No al semipresidenzialismo

di Pancho Pardi - 06/06/2013
L’incapacità di un ceto politico di inetti può essere sostituita dal potere attribuito a un solo soggetto proveniente da quella platea?

Un mostro si aggira nell’Italia politica. Pare che nelle menti di un ceto politico frastornato (o inquinato?) dalle larghe intese solo l’elezione diretta del Capo dello Stato possa risolvere tutti i problemi di impotenza e inefficienza della politica. Incapaci di affrontare e risolvere le difficoltà di una crisi che porta al declino, i sostenitori delle larghe intese ritengono che l’Italia possa salvarsi solo con la trasformazione della repubblica parlamentare in repubblica presidenziale.

Si comprende bene perché il centrodestra abbracci la tesi con entusiasmo: vuole innalzare il suo padrone al vertice dello Stato, incurante della sua totale inadeguatezza al ruolo.

Più difficile capire come il centrosinistra giustifichi la repubblica presidenziale. Ma, abituato a spianare la strada a Berlusconi (fino al punto di far cadere il proprio governo quando aveva vinto nel 1996) potrebbe aver deciso ora di dare alla “pacificazione” la più grottesca delle conclusioni.

Sulla via del cedimento definitivo i sintomi sono sempre più preoccupanti. Il PD rinuncia a seguire la via maestra dell’articolo 138 che in Costituzione regola le modifiche costituzionali: secondo la Consulta devono essere puntuali e omogenee, con un preciso carattere emendativo. Accetta invece di discutere la prospettiva di stravolgimento generale della forma repubblicana. E persiste nell’eludere l’articolo 138 accettando la procedura anomala della cosiddetta Convenzione: unificazione parziale delle due commissioni Affari Costituzionali di Senato e Camera (e qui rinuncia al vantaggio della maggioranza: vi immaginate Berlusconi che fa la stessa cosa?), combinata per di più con una commissione consultiva di saggi indicati dal governo, che in anticipo sulla stessa Convenzione dovrebbero sgombrare il terreno dagli ostacoli disciplinari.

E’ ammissibile che il PD dimentichi il referendum del 2006 contro la riforma costituzionale voluta dalla maggioranza di centrodestra? Solo sette anni fa la vittoria schiacciante di popolo ridava forza enorme alla Costituzione originaria. Solo sette anni dopo il PD rinnega quella vittoria e accetta di discutere una riforma costituzionale che, incidendo sulla forma della Repubblica, è più pericolosa di quella liquidata allora.

Ora è di moda copiare il sistema francese: un presidente eletto direttamente dal popolo che si sceglie il suo governo e rende inutile il Parlamento. Molti hanno già spiegato i profondi difetti del sistema, in ultimo Barbara Spinelli ieri su Repubblica. Ma la caduta di prestigio del Parlamento autorizzerebbe la ventata qualunquista a immaginare il suo accantonamento. Resta però l’interrogativo: l’incapacità di un ceto politico di inetti può essere sostituita dal potere attribuito a un solo soggetto proveniente da quella platea? L’attribuzione della massima carica gli conferisce le qualità di cui era privo?

Ma le domande accademiche cedono di fronte al rischio contingente ancora più pressante. Ammesso e non concesso che il semipresidenzialismo alla francese sia una buona soluzione per i problemi dell’Italia, è anche solo pensabile che Berlusconi possa ricoprire quella carica? La proprietà di mezzi di comunicazione decisivi nella competizione politica lo rende o no incompatibile alla radice con il ruolo? (Tralascio per il momento il problema delle sentenze in arrivo). Se il PD pensa che sia compatibile ha chiuso col suo elettorato e si avvia a una rapida irrilevanza. Se pensa che sia incompatibile deve rinunciare a furbizie e trarne le conclusioni. Deve pretendere che prima della riforma costituzionale sia fatta la legge che non aveva mai voluto fare sul conflitto d’interessi. Questa deve stabilire una volta per tutte il principio, addirittura non scritto nei paesi anglosassoni, che chi ha mezzi di comunicazione rilevanti sta fuori dalla rappresentanza politica.

In attesa che il PD prenda la decisione giusta, la libera cittadinanza deve prepararsi alla più difficile delle battaglie. Se le cose possono peggiorare, peggioreranno. Spero di no ma potrebbe perfino accadere che, in aperto contrasto con tutta la tradizione di pensiero progressista, il PD accetti il passaggio alla repubblica presidenziale. E allora il referendum vedrà i maggiori partiti politici di adesso concordi a sostenerla. La libera cittadinanza dovrà trovare in sé l’energia, la volontà, l’impegno irriducibile a negarla. Sarà battaglia terribile e perciò è necessario prepararsi fin da ora.

 

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