Sgarbi e Bondi

di Pancho Pardi - 05/12/2008

Il maligno si annida nei particolari. Viene in mente l'antico adagio di fronte alla combinazione di due notizie. La prima. Il 14 novembre si veniva a sapere che il ministro dei beni culturali Sandro Bondi (che è anche poeta in proprio) aveva finalmente individuato la persona giusta per dirigere "la nuova struttura che si occuperà della gestione e dello sviluppo dei musei e delle aree di cultura aperte al pubblico". Si tratta di Mario Resca, ex numero uno di Mc Donald's Italia, commissario della Cirio dopo il crack, e ora consigliere di amministrazione di Eni e Mondadori. Dunque, sia pure part time, un dipendente di Berlusconi. Non è certo motivo di stupore: la Rai è stata letteralmente inzeppata di dirigenti Mediaset. E le conseguenze si vedono.

Se poi la società intera è ormai dominata da quella che con un po' di buona volontà si potrebbe chiamare la "cultura della vendita" non ci si può stupire che per i ruoli eminenti si privilegino gli specialisti capaci di vendere il loro prodotto, qualunque esso sia. Dunque chi ha battuto record nella vendita degli hamburger, filtrato dall'esperienza nella vendita di libri, potrà pure approdare alla vendita delle visite ai musei, sperando che non giunga alla vendita dei musei stessi.

Fin qui la prima notizia. Essa è perfezionata dalla seconda. Vittorio Sgarbi potrebbe diventare il braccio destro di Resca nella nuova Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio artistico. Sono noti a tutti i suoi meriti televisivi, che nella società attuale sono quelli che contano di più. Anche il fatto che ogni tanto i suoi rapporti con Berlusconi siano stati un po' tempestosi, però senza mai esagerare, non fa che accrescere il fascino televisivo della faccenda: come quando nel programma della De Filippi coppie litigiose danno vita a riappacificazioni teatrali in diretta.

Sono i suoi meriti scientifici a essere dubbi. Per carità nessuno oserebbe discutere i meriti scientifici di una indiscussa autorità televisiva. Vive praticamente nello schermo e tanto basti. Anche se ci si potrebbe chiedere in quali momenti ignoti trovi il tempo per documentarsi e magari studiare.

Anche il suo ultimo infortunio, che potrebbe risultare disgustoso a chi non si è adattato al costume dominante, potrebbe addirittura fargli gioco.

In fondo che cosa sarà mai successo? Il testo firmato da lui in una monografia su Botticelli è risultato interamente copiato da un volume dei Maestri del Colore curato da Mina Bacci tanti anni fa. Il sedicente studioso non ha negato la copiatura. Si è limitato ad attribuirla a un suo collaboratore il quale su suo stesso consiglio si è basato sul testo precedente senza curarsi troppo di cambiare qua e là qualche frase. Ci sarebbe prima da discutere sulla validità del consiglio. A lume di naso la motivazione potrebbe essere stata più o meno questa: copia e chi se ne frega, tanto chi compra il libro guarda solo le figure.

Ma resta il fatto che Sgarbi ha messo la firma su quel testo e, si presume, ne ha ottenuto il pagamento. Se non ha neanche guardato il testo che firmava, ciò non va a danno della sua serietà? E come poteva fidarsi del collaboratore se gli aveva consigliato di copiare? E quanto si è fatto pagare per un lavoro non fatto e nobilitato (si fa per dire) solo dalla sua firma? E quanto ha pagato il suo collaboratore? E siamo sicuri che ci sia stato un collaboratore? Si può sapere chi è questo esecutore disattento?

Ma queste sono domande da noiosi pedanti. La cultura della vendita non si fa impressionare così facilmente. Se Bondi per un attimo ha smesso di straziare la carta con i suoi versi per nominare prima Resca e poi accogliere Sgarbi, dipende dal fatto che l'accaduto può essere interpretato in modo molto più creativo: non ha scritto il testo, l'ha fatto copiare da un collaboratore, ma l'opera da lui griffata l'ha venduta eccome! Non è il motivo decisivo per l'incarico?

 

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