Trattati-tappo

di Massimo Marnetto - 04/02/2017

Tu ferma chi vuol venire in Italia e noi chiudiamo un occhio - anzi due - sulle violazioni dei diritti umani nei tuoi lager.


Questo fu il patto - non dichiarato, ma attuato - tra Berlusconi e Gheddafi e oggi replicato tra Gentiloni e Fayez Mustafa al-Serraj, con tanto di teste dei leader europei che annuiscono di soddisfazione, prima del "cheese" per la foto di gruppo a Malta. Che fine ha fatto lo slogan destro-legista aiutiamoli a casa loro? E i progetti di sviluppo europei per rimuovere le cause delle migrazioni? Nulla, se non vaghi riferimenti - nel patto con al-Serraj - al coinvolgimento di imprecisate Ong e una spruzzatina di Unhcr per coprire con una patina umanitaria un'iniziativa di brutale detenzione illegale dei migranti. Che proprio la Unhcr ha stimato per un 45% aver diritto di asilo.

In questo, l'Europa è più elegante di Trump. Lui vuol erigere dei volgari muri di mattoni, mentre la UE li fa con i milioni. 

Quelli che già paga alla Turchia per "ospitare" chi arriva da est e che è disposta  - se rimborserà l'Italia - a erogare alla fazione di Fayez Mustafa al-Serraj. La critica dei pragmatici è sbrigativa: ragazzi, bando agli scrupoli e mettiamo un tappo a questa invasione. Dichiarazione orecchiabile, ma falsa. Perché i trattati di trattenimento sono un palliativo a brevissimo termine ed espongono al ricatto (Erdogan docet). L'unica soluzione è un piano pluriennale - ben più impegnativo ma efficace - per la rimozione delle cause delle partenze nelle nazioni di origine dei flussi. Tra le quali emerge il degrado sociale e ambientale generato dallo sfruttamento delle multinazionali.  Cioè, un mutamento culturale dell'Occidente, dove la politica riprenda il controllo del profitto. E che veda nel rispetto delle popolazioni più deboli non solo una scelta etica, ma la prevenzione delle migrazioni.

Insomma, più che trattati-tappo, occorre vera cooperazione internazionale e una vera prevenzione sulle multinazionali.
Perché dopo i disastri, nessun uomo può imporre ad un altro uomo di morire di fame, di violenza, di guerra. 
Nessun trattato può vietare la sopravvivenza.

Massimo Marnetto

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