ANCHE I PESCI PROVANO DOLORE

di Stefania Sarsini - Liberacittadinanza - 29/10/2019
 Il consumo di pesce in Italia è cresciuto del 9,5 % nell'ultimo anno.: La prima cosa  da chiederci  è : da dove viene tutto questo pesce considerato che dal mare stanno scomparendo?
Analizzando i report dell'Unione Europea e scoperto come l'industria stava arginando il problema  , circa l'80% delle aree di pesca è a rischio overfishing e quindi non è  più in grado di sostenere le quantità di pescato.
La risposta è datata 2013 cioè l'anno in cui l'acquacultura,ovvero l'allevamento intensivo di pesci, ha  superato per tonnellaggio la pesca in mare.  Dal 1970 la pescecultura è un comparto in costante aumento  e di fatto è il sistema di produzione animale più in crescita.
  La ricerca  di campo negli allevamenti di orate, branzini e trote ,i pesci più allevati e più consumati dagli italiani,mai documentati da nessuna organizzazione per i diritti degli animali, ha prodotto  un lavoro molto importante da attivisti che hanno ottenuto molte immagini attraverso telecamere nascoste.
Oltre al contributo scientifico di Eurogroup for Animals  di esperti internazionali sulla vita dei pesci , come Janathan Bercombe , Mare Bekoff e Colum Brown che hanno  fornito il loro prezioso contributo  scientifico, alla fine è stata prodotta un'inchiesta straordinaria e senza precedenti che è stata diffusa in esclusiva su Guadian, quotidiano tra i più autorevoli nel mondo. 
 A partire dal 2017 un team di investigatori  ha documentato le orribili condizioni in cui versano i pesci allevati per il consumo alimentare, contribuendo a portare alla luce il lato oscuro della acquacultura nel nostro Paese.
Un'iniziativa volta a denunciare  la drammatica realtà degli allevamenti ittici intensivi in Italia  e a chiedere una maggiore tutela per i diritti di questi animali , la cui sofferenza troppo spesso non viene presa in considerazione.
Un dato di fatto: gli italiani mangiano sempre più pesce. Se nel 1960 il consumo annuale pro capite  era di soli 9.9 Kg nel 2018 è quasi triplicato raggiungendo i 25 Kg. Questo cambiamento  delle abitudini alimentari degli italiano e della popolazione mondiale si è tradotto in un sovrasfruttamento delle risorse ittiche, causato da livelli di pesca insostenibile in questo scenario allarmante. L' acquacultura si è presentata come una valida alternativa alla pesca e  nel 2013 ,per la prima volta nella storia, il numero dei pesci allevati è stato superiore rispetto a quello dei pesci pescati.
 L'industria ittica  ha raggiunto i 211 milioni di tonnellate  (106 di acquacultura e 105 di pesca)  a confronto  con la carne bovina ,69 milioni di tonnellate , la carne di pollo 116milioni di tonnellate e la carne di maiale 118 milioni di tonnellate .
 L'itticultura a livello nazionale è essenzialmente di carattere intensivo  ma a differenza  degli allevamenti degli animali terrestri , i pesci non rientrano in nessun quadro normativo esaustivo che  ne tuteli i diritti e ne riduca la . in fase di stordimento ed uccisione. Il vuoto legislativo ha delle  disastrose conseguenze che si manifestano  nel modo in cui i pesci vengono trattati durante le fasi di allevamento, cattura e abbattimento. Banchi di orate nuotano in vasche a terra sovraffollate, pesci agonizzanti in vasche ricolme di ghiaccio , dove la morte per asfissia sopraggiunge dopo interminabili minuti trascorsi in ammollo in un bagno di sangue e poltiglia sporca. Altri scaraventati all'interno di strutture d'acciaio, dove boccheggiano morenti fuori dall'acqua, in attesa di ricevere un colpo alla testa.
 Durante il trasporto i pesci issati con le reti dalle gabbie in mare rischiano di morire a causa dello schiacciamento a cui sono sottoposti. Una volta a bordo dei traghetti vengono lanciati come fossero oggetti lasciati a boccheggiare a terra nella completa indifferenza del personale. L'uccisione è un'altro momento critico che non risparmia loro ulteriori sofferenze  a causa dell'impiego di tecniche dello stordimento inefficaci; i pesci trascorrono decine di minuti ad agonizzare  fuori dell'acqua prima di venire percossi manualmente con bastoni di metallo.
 Queste gravi condizioni di allevamento non rispettano gli standard minimi in termini di benessere animale e costituiscono  una chiara violazione delle linee guida dellOrganizzazione Mondiale della Sanità AANCHE nimali (OIE) contenute all'interno del codice sanitario degli animali acquatici. 
A rendere questo quadro ancora più agghiacciante  è il fatto che i pesci  sono esseri senzienti ,in grado di percepire dolore ma anche di essere consci della sofferenza provata in risposta a determinati stimoli.
Negli ultimi anni diversi studi scientifici hanno avuto il merito di contribuire a dimostrare la validità di questa teoria con l'incoraggiante risultato che oggi il 77% degli italiani pensa che i pesci provino dolore,mentre l'87% ritiene che sia fondamentale tutelare il loro benessere.
 Di conseguenza la comunità  scientifica  e l'opinione pubblica chiedono una maggiore considerazione  dei bisogni etologici dei pesci e , in virtù della loro senzienza, sottolineano la necessità di creare degli obblighi morali nei loro confronti.
 In attesa di una necessario intervento legislativo si chiede alla grande distribuzione organizzata  la tutela del benessere dei pesci lungo tutta la filiera produttiva per evitare loro inutili sofferenze e per garantire il rispetto di diritti fondamentali che fino ad ora non sono stai riconosciuti

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