino la Costituzione, ti pare poco?

 

Renzi- E’ vero, ma è una condizione provvisoria. Seguimi: la riforma del Senato sposta il baricentro in modo definitivo verso il governo, ma non è la riforma del Senato che ti garantisce la presa del governo. Ci arrivi?

 

Boschi- Il punto chiave è l’Italicum: il premio di maggioranza ti mette in mano il governo anche se sei solo la più grossa delle minoranze e i capolista bloccati mettono l’aula della Camera al tuo servizio. Diventi onnipotente. Al contrario, senza premio di maggioranza tutto quello che abbiamo fatto serve a poco. Col voto finale della Camera ad aprile sulla riforma del Senato diventa irreversibile il passaggio di tutto il potere al governo, ma se non puoi prendere il governo a che serve?

 

Renzi- E infatti quando dico che l’Italicum è stato un capolavoro parlamentare sembra una spacconata, ma in realtà mi tengo basso.

 

Verdini- Modestia impareggiabile.

 

Renzi- Sì, perché il capolavoro è stato triplice. Primo, perché abbiamo fatto passare l’Italicum prima della riforma del Senato. Quando con la legge elettorale abbiamo stabilito che si votava solo per la Camera, in realtà abbiamo cambiato il modo di esercizio della sovranità popolare. Avremmo dovuto farlo con una riforma costituzionale e invece l’abbiamo fatto con legge ordinaria e, massimo dello spregio, senza dibattito e con voto di fiducia. Una forzatura pazzesca.

 

Verdini- E il Capo dello Stato vi ha graziato.

 

Boschi- L’hai detto tu. Secondo, perché approfittando dell’aiuto che ci ha dato la Lega con i suoi milioni di emendamenti, abbiamo potuto inventare gli emendamenti letali, Esposito e Cociancich…

 

Verdini- Davvero letali, anche se poi erano troppo ben congegnati perché li avessero scritti loro. E qui anche i presidenti d’aula vi hanno dato via libera…

 

Boschi- La grande trovata: l’emendamento ammazza emendamenti. Virtualmente d’ora in poi la prassi emendativa è annichilita. I manuali sulla disciplina del dibattito parlamentare dovranno essere riscritti.

 

Renzi- E, terzo, perché il parlamento votando l’Italicum si è privato delle sue potestà e le ha consegnate a una minoranza. Il dominio provvisorio che noi oggi abbiamo sul parlamento grazie al Porcellum, che ci ha permesso di fare quello che ci pareva, col voto a favore dell’Italicum il parlamento stesso lo ha reso definitivo e più solido nelle mani del futuro governo.

 

Boschi- Per essere più precisi: nelle mani del futuro capo del governo. Che con la modifica dell’articolo 78 e col suo stringente potere sulla Camera delibera di fatto anche lo stato di guerra. Alla fine, ecco il capolavoro: senza nemmeno farne parola in Costituzione, abbiamo creato con legge ordinaria il premierato assoluto, il sogno irrealizzato di Berlusconi: absolute premiership!. Che deve essere nostra, a tutti i costi.

 

Renzi- Che deve essere mia a tutti i costi.

 

Verdini- Così sarò non solo una colonna della futura Repubblica, ma una colonna del tuo premierato assoluto. Ingegno straordinario!

 

Boschi- Sigillo finale: esercitare la vocazione  maggioritaria avendo la maggioranza è normale. Ma inebriante è la vocazione maggioritaria della minoranza! E una volta realizzata mostreremo che cos’è la moderna interpretazione dei diritti sociali e dei beni comuni!

 

Renzi

(canta e balla)

Piace a pochi ma piace molto a me

una Carta morbida ed agevole

cedevole, godevole…sol per me

 

Tutti i costituenti hanno detto che

la democrazia funziona bene se

la Costituzione è rigida. Perché?

Piace a molti ma non piace a me

una tosta Carta che faccia regnar

l’autentica sovranità popolar.

Voglio invece una morbida Cartina

che ammetta un Senato degradato,

una Costituzione morbidina

che accetti e subisca il premierato,

beninteso al servizio del mercato.

Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto

viva viva il premierato assoluto.

 

( balla e canta il ritornello)

 

Piace a pochi ma piace molto a me

una Carta morbida ed agevole,

cedevole, godevole…sol per me

 

Verdini- Un momento: se un’altra minoranza al ballottaggio prende un voto più di noi ci soffia il premio di maggioranza e il premierato assoluto. Avremo lavorato per gli avversari? Che disgrazia l’ingegno!

 

(Sipario)

 

 

Nota

(esempi di prosa costituzionale a confronto)

 

Articolo 70 originale

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere

 

Articolo 70 modificato dalla revisione costituzionale in corso

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale degli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.

Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.

Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata.

L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data di trasmissione.

I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.

Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, non ché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati.

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