QUANDO IL VETERINARIO SBAGLIA

di Stefania Sarsini - 01/12/2013
“Cani, gatti, più in generale gli animali cosiddetti d’affezione sono ormai membri delle nostre famiglie ed è dunque giusto che siano tutelati anche in campo sanitario”.

“Cani, gatti, più in generale gli animali cosiddetti d’affezione sono ormai membri delle nostre famiglie ed è dunque giusto che siano tutelati anche in campo sanitario” dice Daniela Ballestra presidente di Arca2000, la prima associazione italiana specializzata in misfatti veterinari. A fare da contraltare ai numerosissimi medici che agli esemplari d’altra specie e ai loro proprietari dedicano, oltre alla propria competenza, sensibilità, generosità e attenzioni spesso fuori dal comune, aumentano purtroppo le segnalazioni legate a episodi di malasanità animale, anche molto gravi. Se gli esemplari da reddito sono valutati come cose e stimati, ancora vivi, a seconda di peso, taglia, età, gli amici di casa, benché la normativa rimanga centrata sul possesso umano, godono di qualche considerazione in più, a partire dalla 189/04 legge nazionale su maltrattamenti e uccisione.

Ma lo sbaglio veterinario dalle conseguenze irreparabili non sembra trovare un vero riscontro nelle pieghe della giurisdizione: “Riceviamo come minimo tre-quattro segnalazioni a settimana, da tutta Italia” racconta la Ballestra, fondatrice della onlus nel 2003 dopo la morte della propria cagnolina Panna dovuta a diagnosi errata, indifferenza, aggressiva sciatteria. “Gente disperata per aver perso l’animale sconta a volte un eccesso di fiducia e ingenuità. Già provate dal danno morale e materiale queste persone, in assenza di prove, sono impossibilitate a chiedere il benché minimo risarcimento. Il rilascio di una cartella scritta, la consegna dei referti, non sono infatti obbligatorie, ma a discrezione dei singoli, e troppi medici omettono di produrre tali documenti”.

Recente bandiera della battaglia contro la malasanità animale è divenuta, suo malgrado,Lea. Una segugia defunta a nove anni a seguito di un intervento inutile e doloroso, quando già una grave insufficienza renale le lasciava pochi giorni di vita. Il proprietario Roberto Marchi l’aveva ereditata da suo padre, le era affezionatissimo e, malgrado due diagnosi infauste, fa un ultimo tentativo e crede alle promesse di un medico di Parma. Questi deciso la opera, asserendo che l’asportazione dell’utero potrebbe salvarla. In realtà due giorni dopo la cagnolina si spegne e, oltre che inutile, grazie all’autopsia l’intervento si scopre eseguito solo in parte. In un delirio di smentite, perizie, rivendicazioni, invano Roberto si appella all’ordine provinciale competente che archivia la pratica e si mostra indisponibile persino a fornire un completamento della documentazione. La vicenda finisce in tribunale, ma la denuncia di Marchi a oggi è giacente, a dispetto delle relazioni di tre veterinari e dell’Istituto Zooprofilattico di Reggio Emilia. “Mentre un rapido iter presso il Giudice di Pace si è risolto a mio sfavore” racconta amareggiato Roberto “visto che  il veterinario mi ha controquerelato per ingiuria di fronte all’ovvia protesta: ‘Mi hai aperto il cane per niente’”.


Sulla base di una raccolta firme iniziata nel 2003 e giunta a molte migliaia di sottoscrizioni, Arca2000 intende rilanciare oggi una proposta di legge già presentata nel 2004 dai Verdi, quindi nel 2009 dal parlamentare Pdl Cassinelli, accompagnato dalla più totale ostilità degli ordini veterinari. “Sostengono che esiste già il loro codice deontologico, ma si tratta di una norma di precetto e indirizzo, non di una legge dello Stato. Prevede al massimo sanzioni disciplinari. Inoltre, chi vigila? A giudicare dai casi che ci vengono sottoposti, è davvero molto raro che un veterinario risponda di fronte a un giudice per la morte di un animale. Vogliamo dunque riproporre all’attenzione del Governo la necessità di tutelare pazienti incapaci di esprimersi a parole assieme i loro amici umani” conclude la Ballestra “attraverso l’obbligo all’informazione, alla consegna di referti, certificazioni scritte e cartelle cliniche, unite alla completa tracciabilità dell’operato del veterinario”.