A bocca asciutta

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 20/11/2009
Il vertice della FAO si chiude con un nulla di fatto

Nel nostro pianeta ogni 17 secondi un bambino muore di fame. Ma questo ai signori del mondo non sembra abbastanza importante da prendere impegni precisi. Non si capisce a questo punto perché si sia tenuto un vertice della FAO, cosa si sono riuniti a fare, se non è stato deciso nulla, né sono stati stanziati fondi per arginare la fame nel mondo. Giusto per dire che stanno facendo qualcosa, tanto per far vedere quanto sono umani, per dare un alibi alla coscienza sporca, come facciamo tutti noi quando diamo una monetina a un disperato e poi ci dimentichiamo di lui appena svoltato l’angolo.

Ma in questo caso i leader di tutti i paesi non hanno fatto nemmeno questo gesto di buona volontà: tantissimi non hanno partecipato al vertice, così il direttore generale della FAO, Jacques Diouf, chiudendo i lavori del summit mercoledì 18 novembre alzando le braccia ha detto: «Avrei auspicato che tutti i paesi presenti al vertice – 182 Stati oltre all'Unione europea – fossero rappresentati dai loro leader...Se non ci sono i capi di Stato e di governo, che possono coordinare gli sforzi, se non sono qui a discutere degli aiuti allo sviluppo e delle problematiche ad essi correlati, riduciamo la soluzione al solo livello tecnico», mentre la lotta alla fame «è un problema sociale economico e finanziario e oserei dire culturale».Quindi ha chiuso costernato «Con mio rammarico, devo constatare che questa Dichiarazione non contiene né gli obiettivi quantificati, né le scadenze precise che avrebbero permesso di meglio seguire la loro realizzazione». In ogni vertice internazionale dove esiste la regola dell'unanimità, «basta che uno dica "no" per impedire che si raggiunga un livello più alto nel dibattito: vediamo infatti quanto sta accadendo alle trattative sul clima nella prospettiva di Copenhagen ...”. Poi ha aggiunto amaro «Pensate al G-8 dell'Aquila, che ha concordato di mettere a disposizione 20 miliardi di dollari, ma bisognerà vedere se questi fondi si materializzeranno».

Non ha torto ad essere così sfiduciato, lui che ha iniziato il vertice con uno sciopero della fame. Intanto sono spariti dal documento finale i 44 miliardi che lui stesso aveva voluto inserire, perché necessari ad affrontare e risolvere almeno in gran parte il problema, ma nel documento non esiste nemmeno una indicazione riguardo ai tempi necessari a raggiungere gli obiettivi per sradicare la piaga della fame dal mondo.

Un vertice freddo, in cui la ritualità ha sostituito l’impegno e l’umanità.

Ben diverso era stato l’incontro di Terra Madre, l’anno scorso a Torino. L’associazione internazionale “Slow food” ha creato una rete mondiale di piccoli produttori, associazioni di cittadini, cuochi, agricoltori, allevatori, etc. che sono confluiti in questo più grande contenitore che appunto si chiama Terra Madre e raccoglie partecipanti di oltre 150 paesi nel mondo.

L’obiettivo è il cibo per tutti, che dev’essere buono, pulito e giusto. “ Buono: una dieta quotidiana fresca e saporita che soddisfi i sensi e faccia parte della nostra cultura locale; pulito: prodotto senza danneggiare l'ambiente o la salute dell'uomo; giusto: che garantisca ai produttori condizioni e guadagni equi e ai consumatori prezzi accessibili.”

Questo obiettivo si basa, è evidente, sulla difesa della biodiversità, cioè delle specie locali cancellate da una omologazione demenziale ma non casuale, dovuta alla brevettazione dei semi. Di cosa parlo? Di qualcosa che sta orrendamente sfigurando la Natura, attentando alla nostra salute e alla nostra vita, distruggendo l’agricoltura e l’allevamento nel mondo. Parlo di una appropriazione assurda da parte di 6 società mondiali, che hanno brevettato semi di piante e addirittura di razze di animali. Per quel che riguarda le piante il discorso è legato agli ogm ( gli organismi geneticamente modificati) che non hanno più semi e non si riproducono, sono sterili, così noi ogni volta che vogliamo piantare anche un pomodoro o un po’ di basilico dobbiamo rivolgerci a loro e comprare i loro semi, pagando un brevetto che dovrebbe appartenere all’Umanità tutta.

Lungo il corso del ‘900 abbiamo perso oltre l'80% della biodiversità alimentare: un terzo delle specie bovine, ovine e suine autoctone sono oggi estinte o in pericolo di estinzione; 300.000 specie vegetali sono estinte e continuiamo a perderne una ogni sei ore. Tutto è stato omologato e trattato con sostanze che spesso hanno moltiplicato i casi di tumore nell’uomo.

Non basta: i popoli più ricchi hanno comprato le terre migliori nelle zone più povere, destinandole a monoculture (come in Africa le banane e il caffè), che servono ai nostri mercati, a discapito dell’agricolture di quelle terre e condannando quelle popolazioni alla fame. L’esempio più eclatante è quello dell’Argentina: nei primi anni ’90 l’agricoltura fu indirizzata verso un sistema intensivo, completamente dedicato alla soja transgenica, lasciando l’allevamento e ogni altra attività su terre marginali. Risultato: le campagne sono state trasformate dalla società Monsanto ( una delle 6 che hanno i brevetti dei semi) in lande disperate dove cresce solo soja a perdita d'occhio. Stiamo parlando di 15 milioni di ettari, molti strappati a terre vergini, che danno 44 milioni di tonnellate di soja l'anno, per il 98% esportata soprattutto in Europa per l'allevamento del bestiame. La cosa più agghiacciante è che l’Argentina non consuma soja.

Come se non bastasse stanno privatizzando l’acqua un po’ dovunque nel mondo, dunque fra non molti anni ci saranno poche persone che, attraverso società multinazionali, possiedono tutto, anche la nostra vita e il nostro futuro e che possono darci o toglierci il pane e l’acqua.

Ma non tutti stanno a guardare in silenzio questo sfacelo: c’è una donna indiana coraggiosa: Vandana Shiva, che da anni combatte una battaglia contro gli ogm, e che a questo proposito ha detto «I semi sono il principio di tutto, il primo anello della catena alimentare, segno della diversità biologica e garanzia di sicurezza alimentare per gli agricoltori. Ma i semi sono stati colonizzati: ridotti a merce brevettata da ricomprare ogni anno, una risorsa rinnovabile trasformata in merce non rinnovabile, fonte di povertà e indebitamento degli agricoltori e della terra».

In India questa condizione di dipendenza ha portato il paese a una situazione insostenibile: da quanto ha denunciato Vandana Shiva migliaia di piccoli agricoltori si stanno suicidando, anzi per la precisione dal 1997 al 2007 sono 182.936 gli agricoltori che si sono uccisi. Una ecatombe di proporzioni bibliche di cui nessuno sta parlando.

Il numero dei suicidi nei cinque anni che vanno dal 1997 al 2001 è stato di 78.737 unità (ovvero una media di 15.747 suicidi l’anno). Lo stesso indice nel quinquennio che va dal 2002 al 2006 è stato di 87.567 (cioè 17.513 suicidi in media all’anno). Ciò significa che nei cinque anni successivi al 2001, in media ogni 30 minuti un agricoltore, o una contadina, si sono tolti la vita. Sono numeri che ci lasciano interdetti. Ma perché tanti suicidi? Qual è il motivo? Vandana Shiva accusa le multinazionali dei semi Cargill e Monsanto di essere la causa dell’indebitamento dei contadini, anche attraverso il rialzo del costo dei semi (soprattutto dei semi di cotone geneticamente modificati), quello di pesticidi e fertilizzanti che hanno costretto i contadini a contrarre debiti sempre maggiori, spingendo svariate migliaia di loro a darsi la morte bevendo gli stessi pesticidi che li hanno portati alla bancarotta.

E in Italia?

La regolamentazione del movimento dei semi che si applica in Italia, la stessa per tutte le nazioni europee, mette praticamente fuorilegge ogni seme non iscritto ai registri delle varietà ammesse alla vendita istituiti fin dal 1970. Ma con il passare degli anni dalla istituzione di questi registri, le leggi sono gradualmente diventate più restrittive al punto da non permettere nemmeno lo scambio gratuito di semi fra produttori. Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 9 maggio 2001 rende in effetti impossibile ogni cessione o movimento di semi non registrati.”

In soldoni vuol dire che anche da noi i contadini non si possono più scambiare i semi, come ha fatto l’Umanità intera fin dai suoi albori, ma siamo costretti a comprare i semi dalle multinazionali. Ma ci rendiamo conto di questa follia?Ma ci rendiamo conto della tragedia che sta vivendo il mondo intero, per l’avidità di pochi? Della povertà, della fame, del degrado ambientale, della perdita di migliaia di specie che stanno impoverendo e sconvolgendo l’ecosistema del nostro pianeta?

Il problema è grave e per affrontarlo ci vogliono persone preparate, aperte e soprattutto politically correct. Le abbiamo? Qui in Italia qualche dubbio ci resta, con un ministro come Zaia, leghista e antimeridionalista, che voleva perfino spostare la sede dell' Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare da Foggia a Verona.Un leghista che certamente e volutamente ignora che se il settore agricolo in Italia è uno dei pochi economicamente solidi, lo deve alla presenza e al lavoro, sia come agricoltori che come manodopera, degli extracomunitari. Forse però possiamo sperare nell’America di Obama e augurarci che la signora Michelle Obama pianti verdure non geneticamente modificate nel giardino della Casa Bianca perché crede veramente in questa battaglia di civiltà, e non per fare mera demagogia, visto anche che la ricerca sugli organismi geneticamente modificati è cominciata proprio negli Usa con la Fondazione Rockfeller, negli anni 20 del 1900.

Non solo: ma è proprio il governo americano di Bush che, oltre alla guerra, ha imposto all’Iraq un sistema agricolo dominato da agroalimenti transgenici. Il fatto che l’agricoltura e le colture cerealicole abbiano avuto inizio proprio in Mesopotamia 8000 anni prima di Cristo e che quella antica civiltà abbia trasmesso gratuitamente al mondo occidentale la sua sapienza agricola, civilizzandolo e regalandogli i suoi semi, rende la cosa ancora più grottesca.

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Molte sementi naturali dell’Iraq prima della guerra erano conservate in una banca delle sementi ad Abu Ghraib, la città delle torture. Questa banca fu completamente distrutta dai bombardamenti americani, probabilmente di proposito. È stata una fortuna ( o forse una saggia precauzione) che il governo iracheno prima dell’invasione americana avesse inviato le sue sementi in Siria, dove oggi sono catalogate e in salvo. Dunque vogliamo credere che la scelta della signora Obama sia un segnale preciso di una inversione di rotta della politica americana in senso ecologico, che potrebbe essere determinante per il futuro del pianeta.

Infatti è vero quello che diceva lo statista americano Henry Kissinger “Se controlli il petrolio, controlli le nazioni, se controlli gli alimenti, controlli i popoli”.
Intanto noi aspettiamo il Terra Madre day per il 10 dicembre prossimo: hai visto mai che serva a svegliare qualcuno....

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