Crisi, ghe pensi mi

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 16/11/2010

Tanto più sente l’isolamento e la corsa a riposizionarsi prima che sia troppo tardi di quasi tutti, esclusi ovviamente Bondi, la Santanché, La Russa e Gasparri, più l’ex padrone di una maggioranza in dissoluzione, pretende di imporre la sua road map farlocca e vuole decidere in quale ramo del parlamento debbano discutersi e votarsi le mozioni, indipendentemente dal particolare non secondario che quella di sfiducia è già incardinata alla Camera.

Ma non basta sostituirsi ai presidenti di Camera e Senato; materializzandosi in audio in una assemblea di fedelissimi a Milano ha anche rivendicato platealmente le funzioni del Presidente della Repubblica dando per scontato, contro prassi, ragionevolezza e dottrina costituzionale che data la sua supposta tenuta al Senato è più che sufficiente sciogliere solo la Camera.

Insomma la Costituzione di Arcore impone che il Capo dello Stato deve regolarsi secondo le aspettative di Silvio, Quagliariello, Stracquadanio, Cicchitto e dunque per stoppare preventivamente qualsiasi tentazione di “ribaltone” deve addirittura sciogliere una sola Camera, ipotesi verificatasi solo una volta nel 1953 e prevista dall’articolo 88 Costituzione logicamente non in caso di manifesta crisi politica ma solo per sopravvenuta impossibilità di legiferare di uno dei due rami del parlamento. Per puro esercizio di memoria quando un problema analogo di maggioranza nel 2008, in quel caso solo al Senato, si era verificato per il centrosinistra di Prodi che non si è arrampicato sugli specchi e almeno pubblicamente non ha gridato ai complotti e alle congiure, i templari di Arcore avevano stigmatizzato l’ipotetico scioglimento di uno dei due rami del parlamento semplicemente come “eversivo”.

Come annunciato, la materializzazione inoppugnabile della crisi si è concretizzata ufficialmente con il ritiro della delegazione di FL dal Governo: il ministro Urso ha detto testualmente che “è venuto meno il rapporto fiduciario”.

Lo stesso Fini parlando in veste istituzionale accanto al capo dello Stato ha denunciato ancora una volta lo smarrimento del senso di dignità, responsabilità e dovere che dovrebbe essere proprio delle classi dirigenti e della politica ai massimi livelli. E in serata ospite di Fazio nell’elenco dei valori della destra ha messo in cima alla lista la legalità e ha ribadito che l’uguaglianza di tutti davanti alla legge deve essere garantita dallo Stato.

Principi e considerazioni scontati per qualsiasi leader di qualsiasi schieramento di qualsiasi paese civile e democratico che in Italia valgono ai Futuristi l’accusa di tradimento, di complottismo, di golpe, e la consegna di scatenare soprattutto in Senato dove i numeri sono più favorevoli a Berlusconi, una vera e propria caccia all’untore che osa mettere in crisi il Governo e magari persegue anche il disegno criminoso di tentare il cammino molto rischioso di una maggioranza di transizione per andare a votare con una nuova legge elettorale.

Certo vedere i volti lividi dei tre coordinatori, sotto la pioggia battente dopo il vertice di Arcore che per bocca di Bondi hanno ribadito per l’ennesima volta il patto di ferro con Bossi, hanno denunciato il voltafaccia di Fini e hanno rivendicato l’investitura popolare come se fossero effettivamente vittime di un tentativo di golpe ha dato materialmente il senso di tre megafoni di uno strapotere che è imploso. E la ridda di dichiarazioni dei pasdaran che per accreditarsi fino all’ultimo come i più strenui difensori del grande capo denunciano come fa Straquadanio, già teorizzatore del “metodo Boffo” per Fini, le reali o presunte freddezze dei ministri del cuore, Alfano, Gelmini, Frattini, in realtà molto defilati, come la risposta indignata di Berlusconi che le liquida come “accuse così gravi da non prenderle nemmeno in considerazione”, tutto questo cortocircuito conferma lo stato di guerra di tutti contro tutti in quello che fu il partito personale più blindato e più asservito dell’occidente.

Poi è bastato che uno che per oltre un decennio sembrava non avere altra vocazione che fare per sempre“ il maggiordomo” di Arcore alzasse un dito e dicesse “Che fai? Mi cacci” e che i suoi si impuntassero su processo breve, intercettazioni, impunità sine die ecc, e come per incanto il maleficio si è spezzato; sempre che ottusità bipartisan, personalismi, e sindrome permanente da Armata Brancaleone non rianimino ancora una volta il Fantasma delle Libertà.

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