Sul Big Bang di Renzi

di Pancho Pardi - 30/10/2011
Il Big Bang di Renzi ha suscitato molto interesse. Sulla stampa quotidiana paginate intere. Ma non è motivo di stupore.

E’ da parecchio tempo che il sindaco di Firenze, ancora prima di diventare sindaco, è presente nella carta stampata e in televisione. E negli ultimi tempi sempre di più.

Si può immaginare che il motivo principale sia la sua sfida alla classe dirigente del PD: la gioventù contro i brontosauri, che non si estingono da soli se qualcuno non gli dà una spintina.

Ora Renzi non è affatto il primo a criticare la classe dirigente. Anzi arriva buon ultimo, ma accolto con grandi speranze dalla stampa che aveva invece riservato alla pluralità delle critiche precedenti sospetto e insofferenza, insieme a qualche riflesso protettivo verso i big (senza bang) del centrosinistra. Per quanti anni la stampa ha agito in base al principio di cautela: come si potrà mai fare a meno di D’Alema e Veltroni? Si rischiava l’avventura.

Ora evidentemente l’avventura piace.

Quanto all’atteggiamento del partito, conta indubbiamente il fatto che Renzi abbia sbaragliato tutti i suoi competitori nelle primarie e nelle amministrative fiorentine. Si può osservare di passaggio che i candidati che il partito gli aveva contrapposto erano davvero poco adatti al bisogno. E il fatto che avesse freddamente usato la carica precedente di presidente della provincia per costruirsi la candidatura a sindaco testimonia una durezza da politico di professione.

Ma tra fare il sindaco e il presidente del consiglio c’è un po’ di differenza. E l’aspirazione alla nuova carica comporta un esame senza indulgenze su entrambi i lati: il suo operato da sindaco e le sue opinioni politiche sul piano nazionale.

 

 

Sul primo piano ci vuole cautela perché il sindaco non ha ancora finito il primo mandato. Senza toccare argomenti caldi ma privi di interesse per i lettori non fiorentini, bisogna rilevare di passaggio la sua indifferenza verso i sicuri danni provocati dal sottopasso urbano dell’alta velocità. L’opera è insidiosa perché scavata in un substrato altamente infido, e si raccomanda soprattutto per i suoi costi proibitivi che hanno stimolato un bel po’ d’interessi..

Più in generale, il sindaco ha il suo cavallo di battaglia nello sviluppo edilizio zero. Bella parola d’ordine, che richiama un’urbanistica ben temperata. Può sedurre chi non ha competenze specifiche, quindi anche tutti i fiorentini che non possono informarsi in profondità. Ma il cemento zero è solo una promessa propagandistica buona per le comparsate televisive. Infatti nelle norme di salvaguardia del piano strutturale sta scritto che sono validi tutti i piani attuativi (opere di grande rilievo) depositati (attenzione: non approvati, depositati) entro l’approvazione del piano strutturale. Peggio: i piani attuativi così depositati non sono tenuti al rispetto delle stesse norme di salvaguardia e non passano attraverso il filtro della prassi di approvazione consueta. Insomma: dall’urbanistica ben temperata all’urbanistica rottamata.

 

L’anello di congiunzione tra il livello locale e il nazionale è la visita di Renzi ad Arcore. Il sindaco ha sostenuto che per Firenze farebbe qualsiasi cosa. Quindi perché non incontrare Berlusconi? Si è capito che si sono piaciuti ma questo non è motivo di rallegramento per gli elettori di centrosinistra. Poi non si capisce perché non abbia preteso di incontrarlo a Palazzo Chigi. Se il presidente del consiglio intende governare dalle sue abitazioni private, i sindaci, vecchi o giovani, non sono tenuti ad adeguarsi. In ogni caso non si sa bene che cosa abbia fruttato per Firenze quella visita. E non si può fare a meno di rilevare che dopo la visita ad Arcore ha avuto il definitivo via libera l’ultima Multisala, costruita in dispregio alla legge e motivo di probabile chiusura per i residui piccoli cinema di quartiere. All’inizio del suo mandato Renzi si era pronunciato contro. Poi ha cambiato idea. Ma guarda: nella sua gestione è in posizione di forza la Medusa di Berlusconi.

 

Ma cosa pensa in politica il giovane sindaco? Non fa mistero di considerare i sindacati una vera scocciatura, come il suo ospite di Arcore. Era contrario agli ultimi referendum abrogativi, ma dopo il loro formidabile successo ha cercato alla svelta di farlo dimenticare. Fa il tifo per Marchionne, che chiude fabbriche in Italia per dedicarsi a quelle in America. Conchita De Gregorio su Repubblica di sabato 29 scrive che, oltre che a Berlusconi, piace a industriali e parroci. Alcuni sondaggi rivelano che sarebbe votato volentieri da elettori delusi da Berlusconi. Ottimo profilo per un candidato di centrodestra. Ma il nostro candidato deve essere votato soprattutto dagli elettori di centrosinistra.

Aveva scelto di fare il sindaco di Firenze, secondo le sue parole: il più bel mestiere del mondo. Dopo due anni e mezzo si è già annoiato? O teme di portare il fardello per tutta la legislatura? O non se la sente di affrontare la campagna per la conferma? Un sindaco in gamba aspira al secondo mandato per poter realizzare il suo programma. Il programma di un sindaco appena eletto non può essere la ricerca di una carica più alta.

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