De Magistris e il PD

di Salvatore Penzone - Napoli - 01/07/2014

Sono napoletano e ho votato, a suo tempo, per un Sindaco fuori dagli schieramenti politici. Ma posso capire la scelta di De Magistris. Il nostro è un Sindaco che si è sempre schierato senza mezzi termini a difesa dei Beni Comuni e ha ostacolato con determinazione la politica delle privatizzazioni.
Purtroppo come dimostrano varie vicende, tra le quali quella del San Carlo, il Sindaco si è trovato solo in questa lotta. Il principale fautore di una politica tesa a privatizzare i beni comuni è da sempre il centro sinistra che ha dato corso a vere e proprie svendite del patrimonio pubblico a favore dei capitali esteri, impoverendo il tessuto produttivo, che veniva in gran parte delocalizzato, mentre i servizi privatizzati, come è successo per l'acqua, subivano aumenti spropositati.
Su questo fronte il PD è una vera macchina da guerra, ben oliata da quei poteri della finanza internazionale che non aspetta altro che le necessarie riforme istituzionali e del lavoro che le consentiranno di entrare sul nostro mercato senza vincoli di sorta, il che significherà anche esuberi, licenziamenti, precariato spinto fino agli eccessi e altre delocalizzazioni che bisognerà accettare perchè come dice Renzi non sono veramente tali. Secondo lui quello di delocalizzare è un processo che internazionalizza le nostre aziende, il che però non cambia di una virgola la realtà delle cose.
Sui provvedimenti che vedranno la realizzazione di questa politica, dice Renzi, non si accetteranno veti, infatti con questo governo il progetto della globalizzazione liberista ha messo il turbo. Tant'è che lui stesso ebbe a dichiarare, poco tempo fa, che il "liberismo è una cosa di sinistra", il che vuol dire, in spiccioli, che lo dobbiamo accettare senza ostacolarlo perché è una realtà di fatto, un destino ineluttabile, qualcosa con cui ci dobbiamo identificare. Infatti ormai quasi non c'è più lo Stato, deve solo vendere quello che resta del patrimonio pubblico, favorire l'acquisto delle nostre industrie private, che ormai sono tutte con l'acqua alla gola, e fare le riforme per attuare un pieno "liberismo", dopo di che sarà messo da parte permettendo ad altre istituzioni di prendere in mano le leve dei singoli stati. Già ora le politiche economiche vengono stabilite dalla trica FMI, BCE, UE, vedi le politiche di austerità imposte ai vari paesi.
La strategia del sindaco, quella di mettersi dalla parte del più forte per riuscire a strappare qualche concessione è comprensibilissima. Temo però che non potrà avere gli esiti che il Primo Cittadino si aspetta. Potrebbe, forse, essere vincente una strategia di riunificazione delle forze della cittadinanza attorno a rivendicazioni su cui anche gli altri comuni del territorio nazionale si possono ritrovare, denunciando e ostacolando tutti insieme le politiche di austerità e le privatizzazioni. Tutto questo partendo dall'assunto che il debito pubblico lo si può ripagare solo con la crescita, facendo ripartire l'economia e non imponendo politiche di austerità.
Le istituzioni bancarie private a cui gli stati chiedono i prestiti adottano, invece, la logica dello strozzinaggio: sul debito ti faccio interessi così alti da non consentirti più di ripagarlo, dopo di che mi prendo l'azienda o l'attività commerciale per la quale hai chiesto il prestito e requisisco anche tutti gli altri tuoi beni.
Approfitto per fare presente al Sindaco che la qualità dei servizi diventa essenziale, anche se non decisiva, per contrastarne la privatizzazione. Questo a fronte del fatto che la strategia largamente in uso ha visto l'attuazione di una politica di impoverimento della qualità da essi fornita in modo da preparare il terreno alla sua svendita.

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