CARISSIMA MARIASTELLA

di Federica Spinozzi - 10/09/2010
Lettera aperta alla Gelmini

Carissima Mariastella,

prosegue la nostra corrispondenza perché, con tanta umiltà e rispetto, penso che hai proprio bisogno ogni tanto di ragionare e confrontarti con chi sta in classe, con chi lavora nel mondo della scuola. Per non perdermi in preamboli inutili vengo subito alla questione che mi ha spinto di nuovo a prendere carta e penna: Mike Buongiorno, che hai dichiarato “dovrebbe stare nell’ora di educazione alla cittadinanza perché è stato un buon cittadino”, e “Bravo bravissimo” emblema delle nostre attività didattiche.
Premesso che non ho nulla contro Mike Buongiorno, pur non conoscendo appieno il suo impegno sociale e civile, essendo per me, e penso per la maggior parte degli Italiani, solo un personaggio televisivo, confesso che ho provato un certo fastidio e imbarazzo leggendo le tue dichiarazioni. Tu stessa lo hai definito “una figura indelebile nella nostra quotidianità di telespettatori” e non riesco a comprendere in che modo “alla vigilia delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia la scuola deve ricordare Mike Bongiorno”: dove lo collochiamo il povero Mike?
Poi l’imbarazzo ha lasciato spazio all’indignazione, nel momento in cui ricordando la trasmissione “Bravo, bravissimo” è stato proposto di tradurla in attività trasversale in aula, dove, secondo l’indicazione del prof. Aldo Grasso, si consiglia di introdurre la televisione con tanto di videoregistratore. Ma stai attenta e ricordati gli ordini di Tremonti & company: non devi sprecare denaro, anzi devi sottrarre fondi alla scuola perché le casse languono e rischiamo la bancarotta! Beh, una volta tanto sto con Tremonti: non buttare soldi dalla finestra comprando televisori e strumenti connessi, perché i nostri ragazzi hanno la testa e la vita piena di TV, hanno bisogno di altro, hanno sete di educazione, di accoglienza, di cultura, di creatività, di una scuola viva e propositiva, non di essere parcheggiati davanti alla scatola-video!
Se i soldi che ti spettano li devi spendere così, lascia stare: ti ricordo che ci sono scuole dello Stato che non hanno neppure la carta igienica! A parte le questioni economiche e le spese da sostenere, capitolo ampio, difficile e bollente in queste settimane, vorrei riflettere con te sul modello “Bravo, bravissimo”. Ti confesso subito che non ho mai tollerato quella trasmissione nella quale i bambini diventavano oggetto di adulti megalomani e mostrati come un cane o un gatto ad un concorso di bellezza e di acrobazie.
Per questo ho sempre cercato di evitare ai miei figli la visione di quella trasmissione e, quando è capitato, l’ho criticata insieme a loro evidenziando i molteplici aspetti negativi, ben comprensibili anche in tenera età. Ma proporre questo modello a scuola!? E’ veramente troppo! Allora è proprio vero che dietro il vostro motto “l’amore vince l’odio” c’è solo arrivismo, discriminazione, concorrenza sleale, razzismo subdolo! Sono realtà allora le numerose vignette che mostrano Silvio Berlusconi far uso della Carta Costituzionale in bagno? Dove è finito il diritto allo studio? Come si realizza l’impegno dello Stato a rimuovere ogni ostacolo alla piena realizzazione di tutti i ragazzi secondo le proprie inclinazioni? La scuola per voi è solo un’officina che immette sul mercato pezzi perfettamente riusciti e scarta tutto il resto? Selezionare e potenziare debbono essere gli unici obiettivi del nostro essere insegnanti?
Il nocciolo della questione è sempre lo stesso; la realtà è evidente e non possiamo non esprimere il nostro disappunto, la nostra indignazione come genitori, come insegnanti, come Italiani. Per concludere, in nome della libertà di insegnamento, ci tengo a dirti ufficialmente che farò di tutto per non creare in classe un clima competitivo e discriminatorio; inoltre boicotterò ogni corso di formazione che vada in questa direzione. Certo, a pensarci bene, il tuo mestiere è proprio complesso, snervante e a volte avvilente, ma, se permetti un consiglio, prova a cambiar rotta, prova a pensare non solo ai primi della classe, ai figli dei ricchi, dei colti, ma a quei ragazzi in difficoltà, che vivono qualche forma di disagio: stare dalla loro parte è gratificante, ti arricchisce, ti offre una visione nuova della vita, te lo assicuro. Provaci! Io ci spero! Noi insegnanti siamo i pionieri della fiducia, delle aspettative, perché passiamo la vita tra i più piccoli, che per natura sono il simbolo della speranza. Se ti butti sarò dalla tua parte e ti scriverò una lettera ben diversa. Buon cammino!

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