Le verità del videomessaggio

di Domenico Gallo - 21/09/2013
E' vero la magistratura è un contropotere dello Stato. Laddove questo contropotere dello Stato non esiste, non esistono limiti al potere dei decisori politici, che possono agire fuori dalla legalità senza subire condizionamento alcuno

ll Videomessaggio con il quale Berlusconi ha annunciato la resurrezione di Forza Italia ed ha rovesciato sulla testa di milioni di persone la sua dottrina salvifica è stato oggetto di svariati commenti. Molti commentatori hanno messo in evidenza la sequela di falsità attraverso le quali il Cavaliere tesse la trama della grande menzogna, da lui utilizzata come “instrumentum regni”.
Poiché le bugie del “discorso alla nazione” sono state sufficientemente smascherate, è importante comprendere cosa c’è di vero nel messaggio di Berlusconi, quali sono le verità e quali verità emergono dietro le menzogne.
Indubbiamente Berlusconi dice la verità quando sostiene che la Magistratura si è trasformata in un contropotere dello Stato. E’ proprio così, e così dev’essere alla luce del disegno costituzionale!
La Costituzione ha dato piena attuazione al principio della divisione dei poteri. L’Autorità giudiziaria è stata istituita come potere di garanzia, dotato di robuste guarentigie per consentirgli esercitare la funzione che le è propria: quella di assicurare un effettivo controllo di legalità nei confronti dell’esercizio dei poteri (pubblici e privati) e quindi la supremazia della legge nel quadro dello Stato di diritto. Ciò al fine di impedire che coloro che esercitano dei poteri, sciogliendosi dal rispetto delle regole, possano calpestare i diritti inviolabili dei cittadini o mettere a rischio i beni pubblici repubblicani che la Costituzione ha irrevocabilmente consegnato al popolo italiano.
Pertanto l’esercizio indipendente della funzione giudiziaria da parte della magistratura, proprio perché non è soggetto alla guida del potere politico, costituisce un vero e proprio contropotere dello Stato, che inevitabilmente condiziona l’esercizio degli altri poteri costringendoli a non superare le colonne d’Ercole della legalità.
Laddove questo contropotere dello Stato non esiste, non esistono limiti al potere dei decisori politici, che possono agire fuori dalla legalità senza subire condizionamento alcuno. Tanto per fare un esempio, il presidente Siriano Assad può ordinare alla polizia e all’esercito di sparare su manifestanti pacifici e far fucilare quei soldati che si rifiutano di adempiere a simili ordini, perché in Siria, come in tutti gli ordinamenti dittatoriali, non esiste un contropotere dello Stato.
Pertanto laddove c’è divisione dei poteri, la magistratura è contropotere dello Stato.

In Italia più che con Berlusconi, che è stato processato per vicende commesse come privato cittadino, la magistratura ha agito come contropotere dello Stato per reprimere gli abusi commessi dai poteri pubblici, per es. censurando l’inconcepibile pestaggio collettivo della scuola Diaz e le torture inflitte nel carcere di Bolzaneto in occasione delle vicende del G8 a Genova nel luglio del 2001, nonché smascherando l’illegalità della pratica delle extraordinary renditions attraverso i processi per il rapimento di Abu Omar.
Quindi la magistratura è contropotere dello Stato e ciò avviene in adempimento di una missione che gli è stata affidata con la Costituzione a tutela dei diritti fondamentali.
Quando Berlusconi denuncia lo scandalo del “potere diviso”, ci comunica due verità: la prima è che la magistratura è un contropotere perché è indipendente, la seconda è che nel pensiero di Forza Italia questa situazione è una malattia a cui bisogna porre rimedio.
Nella storia d’Italia c’è stato un altro Cavaliere che la pensava esattamente come lui. Le cronache dell’apertura dell’anno giudiziario del 1940 ci raccontano di una cerimonia celebrata a Palazzo Venezia. Qui confluirono duecentocinquanta alti magistrati, tutti in uniforme del P.N.F. per rendere omaggio al Duce. Dopo aver ricevuto un tripudio di acclamazioni, concluso da un rimbombante “a noi”, il Duce così si espresse: “nella mia concezione non esiste una divisione dei poteri nell’ambito dello Stato (..) nella nostra concezione il potere è unitario: non c’è più divisione di poteri”.
Del resto quale sia il modello di governante che piace a Berlusconi ce l’ha detto lui stesso, qualche anno fa, nel corso di un dibattito pubblico alla presentazione di un libro di Bruno Vespa sui precedenti Presidenti del Consiglio: «Tra tutti gli uomini di cui si parla in questo libro c’è un solo uomo di potere, ed è Mussolini. Tutti gli altri, poteri, non ne hanno, hanno solo guai. Credo che se non cambiamo l’architettura della Repubblica non avremo mai un premier in grado di decidere, di dare modernità e sviluppo al Paese» (Corriere della Sera, 12/12/2007).
L’ultimo videomessaggio ci conferma che il modello politico di Berlusconi non è cambiato, anzi ci ribadisce che al primo posto, non ci sono le tasse ma l’esigenza di cambiare l’architettura dei poteri, perché nella sua concezione, come in quella del Cavaliere che l’ha preceduto, il potere è unitario.
Il passaggio a nord-ovest per cui il Cavaliere ci ha chiesto di scendere in campo è quel passaggio che porta dalla democrazia alla dittatura.
Il Videomessaggio, bisogna saperlo leggere; è un documento importate perché in mezzo a tante menzogne fa splendere una verità: ci comunica la verità della sostanza politica di cui è fatta Forza Italia.

 

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