La farsa del dibattito sulla fiducia

di Pancho Pardi - Il Fatto Quotidiano - 14/10/2011

Ieri si è svolta alla Camera La farsa del dibattito sulla fiducia. E' andata in scena come risposta impropria al pasticcio prodotto dalla bocciatura dell'articolo 1 del Rendiconto dello Stato. Ma cosa c'entra la fiducia?

 L'articolo 81 della Costituzione al comma 1 dice semplicemente: "Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal governo". L'approvazione del consuntivo è dunque un obbligo costituzionale. Le due volte in cui ciò non avvenne i presidenti del consiglio in carica, Andreotti e Goria, rassegnarono le dimissioni.

 La richiesta di dimissioni avanzata dalle opposizioni era pienamente giustificata. Anche perchè il governo non può pretendere la reiterazione del voto su un testo giù votato. E l'invito di Napolitano a Berlusconi a proporre lui alla Camera una soluzione del pasticcio non produce affatto la necessità di un voto di fiducia. Bocciatura del rendiconto e voto di fiducia non hanno tra loro alcun legame logico e istituzionale. E infatti dopo il voto di fiducia la questione della bocciatura resta in piedi tutta intera.

 Ma la fiducia mantiene in piedi un governo e sopratutto un presidente del consiglio ormai privo di qualsiasi credibilità, che nessun capo di governo europeo vuole più al suo fianco neanche per una fotografia. Ma lui è obbligato a durare anche se non è più in grado di fare nulla: durare per evitare i processi, durare per sfuggire alla giustizia. Per impedire che la provata corruzione di Mills da parte sua si traduca nella condanna per averlo corrotto. Durare per ridurre al minimo la conoscenza pubblica delle sue malefatte. Per mettere a tacere i testimoni scomodi. Durare a dispetto del fatto che la sua durata corrisponde all'agonia della repubblica.

 Ridotte all'osso, le prospettive future si riassumono in due ipotesi. Da una parte la maggioranza trasversale dei parlamentari vorrebbe per motivi egoistici la durata intera della legislatura. Dall'altra quasi tutti i protagonisti di primo piano ritengono di dover ormai considerare le elezioni anticipate come necessarie o inevitabili.

 La prima ipotesi comporta un logoramento generale dalle conseguenze distruttive, con effetti severissimi sulla consistenza finanziaria del paese nell'area euro. La seconda apre una specie di gioco a dadi imprevedibile. L'opposizione deve per forza mostrare di non avere paura della scadenza elettorale anticipata. Ma non ci si può nascondere che la legge elettorale costituisce una precisa falsificazione del suffragio universale. E non solo perchè i parlamentari sono nominati dalle direzioni dei partiti. Ma ancora di più perchè il premio di maggioranza deforma la proporzione tra i voti e i seggi ottenuti. Gli eletti non potranno mai neanche immaginarsi chi sono i loro elettori per la semplice ragione che saranno in parte niente affatto votati ma tuttavia eletti dall'elettore inesistente: la percentuale corrispondente al premio di maggioranza non è espressa da elettori esistenti, ma da un nulla artificiale che attribuisce alla parte vincente un forzoso surplus di suffragi.

 Correndo l'alea del voto anticipato con la legge vigente si può solo sperare che l'opposizione riesca a cogliere quel premio, falso e immeritato. Anzi siamo costretti a lottare con le unghie e con i denti per acciuffarlo. Facciamolo ma appena vinto cancelliamo quella legge e sostituiamola con una legge che non falsifichi il suffragio universale.

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