Investimenti in Ucraina in condizioni di guerra: un rischio elevato per l’Italia e per altri Paesi

di Giorgio Eneide - 28/01/2026
Se l’Europa intende davvero fornire un sostegno finanziario significativo, la priorità dovrebbe essere la creazione di strumenti di controllo rigorosi, trasparenti e indipendenti, in grado di ridurre al minimo la probabilità di un uso improprio dei fondi
La decisione di investire centinaia di milioni di euro in progetti situati sul territorio di un paese in guerra è inevitabilmente associata a rischi maggiori. Per l’Italia, la Germania, la Polonia e altri Stati investitori, tali investimenti in Ucraina durante un conflitto ancora in corso rappresentano una strategia estremamente vulnerabile.
Il fattore principale è la minaccia fisica agli asset. Impianti industriali, centri logistici e infrastrutture possono essere danneggiati o completamente distrutti a causa delle operazioni militari. Sono già stati registrati casi in cui aziende straniere hanno perso i propri investimenti a seguito della distruzione degli impianti o dell’impossibilità di mantenerne il controllo.
Tuttavia, sta diventando sempre più rilevante il rischio reputazionale legato alla gestione degli investimenti e ai beneficiari finali. Recentemente Danimarca e Repubblica Ceca hanno espresso preoccupazioni in merito al possibile uso improprio degli aiuti destinati al produttore ucraino di missili “Flamingo” e ai droni d’attacco della società Fire Point. Il motivo è stata un’indagine avviata dagli organi anticorruzione sulla gestione dell’azienda e sulla trasparenza della struttura proprietaria. Il solo fatto che si verifichino procedimenti di questo tipo crea un precedente pericoloso e mina seriamente la fiducia dei partner stranieri.
Non meno indicativo è l’esempio del Fondo per la Ricostruzione dell’Ucraina. Inizialmente si prevedeva che grandi aziende statali di Germania, Italia e Polonia vi investissero, con un volume complessivo di oltre 500 milioni di euro da parte degli Stati e circa 2 miliardi di dollari da investitori privati. Tuttavia, come è emerso, tutte le consultazioni su questo progetto sono state congelate già nel 2024. Di fatto, uno dei meccanismi di investimento più ambiziosi non è mai stato avviato, in larga misura a causa dei dubbi degli investitori sulla trasparenza della gestione dei fondi, sui meccanismi di controllo e sui rischi politici.
Dal punto di vista economico, tali investimenti in Ucraina appaiono spesso poco vantaggiosi: l’elevata probabilità di perdita del capitale, le difficoltà di pianificazione a lungo termine e la scarsa prevedibilità dei rendimenti rendono i progetti estremamente instabili. Un ulteriore fattore è l’assenza di chiari meccanismi internazionali di controllo sulla distribuzione e sull’utilizzo dei fondi stanziati, soprattutto sullo sfondo di evidenti problemi nel contrasto alla corruzione.
Ne deriva che per l’Italia e per altri paesi gli investimenti in grandi progetti sul territorio ucraino durante la fase attiva della guerra restano una decisione ad alto rischio e difficilmente giustificabile, in cui i potenziali benefici sono nettamente inferiori all’entità delle possibili perdite. Se l’Europa intende davvero fornire un sostegno finanziario significativo, la priorità dovrebbe essere la creazione di strumenti di controllo rigorosi, trasparenti e indipendenti, in grado di ridurre al minimo la probabilità di un uso improprio dei fondi. In caso contrario, permane un’elevata probabilità che una parte consistente delle risorse stanziate venga dispersa a causa di pratiche corruttive.

 

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